
Roma, 5 giugno 2026. «Nel giorno in cui il mondo celebra la Giornata mondiale dell’ambiente, dedicata quest’anno al clima e alle soluzioni offerte dalla natura, il governo italiano festeggia a modo suo: ventiquattr’ore prima, con un voto alla Camera, ha riaperto la strada al nucleare. Un tempismo che è già una dichiarazione politica», dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei Deputati.
«La delega approvata con 155 voti calpesta la volontà espressa dagli italiani in due referendum, nel 1987 e nel 2011. Si promette energia a basso costo affidandosi a reattori che, nella migliore delle ipotesi, entreranno in funzione secondo il MASE dopo il 2034, anche se secondo altri calcoli parliamo almeno del 2040, mentre il nodo delle scorie resta senza risposta e i fondi pubblici vengono dirottati persino in campagne per convincere i cittadini della “bontà” di una scelta che avevano già respinto. Intanto si frenano le rinnovabili, le uniche fonti pronte, mature e davvero competitive», prosegue Costa.
«L’articolo 9 della Costituzione impegna la Repubblica a tutelare l’ambiente anche nell’interesse delle future generazioni. Inseguire l’atomo significa scaricare su di loro costi e rifiuti radioattivi che poi non si potrà gestire. Il governo ascolti la scienza e gli elettori, non le lobby: investa sulle rinnovabili, sull’efficienza, sulle reti. Non basta un annuncio per cambiare le leggi della fisica e della democrazia», conclude Costa.
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