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Il libro-denuncia che fa tremare l’OMS. Intervista a Francesco Zambon

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
2 luglio 20218 min di lettura

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Il libro-denuncia che fa tremare l’OMS. Intervista a Francesco Zambon

Il libro-denuncia che fa tremare l’OMS
“Pressioni e omissioni”, l’ex funzionario OMS Francesco Zambon racconta la sua esperienza

L’immagine “antisistema” per antonomasia, lanciata dal movimento Occupy, è un branco di pesciolini che unito sembra formare un grande predatore marino. Il significato è inequivocabile: la forza della collettività può sconfiggere il potere di pochi, o di uno solo. Vero, ma non sempre.

Ne sa qualcosa Francesco Zambon, ex funzionario di spicco dell’OMS, che ha denunciato quelle che sarebbero gravi pressioni da parte di personaggi del calibro di Ranieri Guerra, direttore vicario dell’OMS, e dell’ufficio cinese della medesima organizzazione.

Zambon, durante l’inizio della pandemia da covid-19, era stato incaricato di produrre un report che offrisse agli altri Paesi un quadro sulla tragica emergenza italiana. Ed è proprio da questo documento che ha inizio una storia di denuncia che, in breve tempo, ha fatto letteralmente il giro del mondo, facendo tremare i piani alti del Palazzo di Ginevra guidato da Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Proprio Francesco Zambon ha deciso di raccontare la sua storia nel libro “Il Pesce Piccolo – Una storia di virus e segreti”, edito coraggiosamente da Feltrinelli. Lo abbiamo intervistato per conoscere i dettagli più interessanti di questa storia.

Lei ha sollevato un grande caos all’interno dell’OMS perché ha denunciato delle pressioni sconvolgenti, soprattutto se pensiamo ad un’organizzazione indipendente e di tale rilevanza per la Salute mondiale. Ma partiamo da un punto: il report. Un report nella quale lei, insieme ad altri suoi colleghi, analizzava quello che stava accadendo nel nostro paese. Lei ha paragonato la situazione del report ad un palloncino che si gonfiava e sgonfiava. Perché e come questo palloncino è esploso?

«Grazie innanzitutto per l’intervista, per la possibilità di raccontare questa storia. In primis vorrei dire che anche se questo rapporto, prodotto col team, è stato censurato e tolto dai siti dell’OMS, lo si trova facilmente in rete perché basta mettere l’incipit e viene fuori come primo link. Lo paragono ad un palloncino perché all’inizio si fa sempre tanta fatica per muovere la gomma e far in modo che il palloncino si gonfi; quando poi si è gonfiato, le cose sembrano andare bene ed il palloncino è pronto per volare in alto.

Ecco, mi pareva di stare per spiccare il volo ed ecco che il palloncino si sgonfiava e dovevo ricominciare tutto da capo. Ci sono stati moltissimi intoppi proprio all’interno dell’OMS, per questioni di “autocensura” non solo da parte del Governo italiano, ma proprio da persone interne all’OMS che dicevano che alcune cose non si potevano dire relativamente all’Italia.

Finalmente riusciamo a lanciare questo palloncino il 13 maggio che va molto in alto perché viene visto da 15mila persone, però nel giro di 20 ore questo palloncino che era andato così in alto viene fatto esplodere in maniera irrecuperabile, infatti i pezzi della gomma non si possono più mettere insieme ed il palloncino non si recupererà più.

Io proverò a rimettere insieme i pezzi, ma le pressioni sono tali che il rapporto non potrà mai essere recuperato. Tutto è partito con il Piano pandemico, ma bisogna ricordarsi che a fine aprile/inizio maggio del 2020, l’Italia era un paese estremamente colpito e col più alto numero di vittime, ovviamente da parte degli altri Stati c’era veramente la necessità di sapere cosa stava succedendo in Italia.

Come noi avevamo la curiosità di sapere cosa accadeva in Cina ad inizio pandemia, tutti gli altri Stati volevamo sapere cosa accedeva in Italia e soprattutto in Lombardia, che ha i migliori ospedali d’Europa».

Ci spiega la questione legata al Piano pandemico?

«Il piano pandemico dell’Italia era quello del 2006 e non è stato aggiornato per 15 anni fino a gennaio 2021. Adesso c’è un nuovo piano pandemico approvato pochi mesi fa, ma quando abbiamo affrontato la pandemia c’era questo piano molto vecchio e quindi tutti i ministri ed i direttori generali non hanno generato un nuovo piano nonostante ci fossero delle linee guida dell’OMS che dicevano che andava aggiornato.

Poi si è molto discusso, ma di certo l’Italia con un nuovo piano pandemico sarebbe stata più preparata. Ci sono degli studi che hanno quantificato il numero di morti che si sarebbero potuti evitare. Secondo alcuni studi, circa 1/3 dei morti si sarebbero potuti evitare, ma ovviamente queste sono delle ipotesi e non si sa come realmente sarebbero potute andare le cose».

Nel libro lei riporta una mail inviata da Ranieri Guerra, in cui farebbe riferimento all’OMS come “foglia di fico per certe decisioni impopolari e criticate da vari soggetti”. Come interpreta quella mail?

«Per me quello che vuol dire quella frase è molto chiaro: il ministro Speranza si ripara dietro il nome dell’OMS quando doveva prendere delle scelte necessariamente impopolari. Io rimango allibito perché l’OMS non è una foglia di fico, ma in realtà dovrebbe essere l’albero di conoscenza da cui scaturiscono determinate prese di posizione. La cosa che mi fa molto riflettere è proprio questa».

Cos’ha pensato dopo la chiamata del Capo ufficio di Pechino che le chiedeva di ritirare il report?

«Diciamo che dopo la telefonata ed anche la mail che c’è stata, ho dovuto per forza obbedire agli ordini. Come se fossi stato messo con le spalle al muro anche se sapevo benissimo che stavo facendo una cosa pericolosa e nel momento in cui lo stavo ritirando ero consapevole che sarebbe stata la fine della storia».

Lei ha sbagliato la cronologia pandemica della Cina all’interno del suo report?

«No, non è sbagliata perché fa riferimento a fonti OMS quindi diciamo che la versione che io ho utilizzato nel libro è il famoso “China Box” che conteneva delle date che si rifacevano tutte a fonti OMS, ma poiché la cronologia della pandemia non è una cosa tecnica, ma politica, in quei giorni c’era una grandissima pressione su queste date.

Noi abbiamo utilizzato semplicemente una cronologia dell’OMS, ma non la più aggiornata. In particolare, c’era un dato che era relativo da uomo a uomo che era anticipata da quella che è oggi la versione ufficiale».

Alla luce dei fatti e dei dubbi che ha denunciato, degli avvenimenti che si sono susseguiti, lei si sarebbe ugualmente dimesso dall’OMS?

«Questa è una domanda che mi faccio molte volte al giorno e sempre con più insistenza. Io pensavo che il numero di volte al giorno sarebbe diminuito, invece nel corso del tempo, è aumentato perché mi sembra quasi che tutto questo mio sacrificio non sia valso assolutamente a niente.

Ci sono ripetuti tentativi di insabbiamento, la cosa è finita su tutte le testate mondiali, ma le persone all’OMS sono ancora lì e l’unico che se n’è andato sono io. Ho fatto bene? A questo punto forse no».

Ci spiega la questione dei tre milioni del Kuwait perduti dall’Italia?

«Il Kuwait già all’inizio della pandemia, alla fine di marzo, aveva reso disponibile all’OMS 20 milioni, a cui dopo se ne sono aggiunti altri 40, per un totale di 60 milioni di dollari e 5 dei quali erano destinati all’Italia tramite l’OMS.

Quindi questi soldi vennero legati all’Ufficio di Venezia (unico ufficio OMS in Italia) ed erano divisi in due porzioni: una parte per delle attività per circa 1 milione e 400mila dollari e sono state spese da me fino all’ultimo centesimo con un uso efficace, mentre per la parte degli acquisti si è occupato il Dottor Guerra, in accordo con il ministro Speranza e la ministra Pisano, con l’obbiettivo comprare degli ecografi e realizzare delle app per la medicina territoriale.

Questi soldi a marzo 2021 non erano stati spesi e quindi sono stati restituiti al Kuwait. Il Kuwait ha chiesto la restituzione dei soldi perché nel frattempo lo scandalo del report era scoppiato. Su questo sono anche stato accusato di aver privato gli italiani di questi soldi anche se così non è perché io la parte che mi era stata affidata, l’ho spesa tutta e le problematiche non sono relative a “Zambon”, ma allo scandalo dell’OMS».

Chi sono, oggi, i pesci piccoli?

«I pesci piccoli sono tutti quelli che riescono scappare agilmente da quelli grossi. Quindi intanto sono dei pesci piccoli perché contano di meno rispetto ai pesci grandi, però hanno anche la capacità di divincolarsi più rapidamente e magari anche di togliersi da una situazione di pericolo momentanea.

Io credo che i pesci piccoli siano tanti e se si mettono insieme possono fare paura ad un pesce grosso. Io mi auguro che questa storia serva a dare la stessa direzione a questi pesci piccoli, e ce ne sono tante di persone animate da princìpi di buona volontà e trasparenza, e che riescano a far paura anche ad un pesce grosso per il bene di tutti».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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  • #Francesco Zambon
  • #libro denuncia
  • #oms
  • #pesce piccolo
Antonio Casaccio
Redazione Informare

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