
Emanuele Marigliano, medaglia d’oro ai Campionati Europei di nuoto a Madeira, è l’esatta dimostrazione che i limiti possono essere superati. Vivere una gioia così irrefrenabile cercata, voluta e costruita nel tempo per Emanuele è stato sinonimo di riscatto, ma soprattutto un grido alla vita che ognuno di noi può e deve sempre lottare per i propri sogni: perché se ci credi veramente non esistono ostacoli. Ma soprattutto lo sport contribuisce a far esprimere il meglio di sé stessi.
Con la medaglia d’oro al collo e lo sguardo fiero di voler vincere tante altre competizioni di vita, sia che dentro che fuori dall’acqua, ecco che sono riuscita a strappare l’intervista al campione europeo paralimpico:
Lo scorso 16 maggio hai vinto la medaglia d’oro ai campionati Europei di nuoto a Madeira, in Portogallo nella specialità 50 metri rana. Cosa ricordi di quel momento?
«Posso dirti, adesso che è passato un po’ di tempo e sto metabolizzando quei giorni riesco più a ricordare tutte le emozioni vissute. Nei giorni precedenti alla gara, ricordo con piacere l’euforia e le aspettative che si sono create attorno a me. E questo mi ha fatto capire, quanta fiducia aveva riposto lo staff tecnico azzurro nelle mie potenzialità.
Del 16 maggio, il giorno della gara, ricordo quasi tutto alla perfezione: in realtà ricordo più i momenti precedenti alla gara, soprattutto la mentalità per restare sul pezzo anche nei momenti più difficili.
La sera prima della gara Enzo, il mio allenatore, mi disse: “domani voglio la medaglia, lo dico adesso so che ce la puoi fare, non avere paura e giocatela!”. Quelle parole mi risuonarono in testa per tutta la notte, dandomi ancora più carica.
Tutti volevano che portassi la medaglia a casa, famiglia, amici, allenatori e non potevo deluderli, la dovevo portare a tutti i costi. Era il mio momento quello che aspettavo da una vita non potevo sbagliare! Il giorno della gara ero carico, motivatissimo non vedovo l’ora di entrare in vasca a gareggiare.
Di quei minuti, ricordo il momento del sorpasso, con la voce del mio allenatore che gridava forte il mio nome. Una voce inconfondibile, che riuscivo a distinguere e che ha sempre creduto in me. Ma ciò che più ricordo è quando toccai la piastra, rimasi quasi incredulo del risultato. Anche perché, è un qualcosa che lì per lì non realizzi subito, rimasi sotto shock dalla felicità. Un’emozione troppo forte che non si può esprimere a parole».
Come ogni atleta, hai anche tu la tua curva B. I tuoi tifosi d’eccezione sono i tuoi amici dell’Unitalsi, quanto è stata importante questa realtà unitalsiana nella tua vita privata e da alteta paralimpico?
«Come ogni atleta, anch’io ho il mio gruppo di tifosi, quella che ho simpaticamente definito: la curva Unitalsi, che è composta da tutte quelle persone che mi ha visto crescere. Devi solo pensare, che il mio pellegrinaggio a Lourdes con loro, la prima volta che è messo piede su quel treno bianco è stato nel 1998 quando avevo solo 3 anni, oggi ne ho 25, quindi vuol dire che veramente mi hanno visto crescere.
È quel gruppo di persone, quella realtà che mi è stata vicina forse nei momenti più difficili, più particolari della mia vita. E, renderli orgogliosi di me, oggi che sono uomo e campione di nuoto è una cosa che mi emoziona e mi rende molto molto orgoglioso».
Credo che tu sia un esempio per tantissimi giovani, un simbolo per chi ha delle abilità come le tue. Pensi che lo sport contribuisca a far esprimere il meglio di sé stessi, a perfezionarsi, a resistere, a raggiungere una determinata meta?
«Con questa domanda hai centrato proprio il punto, come si suol dire. Perché io sono un ragazzo che ha iniziato a nuotare, perché cercavo qualcosa per mettersi in risalto e per dimostrare che qualsiasi persona nell’ambiente giusto può mettere in risalto le sue qualità. Quindi, sì lo sport può contribuire a fare esprimere una persona al meglio.
Così come lo sport ma anche in qualsiasi altro campo, basta solo trovare la strada giusta, secondo me, e capire poi quali sono le idee e gli obiettivi che una persona si pone».
Lo sport può essere considerato una metafora della vita?
«Mi chiedi se lo sport può essere considerato una metafora della vita, secondo me sì. Perché nello sport ci sono i sogni, ci sono gli obiettivi, ed uno si impegna per raggiungere questi obiettivi ed ogni persona trova una metafora da associare al suo percorso. “Dai una possibilità ai tuoi sogni. Non te ne pentirai. Non sto dicendo che non soffrirai. Non sto dicendo che non fallirai. Sto dicendo che non te ne pentirai”».
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
«I prossimi obiettivi sono i campionati assoluti nel mese di luglio e poi se arriva la chiamata i giochi di Tokyo incrociamo le dita!».
di Grazia Sposito
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