
Ammettiamolo tutti, quando siamo giovani e spensierati è difficile guardarsi attorno e rendersi conto dei problemi che ci circondano e le tristi realtà che vanno oltre il palmo del nostro naso. Ne sentiamo parlare al tg, lo leggiamo sui giornali e ne siamo consapevoli perché ci viene insegnato, ma è raro trovarsi in contatto diretto con le cose brutte che accadono al di fuori della nostra vita.
«Ormai da 30 anni nel nostro convento abbiamo aperto una mensa dove i fratelli meno fortunati vengono a consumare i pasti da noi. L’obbiettivo principale per noi è il rispetto e la dignità di ogni persona, soprattutto quelle che vivono per strada, che non hanno un tetto e spesso nemmeno una coperta per proteggersi dal freddo. È un qualcosa che va oltre la religione, ognuno di noi merita dignità e merita un pasto caldo per sopravvivere e soprattutto vivere».
«Non ci sono state vere e proprie difficoltà, il covid-19 non ci ferma! I fratelli vengono ugualmente serviti attraverso dei cestini che prepariamo personalmente, ciò che però manca è la componente sociale, non è possibile organizzare iniziative e i senzatetto non possono venire all’interno del convento per la mensa. Questo però non ci spaventa in alcun modo, abbiamo continuato a garantire i bisogni necessari a tutti i fratelli in difficoltà».
«A Napoli da qualche mese è stata aperta una struttura al centro storico “La Comunità delle genti”, dove vengono ospitati una trentina di fratelli e gli vengono offerti i pasti e una stanzetta per dormire. Questo intervento da parte della curia di Napoli del cardinale è stato un piccolo passo per evitare altri tristi scomparse, come questa accaduta a Roma.
C’è purtroppo da dire però che tanti altri senzatetto si trovano soli in mezzo alla strada, spesso dormono sul cartone e sono privi persino di una coperta per coprirsi dal freddo. In un clima di maltempo forte, per esempio durante una tempesta, per loro è difficile anche trovare un semplice riparo».
«Molto spesso si pensa che i ragazzi si preoccupino solo di cose frivole o futili, ma la verità è che basta veramente poco per fargli aprire gli occhi su queste problematiche. Coinvolgendoli sul piano sociale, sono loro spontaneamente ad attivarsi, basta solo dargli fiducia! Tutti i nostri ragazzi si sono resi disponibili, i pomeriggi dei venerdì ad aiutarci a cucinare, a organizzare la mensa, a preparare i cestini e ci siamo rese conto di come questa cosa a loro toccasse realmente e profondamente».
di Benedetta Calise
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 214
FEBBRAIO 2021
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