
Il Garante dei detenuti della provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, si è espresso in merito alle potenzialità riabilitative che il carcere può e deve garantire:
“Come Garante dei detenuti della provincia di Caserta ho sempre cercato di costruire ponti, non muri. Ho cercato di far comprendere che il carcere non è — e non deve essere — la discarica sociale per chi sbaglia, ma può diventare un ponte verso nuove opportunità. Con questa convinzione, sto promuovendo un dialogo costante con i sindaci dei Comuni in cui svolgo il mio mandato, affinché si apra un confronto serio tra politica e mondo del carcere.
Chi esce dal carcere, spesso dopo anni di reclusione, non è un problema individuale, ma un tema collettivo che interpella l’intera società. La politica, per questo, non può e non deve voltarsi dall’altra parte. Serve responsabilità, coraggio e visione. È per questo che chiedo ai sindaci di accogliere la sfida di costruire insieme percorsi concreti di reinserimento e umanizzazione.
Presto, proprio in questa direzione, spero di organizzare un convegno di confronto con i sindaci della provincia di Caserta, per discutere insieme delle responsabilità e delle opportunità che le istituzioni locali possono e devono assumere nel percorso di reinserimento sociale delle persone detenute ed ex detenute.
E oggi voglio raccontarvi una storia che dimostra come il carcere possa davvero diventare opportunità. È la storia di Sebastiano, ex detenuto del carcere di Secondigliano, originario delle nostre terre casertane. Durante gli anni in cui ho svolto il mio ministero di cappellano tra quelle mura, ho visto in lui, giorno dopo giorno, nascere e crescere il desiderio autentico di rinascita.
Sebastiano è la prova vivente che, se il carcere è vissuto con fede e accompagnato da percorsi veri di responsabilizzazione, può diventare una fucina di speranza. Ha trasformato il dolore in riscatto, l’errore in impegno, la colpa in responsabilità. Oggi è un uomo nuovo, e ha appena conseguito la laurea in Scienze Giuridiche: un traguardo che non è solo accademico, ma profondamente umano. Questa è la direzione in cui voglio camminare, insieme alle istituzioni del territorio: perché nessuno sia lasciato indietro, nemmeno chi ha sbagliato.”
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