
Quando questa tragedia è iniziata e i morti si contavano a migliaia, l’umanità si è stretta nella speranza che questo dramma, alla fine, potesse unirci come uomini; poteva essere possibile, perché il nemico era unico per tutti e tutti eravamo legati a un medesimo destino.
La prima vera crisi del mondo globale aveva bisogno di una risposta globale, di una presa d’atto dell’imprescindibile connessione che esiste tra ogni essere umano, ogni comunità, ogni Paese.
Inizialmente ci sono stati dei segnali di una sensibilità diversa, migliore; una vicinanza che si è cantata dai balconi, la solidarietà tra paesi e una reale vicinanza alle popolazioni più in difficoltà. Finalmente l’Etica e la Morale ponevano la salute pubblica come valore superiore a quello del denaro.
Ma è durato poco: ancora una volta il danaro ed il potere hanno vinto, le case farmaceutiche hanno pensato unicamente al profitto, creando un vera “asta” dei vaccini da parte di singoli paesi; addirittura i singoli Stati hanno creato il turismo del vaccino (covid-free). Nazioni che hanno approfittato del fatto di essere detentori del brevetto. La pandemia ancora in corso ha rivelato, ancora una volta, che a comandare è il potere dei soldi.
E le disuguaglianze non sono mai state così forti. Questo mondo, così, fa davvero paura.
Molto più di un virus.
Altro segnale dell’egoismo dei ricchi, che vogliono essere sempre più ricchi, è venuto dal calcio: l’iniziativa di 12 super-club europei, poi miseramente fallita grazie alla reazione immediata dei tifosi scesi in piazza. Anche in questo settore, che seppure ha delle regole da modificare e non tutte condivisibili, il capitalismo sfrenato vincerà e la forbice delle disuguaglianze continuerà ad allargarsi, anche nello sport più popolare del mondo.
La nostra Italia, infine, dove 500 sindaci del Sud sono scesi in piazza a Napoli il 25 aprile, per rivendicare la giusta e corretta ripartizione dei fondi del Recovery Plan. Anche se Draghi ha rassicurato il Parlamento, temiamo che continui la diseguaglianza tra Nord e Sud, con furberia e arroganza, a danno sempre dei più deboli. Ancora una volta, poveri tra poveri in guerra.
Ringrazio il collega Ettore De Lorenzo per lo spunto di riflessione datomi per questo editoriale.
di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217
MAGGIO 2021
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