
Progettato dall’ingegnere tedesco Hermann Tilke, il tracciato urbano di Jeddah Corniche si presentava già nelle libere di venerdì un circuito difficile per i piloti. Un tracciato tra i più veloci di quelli del mondiale in corso e il secondo più lungo con i suoi 6174 metri e ben 27 curve. La gara terminata da poco è stata decisamente folle tra continui stop, contatti e scontri tra i muretti e Michael Masi, dirigente sportivo e delegato alla sicurezza della F1.
Dobbiamo veramente parlare di guide al limite se bisogna analizzare il Gran Premio dell’Arabia Saudita. La gara non tradisce le aspettative in termini di adrenalina né spazza via il desiderio degli appassionati di rimandare l’assegnazione del titolo mondiale all’ultimo appuntamento ad Abu Dhabi.
La prima partenza registra un ottimo stacco da parte di Lewis Hamilton che nelle qualifiche di ieri aveva conquistato la 103esima pole della sua carriera. Ma la prima brusca interruzione alla gara viene data dopo un brutto incidente che ha visto coinvolta la Haas di Mick Schumacher: il pilota tedesco va a muro in modo violento il che richiama il regime di Safety Car. Dopo le tante polemiche per una bandiera rossa a dir poco ingiustificata, per rimettere a posto le barriere, la FIA fa un perfetto assist al muretto RedBull il che permette non solo a Max Verstappen di restare primo – dato il mancato pit nel regime di Safety Car – ma anche di cambiare le gomme.
Alla ripresa il secondo stop è chiamato dal ko di Sergio Perez che, dopo un contatto con Leclerc, va a muro e assicura praticamente la vetta solitaria nel mondiale costruttori alla Mercedes. Altro stop, altra bandiera rossa e altra ripartenza: quel che sicuramente ha sorpreso gli appassionati di F1 sono state le trattative tra Masi e Horner. Al posto di una penalità in termini di secondi da scontare, si è proposto prima al muretto RedBull di scalare di una posizione, perdendo quindi la pole, e poi di scalare di due permettendo a Ocon e Hamilton di occupare la prima fila. Proposta accettata e dunque la griglia rilega l’olandese alle spalle del rivale in Mercedes.
La partenza strepitosa di Max, favorita anche dallo spazio lasciatogli dalla monoposto 44 di Hamilton, permette al giovane pilota di riconquistare in poco la guida del Gran Premio. L’ennesimo problema e stop alla gara è causato dall’incidente che ha visto coinvolta la monoposto di Tsunoda al giro 23. In regime di Virtual Safety Car, prontamente criticato da Fernando Alonso, gli operatori riescono a portare via i detriti permettendo così ai piloti di correre, finalmente, senza altre interruzioni.
L’ennesimo e clamoroso colpo di scena avviene durante il giro 37 con un tamponamento finale tra Verstappen e Hamilton: il britannico affianca Verstappen e lo supera alla fine del rettilineo, l’olandese nel tentativo di difendere la posizione va lungo rientrando in pista davanti all’avversario ma dopo aver tagliato la curva. Qualche curva più avanti Hamilton è di nuovo vicinissimo alla monoposto RedBull ma, prima che possa operare un sorpasso, l’olandese richiamato dai box rallenta improvvisamente per cedere la posizione causando un tamponamento che danneggia poi l’ala della W12 di Hamilton. Le investigazioni per il tamponamento procedono mentre le decisioni sono rimandate al dopogara.
Con non poca fatica, e il favore dei 5 secondi di penalità assegnati a Max Verstappen per non aver alla fine ceduto la posizione, Lewis Hamilton si pone alla guida del GP sul circuito di Jeddah Corniche. È proprio il britannico a tagliare per primo il traguardo intascando la vittoria numero 103 e raggiungendo in classifica un super – seppur scorretto – Max Verstappen a 369.5 punti. La top ten si presentava, a fine gara, così: Hamilton, Verstappen, Bottas, Ocon, Ricciardo, Gasly, Leclerc, Sainz, Giovinazzi, Norris.
Dunque la decisione finale per l’assegnazione del titolo mondiale è rimandata alla prossima settimana nell’ultimo ed emozionante Gran Premio di Abu Dhabi in programma domenica 12 dicembre alle 14:00.
di Rossella Schender
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