
La “Andrea Nuovo Home Gallery” a Napoli ospiterà fino al 24 Giugno la mostra Floating Studio/Collegamenti dell’artista contemporaneo greco Miltos Manetas, che vanta un percorso internazionale volto a catturare il mondo virtuale già dai primi anni ’90. Quando abbiamo parlato della sua mostra a Napoli, Manetas si trovava a Ventotene, per lavorare ad un progetto per il Padiglione Internet della Biennale di Venezia su Julian Assange. Secondo Manetas, l’isola diviene «il simbolo della nostra società: un angolo dove mettono le persone scomode, come Assange».
«È il remake di una mostra del ’92 che era stata ispirata dal libro “Neuromancer”, scritto da William Gibson, che è stato profetico riguardo alla nascita di Internet. L’idea della mostra era permettere le persone di collegarsi al muro, sia per rendere la sensazione di collegamento di cui si parla nel libro, sia perché il muro è una strana cosa: un supporto, ma anche una prigione. Sgroi è l’unico curatore che conosco che era interessato come me all’idea del cyberspazio, che all’epoca non esisteva ancora. Grazie a lui, posso tornare nel passato e ripetere l’esperienza in chiave contemporanea».
«Piuttosto che sintetizzare, lo fa partire in molte altre direzioni. Nessuno sa come: ci vuole un’attenzione particolare a sperimentare la vita. Anche ora che mi trovo qui, sono più perso che trovato, e mentre sono perso Internet è con me. In qualche modo è una creatura: la porti con te ma ti contiene e ti rintraccia».
«Ho pensato di installare uno studio “aumented”, cioè che potesse trovarsi sia dentro sia fuori dal mondo. Non saprei qual è la mia intenzione. È partito dalla volontà di portare il mio studio con me, dipingendo con il sapone per dare l’idea di uno schermo liquefatto, e dall’idea di collegamenti. Nel post-capitalismo, il sistema tende a prevedere per noi una serie di collegamenti: la mia idea è seguire queste direttive, cercando allo stesso tempo di interrompere il sistema».
«Gli NFT cambiano tutto: sono un modo per monetizzare qualsiasi cosa, garantendo il possesso e l’unicità di quell’esperienza. Il mondo dell’arte occidentale esiste per costruire esclusività, perché pochi la fanno e molti la vedono, e gli NFT certificano questa esclusività. L’arte riflette questo cambiamento, che ha aspetti positivi e negativi».
Massimo Sgroi, critico d’arte e scrittore, che ha curato la mostra di Napoli, collabora con Manetas dal 1996. I due sono stati accomunati dalla ricerca, l’uno in chiave artistica e l’altro come teorico, sulla realtà virtuale.
Cosa può dirci riguardo l’autore?
«Miltos è un artista concettuale: una strana commistione di filosofia greca e mondi virtuali. È stato uno dei primi a lavorare sui videogiochi e computer, da quando la rete era agli inizi, limitatissima a pochi. Scherzando, dicevamo che ha precorso gli NFT».
A proposito di NFT: come crede che cambieranno il mondo dell’arte?
«Gli NFT sono un momento di transizione che riparametrano il rapporto con l’arte, mettendo in discussione il sistema tradizionale del collezionismo, basato sul possesso individuale. Credo che la prossima frontiera sarà l’arte immersiva, attraverso gli strumenti di realtà aumentata, accessibile a costi minimi su piattaforme come quelle musicali, in streaming o shareware».
«Il movimento NEEN è la punta avanzata della nftvisione artistica contemporanea, riguardante il rapporto con le tecnologie, che nel 2000 ha anticipato ciò che sarebbe accaduto. Molte persone credono che l’arte sia una rappresentazione della realtà fisica, ma in realtà è percezione! Attraverso l’arte contemporanea vengono messi in discussione dei dogmi, ma bisogna educare la visione per comprendere. Ecco come Miltos è riuscito ad anticipare i tempi, ragionando sul processo delle cose».
«Vuole porre l’attenzione sul come viene usato il cyberspace. Una delle istallazioni prevede che ci si colleghi al muro al fine di percepirlo, cioè di percepire una realtà aumentata. Chiunque può “collegarsi” fisicamente al muro con il giusto atteggiamento: ciò significa potersi collegare a qualsiasi cosa. Non vai a vedere la mostra, sei la mostra! Questa capacità di divenire tutt’uno con l’opera d’arte, di sentirla, dipende dalla propria percezione della realtà».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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