
Con ancora addosso le scorie della crisi generata dall’emergenza covid, il popolo italiano e quello dei piccoli commercianti nostrani si sta preparando a ricevere l’ennesima “batosta”. C’è, infatti, nell’aria tanta preoccupazione per prossimi rincari che riguarderanno le bollette di luce e gas legati all’aumento dell’80% del costo del gas naturale. Tale aumento è dovuto principalmente ad una alta richiesta (portata dalla ripresa economica) il cui passo non è tenuto dall’offerta. L’Europa sta limitando le forniture dopo il calo dei flussi dei gas proveniente dalla Russia. Il Governo italiano ha risposto all’aumento del costo del gas con un rincaro del 40% delle bollette luce e gas a partire da ottobre, come del resto aveva già anticipato il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani intervistato da Radio anch’io, su Rai Radio Uno:
«Non è questione di parole, è questione di mercato. È sotto gli occhi di tutti che il gas stia aumentando in maniera costante, ed essendo la materia prima per produrre elettricità ne abbiamo un effetto importante sulla bolletta».
Ma quello delle materie prime energetiche (anche il costo del petrolio, anche se meno velocemente del gas, continua a salire) non è l’unico rincaro che sta togliendo il sonno agli italiani. Si prevedono, infatti, aumenti del prezzo del pane e della pasta. Il motivo? Il costo del grano è salito vertiginosamente così come quello della farina.
L’allarme è stato lanciato dai panificatori napoletani.
«Si sta sottovalutando forse un po’ troppo il problema che rischia invece di assumere proporzioni bibliche. I costi della farina sono triplicati, il valore del gas è alle stelle, sono aumentati pure i costi delle materie per il confezionamento. Si prevede che il pane comune vedrà un costo raddoppiato. Oggi una pagnotta che costa 2 euro arriverebbe ad un prezzo di 4 euro. I consumatori saranno danneggiati così come lo saranno i produttori. Molte attività di panificazione non reggeranno l’urto e saranno costrette a chiudere, di conseguenze tanti lavoratori si ritroveranno a spasso. Si sta puntando sempre più a sostenere l’economia delle multinazionali stroncando quelle delle piccole attività. Si parlo da tanto, troppo, di rilancio economico, ma la verità è che si sta affamando il popolo per dare sempre più potere alle multinazionali che stanno portando avanti una politica di espansione sempre più aggressiva che prima poi porterà alla fine del libero mercato per far posto ad un monopolio. Se le istituzioni non intervengono ora, sarà la fine» spiega Mimmo Filosa, presidente di Unipan Campania.
Il pane è il prodotto alimentare più consumato a Napoli ed in Campania, dove la panificazione rappresenta il fulcro del settore nel mercato italiano. L’aumento dei costi andrebbe così a gravare sui piccoli produttori che rappresentano la fetta più grande del settore che quindi risentirebbe fortemente delle difficoltà di questi. Tutto questo potrebbe condurre ad una vera crisi del mondo della panificazione artigianale (già in emergenza da diversi anni) facendo venire meno l’offerta rispetto alla domanda (sempre molto alta al Sud in generale e soprattutto in Campania) che condurrebbe un ulteriore aumento del prodotto il che, a sua volta, inasprirebbe la crisi della produzione (è il cane che si morde la coda).
In questo scenario “apocalittico” potrebbe accadere che il pane da bene primario diventi bene di lusso oppure che la panificazione artigianale scompaia del tutto cedendo il passo a quella industriale che, senza la concorrenza dei maestri della panificazione, sarebbe ’libera’ di far lievitare sempre più i prezzi dei prodotti oppure proponendo pane di bassa qualità (i cui valori nutrizionali non sarebbero neanche minimamente paragonabili a quelli del pane artigianale) puntando ad un mercato di massa, oppure entrambe le cose.
Certo, in società capitaliste e consumistiche, sono lontani i tempi delle carestie e delle rivolte del pane come quella dell’assalto al forno delle Grucce descritto da Alessandro Manzoni nel XII capitolo de “I Promessi Sposi” (dopo che la commissione nominata dal governatore decide un ulteriore rincaro del prezzo del pane, accresce la rabbia della folla, che dopo aver aggredito un garzone che trasporta il pane saccheggia il forno ‘delle grucce’), ma il campanello d’allarme esiste. L’aumento sconsiderato del costo del pane sarebbe un’ulteriore mazzata alle famiglie e farebbe perdere al pane il suo significato sociale intrinseco improntato sulla semplicità e la condivisione. Governo e Regioni sono chiamate ad intervenire e limitare i danni, salvando il salvabile dell’economia della piccola produzione e delle nostre tradizioni.
di Fabio de Rienzo
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°222 – OTTOBRE 2021
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