
In quella palestra si pratica la boxe, ossia il pugilato, disciplina nobile, conosciuta fin dai tempi di Omero e ufficializzata come sport nel XVII secolo, dall’inglese James Figg, master of the noble science of defence, che a 25 anni fondò la prima accademia di pugilato.
La chiesa in questione è la basilica di Santa Maria della Sanità, meglio conosciuta come chiesa di San Vincenzo alla Sanità. Nasce sopra le Catacombe di San Gaudioso, la chiesa dalla bella cupola maiolicata gialla e verde che si erige fino al ponte ed è visibile dalla strada da parte di chi è in transito verso Capodimonte.
È la chiesa di don Antonio Loffredo, che da qui ha avviato una serie di progetti di valorizzazione del quartiere, e di riscatto sociale che gli sono valsi nel 2019 una laurea honoris causa in Architettura per “essersi distinto negli anni per il suo operato a Napoli e per avere, attraverso la promozione di molteplici iniziative, declinato la progettualità come capacità di connettere i valori ambientali, architettonici e storici dei siti e degli spazi urbani, con le ricadute sul piano della costruzione di un senso di comunità sul quale fondare prospettive di riscatto per il rione: una propositività interpretata, anche a livello nazionale, come modello di buone pratiche per la valorizzazione del bene comune e che ha alimentato anche una serie di attività di ricerca e sperimentazione operativa in collaborazione con il dipartimento di Architettura”.

Il parroco ha deciso di fare di più, ha voluto coinvolgere i giovani con allenamenti cadenzati, come in una palestra vera e propria, farli affiancare da tutor poco più grandi, ma vicini in quanto giovani dello stesso quartiere, farli crescere tutti insieme, sviluppando un attaccamento alla disciplina e di conseguenza alla legalità, influenzando il carattere dei ragazzi e questo in modo da rendere tutti gli attori di questa storia man mano più forti e sempre più indipendenti.
Così la Fondazione di Comunità San Gennaro, l’associazione “L’Altra Napoli onlus”, con la collaborazione del questore Antonio De Jesu, del gruppo sportivo Fiamme Oro e della Federazione Pugilistica Italiana, nel luglio del 2018 hanno realizzato questo spazio aggregativo, in un’area della chiesa.
Varcata la pesante porta di legno, la sacrestia si presenta come un ring, con il bel tappeto e le corde, con i sacchi per l’allenamento e i guantoni. I giovani, venti all’inizio poi una cinquantina, divisi in turni. Arrivano nel pomeriggio: ci sono i bimbi, i ragazzi più grandi, le ragazze. La sacrestia-palestra diventa un luogo protetto dove si fa integrazione e si crea una opportunità, a cui partecipano ragazzi che non si erano fatti avvicinare prima con altre attività, così raccontano i tutor della Comunità.

È un’opportunità, che può trasformarsi in qualcosa di più – e Padre Loffredo si augura che i ragazzi possano servire il loro quartiere attraverso la boxe, magari aprendo un giorno una loro palestra- ma che intanto lega gli atleti ai loro allenatori, i pugili delle Fiamme Oro i quali li allenano e diventano riferimento per lo sport e per la legalità.
Un equilibrio nel quale sullo stesso filo troviamo i giovani pugili, i tutor che fanno da collante e gli allenatori delle Fiamme Oro. Sopra tutti lo sguardo vigile di Padre Loffredo, che non perde di vista i suoi ragazzi.
di Mina Grasso
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