Djokovic espulso dall’Australia: la sentenza respinge il ricorso
Novak Djokovic ha perso il suo ricorso contro la decisione dell’Australia di cancellargli il visto. Il 34enne serbo numero 1 del tennis mondiale sarà espulso dal Paese e non potrà difendere il suo titolo all’Australian Open.
Dopo le notizie emerse sugli errori nella domanda per il visto di Djokovic, la Corte federale dell’Australia ha espulso il tennista, non vaccinato contro il Covid. Ora rischia un divieto di ingresso nel Paese di tre anni. Alle 12.30 italiane lascerà il continente, destinazione Dubai.
Djokovic:«Collaborerò con le autorità competenti»
«Sono estremamente deluso dalla sentenza della Corte che ha respinto la mia richiesta, il che significa che non posso rimanere in Australia e partecipare agli Australian Open. Ora mi prenderò un po’ di tempo per riposarmi e riprendermi, prima di fare ulteriori commenti. Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti in relazione alla mia partenza dal Paese. Mi dispiace che l’attenzione delle ultime settimane sia stata su di me e spero che ora possiamo concentrarci tutti sul gioco e sul torneo che amo».
Il governo australiano
«Una decisione presa per motivi di salute e sicurezza, nell’interesse pubblico degli australiani. Così si è deciso di mantenere forti i nostri confini e proteggere la popolazione», ha dichiarato il primo ministro australiano Scott Morrison. A lui si è unito il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke:«La decisione della Corte conferma la mia. Le forti politiche di protezione delle frontiere australiane ci hanno tenuti al sicuro durante la pandemia. Gli australiani hanno fatto grandi sacrifici per arrivare a questo punto e il governo è fermamente impegnato a proteggere questa posizione».
«Novak può tornare a testa alta»
Per il presidente serbo Aleksandar Vucic, Novak Djokovic può tornare a testa alta nel suo Paese:«Quelli che pensano di aver affermato dei principi hanno dimostrato di non avere principi. Hanno maltrattato un tennista per dieci giorni per poi prendere una decisione che conoscevano dal primo giorno. Le autorità australiane stanno semplicemente mentendo. Dicono che in Serbia meno del 50% delle persone è vaccinato quando la percentuale è del 58%, un numero maggiore di molti altri Paesi europei. È un argomento inutile, ma è stato utilizzato in questa performance orwelliana».
Dubbi sul divieto di ingresso in Australia per i prossimi tre anni
Djokovic dopo la sentenza è tornato al famigerato Park Hotel. Secondo quanto riportano i media australiani The Age e The Sydney Morning Herald lascerà l’Australia alle 22.30 locali (le 12.30 italiane) con un volo destinazione Dubai. Restano però dubbi sul suo futuro possibile rientro in Australia. Una sentenza di questo tipo, solitamente, porta con sé un divieto di ingresso in Australia per tre anni: un enorme ostacolo per il sogno di Djokovic di conquistare il Grande Slam, vincere cioè in un anno solare tutti e 4 i trofei principali del tennis mondiale: Australia, Parigi, New York e Wimbledon.
L’udienza nella notte, la posizione di Djokovic
Il tennista, nella mattinata australiana — quando in Italia era ancora la serata di sabato — aveva lasciato il Park Hotel, la struttura per rifugiati dove era stato condotto dopo la prima revoca del visto. Raggiunto gli studi dei suoi legali, Djokovic ha provato a ribadire la sua posizione. Nick Wood, uno degli avvocati del campione, ha contestato che il ministro non abbia cercato le attuali opinioni del suo assistito a proposito della vaccinazione, riferendosi invece al pensiero del serbo dell’aprile del 2020, quando non c’era ancora un vaccino contro il Covid. «Il governo non sa quali siano le attuali opinioni del signor Djokovic», ha spiegato Wood, specificando che mai Djokovic aveva fornito sostegno ai no vax.
La risposta della corte
L’avvocato Stephen Lloyd, in rappresentanza del ministero dell’immigrazione, in risposta ai legali di Novak ha sostenuto che non ci sarebbe stato nulla a suggerire a Djokovic di non vaccinarsi nell’ultimo anno, tenendo presente comunque della positività al Covid certificata con tampone effettuato in Serbia il 16 dicembre. «Il ministro dell’immigrazione ha il diritto di presumere che quella di non vaccinarsi sia stata una sua scelta, e non è mai stato presentato materiale sufficiente o alcuna affermazione che il richiedente avesse altri motivi medici per non essere vaccinato — ha spiegato Lloyd —. L’avvocato ha poi aggiunto che la percezione che Djokovic potesse opporsi alla vaccinazione era sufficiente per incitare gli altri no vax del Paese, affermando che l’apparente disprezzo del serbo per le regole anti Covid avrebbe portato già con sé il rischio che altri potessero emulare le sue azioni e ignorare le leggi australiane in tema di salute pubblica.
La sentenza
La sentenza è arrivata alle 7.45 italiane (le 17.45 in Australia) di domenica 16 gennaio dalla Corte federale australiana. Con una decisione unanime i giudici James Allsop, Anthony Besanko e David O’Callaghan hanno respinto il ricorso di Djokovic. Le motivazioni saranno pubblicate in seguito. I legali di Djokovic non presenteranno un nuovo ricorso e il tennista dovrà pagare anche le spese processuali.
La ricostruzione del caso Djokovic
Il 4 gennaio il tennista annuncia di essere in partenza per l’Australia: ha con sé un’esenzione medica al vaccino che dovrebbe garantirgli l’ingresso nel Paese nonostante le rigide norme locali per fronteggiare la pandemia.
Il visto revocato
Djokovic arriva all’aeroporto Tullamarine di Melbourne in piena notte e viene chiuso in una stanza, sottoposto ad un interrogatorio di oltre sette ore al termine del quale scatta la revoca del visto d’ingresso. Il campione ammette di non essersi mai vaccinato contro il Covid e rivela di essere risultato positivo al virus il 16 dicembre. Ma, come verificabile su Internet e sui social network, nei giorni successivi alla positività il serbo ha partecipato a eventi pubblici, rilasciato un’intervista all’Équipe e si è fatto fotografare in presenza di altre persone . Inoltre emergono errori nella compilazione del modulo d’ingresso, in cui dichiara di non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti l’arrivo in Australia e invece è stato in Spagna. Per Djokovic sarebbe un errore commesso dal suo agente, l’italiano Edoardo Attaldi.
Il Park Hotel in attesa delle sentenze
Djokovic, in stato di fermo, viene trasferito nel centro di permanenza Park Hotel ma i suoi legali presentano ricorso e la prima sentenza del giudice Anthony Kelly è favorevole al campione. Così Novak lunedì sera si sposta a Melbourne Park per allenarsi. La storia però non è finita: a poche ore dalla prima partita degli Australian Open, al via lunedì, arriva la nuova revoca del visto decisa dal ministro dell’Immigrazione e confermata adesso definitivamente dall’ultima sentenza.