
Sin dai primi giorni di lockdown, ogni cittadino campano ha seguito con orgoglio e speranza l’operato quotidiano e le prime sperimentazioni terapeutiche del dott. Paolo Antonio Ascierto. L’eminente oncologo, nato in provincia di Benevento, è il direttore dell’Unità di Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori G. Pascale di Napoli. Grazie alla sua disponibilità, abbiamo potuto approfondire come è cambiata, in questi ultimi anni, la ricerca e la prevenzione oncologica, oltre agli ultimi sviluppi riguardanti le terapie anti-Covid.
«Possiamo dire, con dati alla mano, che il Covid ha influenzato in maniera importante l’accesso dei pazienti in strutture ospedaliere o ambulatoriale, portando ad una riduzione del numero di screening e di controlli, che purtroppo in alcuni casi può aver portato ad un ritardo nella diagnosi e quindi nell’avvio di quelli iter diagnostico-terapeutico in cui la tempistica alcune volte è cruciale».
«Per fortuna la ricerca oncologica non si è mai fermata, anzi, abbiamo fatto tesoro di tutto ciò che questo periodo ci ha e ci sta insegnando. Uno degli ultimi risultati venuto fuori, da dati di pratica clinica (e non da studi clinici), è che la terapia immunologica in pazienti affetti da tumori della pelle, sembra rendere i pazienti più resistenti al Covid».
«Questa non è una cosa facile da poter prevedere. Se si riferisce, invece, alle varianti legate al Covid-19, credo che così come nel nostro presente le avremo nel futuro, ma con maggiori armi a disposizioni per poterle combattere».
«A settembre di quest’anno sono stati comunicati i risultati preliminari dello studio clinico di fase I condotto in Italia con COVID-eVax (il primo vaccino a DNA contro COVID-19 a raggiungere la fase di sviluppo clinico in Europa). Questo vaccino è risultato ben tollerato e ha indotto una risposta immunitaria (anticorpale e/o cellulare) a tutte le dosi testate (0.5 mg, 1 mg e 2 mg, somministrate in doppia dose). La migliore risposta è stata osservata nel gruppo trattato al dosaggio più alto, con l’induzione di una risposta immunitaria fino al 90% dei volontari. Pertanto, possiamo ritenerli dati preliminarmente favorevoli; tuttavia, poiché abbiamo, grazie alla campagna vaccinale nazionale, un alto numero di vaccinati sarà difficile riuscire ad effettuare la fase II dello studio».
«I farmaci in via di sperimentazione sono tanti e io, presso la struttura da me diretta, mi occupo prevalentemente di immunoterapia nell’ambito di studi sperimentali sia nel melanoma che in altre neoplasie solide. I passi avanti ci sono, stiamo avendo ottimi risultati con numerose molecole che ci fanno ben sperare per il futuro».
«Io credo che qualcosa stia cambiando. In oncologia noi ci serviamo del registro tumori per analizzare il territorio. È chiaro che questo strumento non dà risposte immediate, ma si tratta di un’analisi di vari anni, ma è ciò che a noi serve».
«In questo momento noi abbiamo una serie di trattamenti che ci fanno ben sperare, poiché fortunatamente la ricerca è andata avanti. Basti pensare che dal melanoma riesce a guarire circa il 50% degli ammalati, grazie all’immunoterapia. Ora, rispetto a 10 anni, abbiamo molte più armi per combattere tumori e neoplasie».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°225 – GENNAIO 2022
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