
Capirne le origini, però, non basta. Il mondo criminale, inteso come struttura in grado di controllare in modo capillare ampi territori, è una questione legata indissolubilmente al tessuto sociale in cui si manifesta. Il processo di consolidamento del potere, le circostanze in cui esso avviene e la conseguente risposta sociale dicono molto sul perché, ancora oggi, i Casamonica rappresentino una radicata e stabile realtà criminale.

Nello Trocchia, in questo articolo, ci parlerà del suo lavoro e dell’importanza di conoscere appieno una situazione che, ad oggi, continua a destabilizzare il territorio laziale.
«Il ruolo dell’informazione è centrale nello sviluppo di ogni democrazia. Più l’informazione è autonoma, libera, indipendente e plurale e più la democrazia è compiuta, viva e solida. L’informazione nel nostro Paese vive una stagione di enormi difficoltà, dovuta ad una serie di problemi storici: editori puri ed impuri, il rapporto tra la politica e l’informazione e, soprattutto, la condizione di precarietà dei giornalisti. Quando si manifesta una situazione di precarietà in ogni categoria di lavoro si genera una situazione di emergenza. La precarietà nei confronti dell’informazione ha un solo effetto: quello di sottomettere coloro i quali lavorano nell’ambito giornalistico. I giornalisti, invece, devono essere liberi, autonomi e ben retribuiti. Se manca l’elemento base, ossia la contrattualizzazione dei giornalisti, si rischia di cadere nel controllo dell’informazione pubblica. Quindi, se l’informazione forma l’opinione pubblica, controllarla significa indirizzare il pensiero comune e la scelta delle priorità che esso avrà come elemento cardine anche nella partecipazione alla vita politica del Paese da parte dei cittadini. Per tale motivo, il cronista autonomo ed indipendente è l’elemento essenziale della democrazia».
«Il processo di sottovalutazione ha inciso totalmente nella fase di crescita dei Casamonica. Quando io faccio riferimento alle parole, nel libro, intendo dire che il potere utilizza le parole per distorcere dei messaggi, per rabbonire il popolo e per coprire gli scandali e gli orrori. La distorsione delle informazioni avviene creando un oliato tra la realtà e la propaganda. L’informazione, invece, ha il ruolo di smascherare la propaganda e le false parole. Quando, nell’ambito delle organizzazioni criminali, si nominano i clan e tutte le persone ad essi affiliate, si va verso un percorso di conoscenza del problema. Se tu lo conosci, lo affronti. In questo modo si dà l’opportunità di far conoscere, all’opinione pubblica, un problema che esiste. Per tale motivo, definire i Casamonica come una “banda di bulli di periferia” o semplicemente “nullatenenti”, svilisce il potere di questi soggetti. Ed è per questo che i Casamonica hanno iniziato a proliferare.
«Le parole di Giuseppe Pecoraro sono inequivocabili e sono indice di un’incapacità di comprendere i fenomeni criminali che colpiscono la capitale. Roma è una città in cui, da decenni, esistono le organizzazioni criminali. Quasi la metà del traffico di droga passa a Roma ed è gestito dai Casamonica. Dire, quindi, che Roma non è una città di mafia è un’assurdità. Il fatto che a dirlo sia stato un uomo di Stato, è indice di quanto lo Stato si sia impegnato nella lotta alle mafie in termini di comprensione. Questo mancato riconoscimento da parte delle istituzioni crea una situazione in cui tutti i cittadini, colpiti dalle azioni dei Casamonica, si rifiutano di denunciare. Tutto diventa più complicato. Quindi, quanto è cambiata la situazione da allora? Molto poco. Nonostante le numerose retate nei confronti dei Casamonica, in alcuni territori controllati dalla famiglia, alla lista mancano quelle che io, nel libro, definisco zone “grigie”.»
«Mi ricordo quella volta in cui parlai con un pentito del clan dei casalesi. Mi disse che, a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, in un incontro istituito tra tutti i maggiori narcotrafficanti trovò al tavolo un Casamonica. I Casamonica hanno potere a Roma perché hanno struttura, armi, credibilità e perché i Casamonica sono affidabili. Hanno una quantità enorme di liquidità e mantengono qualsiasi patto criminale».
di Antonio Bucciero
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