
Francesco Lepore: dalla Segreteria del Vaticano all’attivismo LGBTQ+
Il 24 gennaio scorso, qualche giorno dopo la pubblicazione del rapporto che tira in ballo il pontefice emerito Benedetto XVI quando era arcivescovo di Monaco di Baviera e Frisinga, accusandolo di mancati provvedimenti nei confronti di sacerdoti accusati di pedofilia, un’altra tegola cade sulla testa della chiesa tedesca: il coming out di 125 tra sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, docenti di religione, operatori pastorali e dipendenti della Chiesa Cattolica di Germania che hanno dichiarato la loro omosessualità.
Lo hanno fatto attraverso un documentario dal titolo “Wie Gott uns schuf” (Come Dio ci ha creati) trasmesso dalla televisione pubblica ARD e realizzato dal giornalista Hajo Seppelt che ha scoperchiato un sistema fatto di abusi di potere, intimidazioni, ferite, denunce. I firmatari, lesbiche, gay, bisex, trans, non binari, hanno pubblicato un “manifesto” sul sito web dell’iniziativa (www.outinchirch.de).
La maggior parte di loro ha avuto molte esperienze di discriminazione ed esclusione, anche nella Chiesa, e si schiera contro l’insegnamento tradizionale religioso sull’omosessualità. A chi è omosessuale oggi è precluso l’ingresso in seminario perché considerato inabile ad instaurare relazioni interpersonali corrette. La Chiesa considera gli omosessuali portatori di una inclinazione disordinata, incapaci di realizzare il progetto di Dio. La loro unione non può essere benedetta perché la Chiesa «non può benedire il peccato» (Congregazione della Dottrina della fede).
I firmatari affermano che, «alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, non sono più accettabili queste affermazioni poiché diffamano l’amore e gettano fango sulla dignità di ciascuno». Il Manuale Diagnostico dei disturbi mentali infatti, già nel 1990, elimina l’omosessualità dalla lista delle malattie dichiarandola «variante naturale del comportamento umano». Essi accusano i vescovi esortandoli a divenire «responsabili della creazione di una cultura della diversità in modo che le persone LGBTIQ+ possano vivere la loro professione e vocazione nella Chiesa apertamente e senza paura».
E si rivolgono con coraggio a quegli stessi pastori che hanno nelle mani il loro futuro lavorativo: secondo il diritto del lavoro tedesco, ai dipendenti delle istituzioni cattoliche si applicano condizioni speciali secondo le quali chi firma un contratto con un ente ecclesiastico deve impegnarsi a vivere secondo i princìpi della fede e della morale cattolica, compreso quello che riconosce esclusivamente i cosiddetti “legami secondo natura”, cioè tra un uomo e una donna.
Ma cosa chiedono i firmatari alla Chiesa? Lavorare nella Chiesa, apertamente e senza paura, senza vedersi precluso l’accesso a determinate posizioni, un cambiamento sostanziale del diritto del lavoro che non metta a repentaglio la stabilità lavorativa dei non eterosessuali, la revisione delle posizioni del Magistero alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, l’accesso per gli omosessuali alla benedizione delle loro unioni affettive e la possibilità di accedere ai sacramenti, senza discriminazioni.

Abbiamo rivolto alcune domande a Francesco Lepore, giornalista, già latinista papale presso la segreteria di Stato, ufficiale della biblioteca apostolica vaticana che, dopo il suo coming out, ha lasciato il sacerdozio.
«I Vangeli non riportano le parole di Gesù sull’omosessualità, ma nella Lettera di Paolo ai Romani, nell’Apocalisse, nella Lettera di Giuda e nei testi dell’Antico Testamento, considerati dal punto di vista letterale, c’è una condanna univoca del peccato di sodomia. L’insegnamento della Chiesa si fonda non solo sulle Scritture ma anche sulla Tradizione, i concili e i pronunciamenti del Magistero, nei quali c’è una condanna unanime al riguardo».
«La Chiesa fa appello al “depositum fidei”, senza nessuna volontà né intelligenza di considerare le dichiarazioni scritturali e dei testimoni nell’ottica del tempo nel quale sono state scritte. La Chiesa del tempo non aveva gli strumenti per potersi pronunciare su una questione che, oltre alla sfera etica, coinvolge anche la sfera scientifica».
«Un’ammissione delle unioni omosessuali potrà avvenire quando si metterà da parte una lettura letterale della Bibbia e dei testi della Tradizione, ma soprattutto quando la Chiesa deciderà di approfondire meglio e di avere un diverso approccio al tema della sessualità. Non insistendo solamente sul suo fine unitivo e procreativo, ma sviluppando il concetto di reciprocità insito nella sessualità, insieme alla sua dimensione ludica, arrivando ad una visione molto positiva sulla quale essa è oggi fortemente deficitaria».
«La frase di Francesco va letta nel suo complesso, non solo in riferimento al soggetto omosessuale che si sforza di fare la volontà di Dio. Il papa, nell’ambito della stessa risposta, tenne a ribadire che lui si atteneva all’insegnamento del Catechismo, che ai numeri 2357 e 2359, parla di omosessualità come “condizione disordinata” dalla quale non possono che discendere atti oggettivamente disordinati.
Se ancora non c’è un cambiamento magisteriale, sul quale il papa ha detto di non voler intervenire, c’è un mutamento di toni pastorali che hanno ricadute fortemente positive. Bisogna anche ricordare che tante volte il papa ha detto ad omosessuali o trans “Dio ti ama così come sei”, o la sua accoglienza delle persone lgbt.
Una volta ha parlato, rifacendosi alla sua posizione quando era arcivescovo di Buenos Aires, della necessità di tutelare con una “ley de convivencia civil” le unioni fra persone dello stesso sesso. Ma credo fosse nell’ottica di prevenire il matrimonio egualitario. Bergoglio è animato da buona volontà ma è chiaro che la sua posizione, la sua apertura è fortemente osteggiata dalle cosiddette “correnti conservatrici”.
Credo anche che il Papa paghi lo scotto di una preparazione culturale e teologica abbastanza deficitaria, ma che sia comunque spinto da buona volontà».
«A differenza di quanto è successo in Germania con i posizionamenti del sinodo biennale, credo che i vescovi ed il mondo cattolico italiano, fatta eccezione per frange minoritarie, non saranno capaci di una presa di posizione così netta».
«La Chiesa, come comunità dei battezzati guidata dallo Spirito riformatore, non deve avere come suo parametro il recupero del consenso sociale. Abbandonare una eccessiva moralizzazione dovrebbe rispondere alla volontà di adesione al messaggio di Cristo che è liberatorio e non ha nulla a che vedere con la moralizzazione esagerata contro la quale Gesù si è scagliato perché ritenuto atteggiamento ipocrita.
La Chiesa, se si vuole ragionare in termini di credibilità, al di là di un diverso approccio alla sessualità e alla dimensione primaria della reciprocità, dovrebbe mostrarsi come una comunità di accoglienza, non discriminante, povera sull’esempio di Cristo povero, donata agli altri, una comunità che non erige muri ma è essa stessa ponte di dialogo e di accoglienza».
«Poiché non credo che la Chiesa né nell’immediato né in un futuro prossimo potrà aprirsi in tema di celibato, rendendolo volontario, e ancor più in termini di unioni tra persone dello stesso sesso, è un problema che non mi pongo.
In ogni caso, qualora dovesse esserci al riguardo una rivoluzione copernicana, perché tale sarebbe, non credo ritornerei al ministero dal momento che non ho un vissuto di fede in senso stretto».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°227 – MARZO 2022
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...