
Che Maddaloni sia una città complessa e ricchissima di storia ormai lo sanno anche le pietre. Ma che i protagonisti di quella Storia – con la S maiuscola, che studiavamo a scuola! – sono passati anche per questa città, forse, non è cosa nota. Infatti fu Ruggero il Normanno, il primo Re di Sicilia, ormai mille anni fa, a tramutare un piccolo borgo longobardo in una splendida città. Lo stesso Ruggero che ha disseminato la Sicilia di beni architettonici oggi Patrimonio UNESCO. Ma oggi a regnare su Maddaloni è solamente lo stato di incuria e abbandono dei suoi numerosi monumenti.
«So di essere a casa, tornando da un lungo viaggio al Sud, quando il mio sguardo incrocia il profilo delle mie montagne, con le sue torri». (1)
Guerre, trasformazioni e cambi di proprietà hanno portato il complesso nelle mani della famiglia De Sivo ad inizio Ottocento, che ne fecero del castello una dimora importante all’interno del sistema borbonico, come luogo di delizie, feste e battute di caccia. Ma la successiva occupazione garibaldina prima, e l’occupazione delle truppe alleate durante la seconda guerra mondiale poi, hanno avviato una lunga stagione di degrado ancora aperta, che ha visto il monumento venire spogliato della gran parte dei suoi elementi: manca persino lo scalone principale che nel mastio conduceva ai piani superiori. Ma non è tutto.
Insomma, un bene da sfruttare, ma non come lo intendiamo noi, educati al culto dell’arte, della storia e della natura. Ma per fortuna un piccolo spiraglio di luce lo si intravede. Il castello è oggi una meta ambita da chi fa trekking e ama scoprire luoghi insoliti immersi nel verde, nonostante sia di proprietà privata e a rischio crollo. È in arrivo un finanziamento di 200mila euro per mettere in sicurezza il sentiero che, lambendo il confine della cinta muraria della fortezza, dal centro della città porta al Santuario di San Michele Arcangelo. Un buon risultato che fa ben sperare.
Questa Architettura ha un valore oltre che storico, anche ambientale, come il Real Sito della Lanciolla di cui parlammo tempo fa, o la Reggia di Carditello. La gestione di quest’ultima ci sta insegnando tanto sul recupero dei beni, iniziato però solo dopo la tragica morte del suo custode volontario, il pastore Tommaso Cestrone. Dunque, c’è da chiedersi, di cosa abbiamo bisogno per i nostri luoghi del cuore? Altri martiri? Forza allora, siamo in cerca di eroi. Fatevi avanti.
(1) Estratto della Tesi di Laurea in Architettura di Francesco Cimmino “L’immagine pubblica della Conurbazione Casertana nella percezione dei suoi abitanti. Un’applicazione a partire dalle teorie di Kevin Lynch”, dall’intervista a Pasquale C. di Maddaloni.
di Francesco Cimmino
N°218 – GIUGNO 2021
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