
Frattaminore, quattro bombe in quattro giorni: dov’è finito lo Stato?
22 gennaio 2022. Una chiamata nel cuore della notte avvisa il comando dei carabinieri di Frattamaggiore di aver udito diversi spari in via Filippo Turati. Sul posto, le autorità competenti hanno ritrovato un’auto crivellata di colpi.
5 febbraio. Un’esplosione ha rombato in piena notte ancora in via Filippo Turati. L’esplosione, da quanto è stato ricostruito, pare sia stata causata da un ordigno artigianale fatto esplodere davanti all’ingresso della saracinesca della sala giochi Royal Chic Vlt. Danneggiati l’ingresso e una vetrina accanto.
6 febbraio, ore 2:20. I carabinieri di Frattamaggiore si sono fiondati in via Sant’Angelo, a Frattaminore, allarmati a causa di un’altra esplosione. Questa volta ad impaurire è il colpo di una carta bomba la cui forza d’impatto ha danneggiato il cancello di uno stabile al civico 16. Ormai sembra chiaro che le aggressioni delle ultime settimane sono collegate tra loro.
7 febbraio. Frattaminore: è il terzo ordigno in tre giorni. Dichiarato “allarme rosso camorra”. Poco dopo l’1.30 della notte è stato fatto esplodere un altro ordigno. È guerra fra i clan.
9 febbraio. Non si ferma l’escalation di terrore e violenza: esplode a Frattaminore la quarta bomba nel giro di pochissimi giorni. Questa volta l’ordigno è esploso intorno all’1:00 in piazza Atella, all’esterno di un circolo privato: fortunatamente, l’esplosione ha causato pochi danni, annerendo leggermente il muro esterno del circolo. Frattaminore sembra esser diventato il campo aperto di battaglia della guerra che vede opposto il clan di Giuseppe Manfregolo a quello di Pasquale Cristiano. La recente scarcerazione del boss Manfregolo ha aperto una violenta lotta per il predominio del territorio.
Quattro bombe esplose in quattro giorni: questo il resoconto di una nuova guerra fra boss di camorra che sembra essere solo alle sue fasi iniziali. A combattersi sono le famiglie di Giuseppe Manfregolo da una parte e quella di Pasquale Cristiano dall’altra. Entrambi provenienti dal clan 167 di Arzano. Un tempo Manfregolo e Cristiano erano alleati; oggi sono nemici giurati e hanno deciso di affrontarsi per il predominio sul territorio, fino alla morte di una delle parti.
Frattaminore è diventato il campo di battaglia da quando i Cristiano si sono affrancati dal gruppo del 167, costituendosi come famiglia di potere autonoma che vuole il potere per sé. La recente scarcerazione di Giuseppe Manfregolo ha portato i due boss a interfacciarsi e a prender le armi per iniziare una guerra di potere. Fuoco, spari, esplosioni, violenza: sono le tracce di una guerra che è solo all’origine e vedrà trionfare il nuovo boss di Napoli nord.
A pagare le maggiori conseguenze di questi attacchi sono però gli innocenti civili, gente onesta. Ma che terra è quella in cui morte, terrore e soprusi la fanno da padroni?
Il Comitato di Liberazione dalla Camorra dell’Area Nord di Napoli, costituitosi nel 2021 a Caivano ha deciso di intervenire per far sentire la sua voce e per manifestare ed esprimere sostegno e vicinanza ai cittadini di Fratta. Nel sit-in organizzato l’11 febbraio 2022 il primo ad intervenire e a prendere la parola è stato il senatore Sandro Ruotolo: «Nel cuore della città metropolitana di Napoli c’è un’emergenza criminale. In pochi giorni ci sono state diverse bombe, attentati e agguati.
È il momento di far sentire alla comunità di Frattaminore che non è sola. C’è bisogno di vedere più divise in strada, c’è bisogno di trasformare la Tenenza dei carabinieri in Compagnia, c’è bisogno delle telecamere per la videosorveglianza, c’è bisogno del censimento di chi occupa abusivamente le case di edilizia residenziale e di cacciare i criminali che trasformano quei fabbricati in “piazze si spaccio”. Facciamo un appello alle autorità: Ascoltate il territorio».
Anche don Maurizio Patriciello parroco nel quartiere “Parco Verde” di Caivano, nato e cresciuto a Frattaminore, è intervenuto al sit-it: «Io ho sempre un gran terrore che un nostro bambino possa finire vittima in queste lotte fra camorristi. Qualche mese fa ho incontrato la piccola Noemi, la bimba ferita a Napoli in un agguato di camorra il 3 maggio del 2019. Noemi non è morta ma si mantiene in piedi a malapena ed è obbligata a portare un busto terribile che non può assolutamente togliere e l’accompagnerà per il resto della vita.
La consapevolezza che mi spaventa di più è che le dinamiche camorristiche nei nostri territori sono diventate così scontate e banali da risultare noiose. Chi legge di noi non è più scosso. La dinamica è sempre uguale: il vecchio capo è stato ucciso o è in prigione; il nuovo capo scalcia per prendere il potere e in mezzo c’è tanta gente innocente che paga con la vita. È una storia sempre uguale che diventa banale che finisce per non interessare più nessuno.
Noi abbiamo avuto 4 bombe a Frattaminore e nessun tg nazionale ne ha parlato. Qui si vive nella paura. Abbiamo bisogno che lo Stato intervenga. Io so che la politica di sua natura è lenta ma la risposta qui non può essere lenta, perché la camorra non agisce con lentezza. La camorra stanotte può venire a piazzare una bomba sotto casa può far morire chiunque in un attimo. A problemi immediati bisogna dare risposte immediate».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°227 – MARZO 2022
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