
Finiscono finalmente in cella i presunti trafficanti d’arte che si sono resi protagonisti del furto della copia del “Salvator Mundi“, celebre dipinto di Leonardo da Vinci, ospite nella Basilica San Domenico di Napoli dal 2016.
Il quadro era stato rubato nel Gennaio del 2021 per poi essere ritrovato pochi giorni dopo in seguito ad un’operazione di polizia. Sono attualmente sei gli indagati per furto e ricettazione dell’opera d’arte per i quali i Carabinieri del Ros e la Squadra Mobile di Napoli, insieme con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Napoli, hanno notificato un decreto di fermo emesso dalla DDA.
Si tratta di Pasquale Ferrigno, Tommaso Boscaglia, Marco Fusaro, Domenico De Rosa, Vincenzo Esposito, Antonio Mauro. Nelle prossime ore il fermo disposto dalle pm Celeste Carrano, Giuseppina Loreto e Antonella Serio coordinate dal procuratore Giovanni Melillo dovrà essere convalidato dal giudice. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del Ros e dalla squadra mobile diretta da Alfredo Fabbrocini.
Sono stati eseguiti decreti di fermo a carico dei seguenti indagati: si tratta di Pasquale Ferrigno (collaboratore familiare del convento di San Domenico, in possesso di tutte le chiavi di accesso al museo “Doma”). Ferrigno avrebbe permesso a Tommaso Boscaglia e Marco Fusaro, l’accesso alla sala del tesoro consentendo così il furto dell’opera d’arte; decreto di fermo anche per Domenico De Rosa, Vincenzo Esposito e Antonio Mauro, che avrebbero ricevuto il dipinto, poi consegnato a Silvio Vitagliano (a sua volta condannato in un precedente fascicolo).
Il quadro proprio pochi giorni prima era stato quasi venduto ad un ricco acquirente svizzero per una cifra milionaria. Fondamentale nella trattativa è stata la mediazione di Maria Licciardi, la boss dell’Alleanza di Secondigliano, alla quale gli indagati si sono rivolti subito dopo il furto per cercare di piazzare il quadro. L’opera, risalente al XV secolo e parte di una collezione custodita presso il museo “Doma” della Basilica, è stato ritrovata il Gennaio 2016 all’interno di un appartamento a Napoli. A recuperarlo sono stati gli agenti della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile.
All’interno del fermo, la Procura lamenta un inadeguato sistema di sicurezza che ha reso la vita facile agli indagati.
«La sottrazione del dipinto è stata un’operazione estremamente elementare, che non ha richiesto particolari abilità a causa dell’assoluta inadeguatezza delle misure di protezione e della mancanza di qualsivoglia cautela volta a preservare l’integrità del prezioso patrimonio artistico contenuto all’interno della basilica.
È stata accertata la mancanza di un idoneo sistema di allarme antintrusione all’interno degli ambienti del complesso monumentale ed in particolare del vano in cui era custodito il dipinto. È inoltre emerso che le chiavi di accesso alla chiesa ed al museo erano in possesso di una pluralità di persone, così come la combinazione della cassaforte in cui era custodita la chiave di apertura della porta della Sala del Tesoro».
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