
Ci sono luoghi, che forse più di altri, riescono a trasmettere emozioni lontane. Testimonianza di un’epoca che non c’è più, ma che tanto riesce ancora oggi a rappresentare di quei tempi ormai andati.
Il complesso, abbandonato all’incuria e al degrado, fu parzialmente riaperto soltanto negli anni Settanta con la realizzazione di un parco giochi nell’ex cimitero dei colerosi.
Il terremoto dell’Ottanta però lesionò gravemente la chiesetta che solo nel 1982, grazie a sovvenzionamenti statali, fu definitivamente restaurata. Negli anni Novanta la struttura fu lentamente abbandonata e la chiesa chiusa. Per quasi venti anni.
I lavori di restyling del 2010 infine l’hanno restituita al culto, alla devozione popolare e all’attenzione dei cittadini come testimonianza millenaria di fede e di storia. Almeno fino all’arrivo del Covid. Ma questa è un’altra storia.
O forse no. ‘Le alterne vicende di splendori e miserie che hanno caratterizzato fin dagli albori la vita della chiesetta – racconta il professor Bartolo Corbo, autore, insieme al collega Pietro Di Lorenzo, di numerose ricerche e pubblicazioni al riguardo – ci offrono numerosi spunti di riflessione.
Sul passato, sul presente e anche sul futuro.
di Daniela Volpecina
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