
Il 10 novembre ricorre il trentesimo anniversario della morte di Gaetano Giordano, commerciante di Gela, ucciso dalla Stidda (organizzazione criminale di stampo mafioso fondata da Giuseppe Croce Benvenuto e Salvatore Calafato nei primi anni Ottanta) poiché si rifiutò di pagare il pizzo. L’ostinato rifiuto di Giordano nel pagare il pizzo, non poteva essere tollerato e per questo motivo alle ore 20, di rientro dal negozio, il commerciante fu colpito da 5 colpi di pistola mentre scendeva dalla Fiat Panda.
«L’omicidio di Gaetano Giordano – afferma Luigi Ferrucci, Presidente FAI – , avvenuto il 10 novembre 1992, volle essere non solo un atto punitivo da parte della “Stidda” nei confronti dell’imprenditore che si era rifiutato in maniera decisa di pagare il pizzo, ma anche e soprattutto un monito a tutti gli altri operatori economici del territorio affinché nessun altro osasse ribellarsi al ricatto mafioso.
Dopo che Giordano aveva cacciato dai propri negozi gli estorsori e denunciato uno di loro, i mafiosi decisero di dare un segnale terribile al territorio, estraendo a sorte il suo nome tra quei pochi che insieme a lui avevano denunciato in quel periodo, mettendo così fine alla sua vita.
Da quel terribile momento per alcuni anni a Gela regnarono la paura e l’omertà, fino a che nel
2005, grazie all’impegno di Tano Grasso e dei colleghi del movimento antiracket, si riuscì a
costituire un’associazione antiracket intitolata proprio a Gaetano Giordano.
Grazie a questo consolidato modello associativo, gli operatori economici hanno potuto anche a
Gela contare su una rete solidale grazie alla quale nessuno è rimasto da solo, consentendo a tanti
operatori economici di denunciare i propri estorsori in maniera più sicura e soprattutto mai da
soli, potendo contare sul sostegno e sulla vicinanza delle Istituzioni, delle forze dell’ordine e dei
colleghi del movimento antiracket della FAI.
Il nostro pensiero e la nostra riconoscenza vanno quindi alla moglie Franca Giordano e ai figli
Massimo e Tiziana, i quali, nonostante la drammatica perdita del loro caro, hanno scelto di
rimanere a lavorare in quel territorio, riuscendo a trasformare il proprio immenso dolore in
impegno costante a favore della comunità gelese e non solo» conclude Luigi Ferrucci, Presidente FAI Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane.
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