
Credo che un artista vero sia tale quando vive il tempo insieme alla sua comunità senza isolarsi nella sua torre di avorio. Stia con gli altri ai quali offre la sua visione del vissuto. Ho questa immagine dell’essere artista. D’altronde, il filosofo armeno Gurdjieff sostiene che un’immagine ha maggior valore più di mille parole e che nell’arte oggettiva casualmente si crea e che nulla è determinato, tutto può essere frutto di molteplici possibilità espressive e interpretative. Così l’opera diviene interattiva e si fonde con la linfa spirituale di ognuno, in sincronia tra luce e atmosfera, si condensa sul supporto, tra stato eterico e fisico del colore e penetra nello spazio circostante.
Immagine che si fa contesto. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo sarà nostro malgrado il tratto distintivo dei questo anno e forse con essa sarà identificato. E in ciò ci sono state immagini forti che saranno per sempre impresse nella nostra mente: il convoglio militare che muove dalla Città di Bergamo per trasportare le bare di chi era stato strappato alla Vita da un virus che mostrava tutta la sua aggressività.
Non v’è dubbio che l’allarme pandemico che stiamo vivendo sia un ulteriore elemento che si sovrappone ad una crisi (cambiamento) già in atto; crisi non solo finanziaria ma che è anche poetica, culturale, di senso, di possibilità di pensamento intorno alla nostra posizione rispetto ad altro, alla storia, al logos, al vedere. Una vuoto-cambiamento sapienziale come sostiene l’accademico Carlo Sini che è vivere il processo interpretativo rispetto al passato come una dimensione che dobbiamo leggere e comprendere a distanza. L’umanissimo sentire messo quasi in un angolo insieme all’Arte quando invece è proprio da questi che tutti noi dobbiamo ripartire per riappropriarci nuovamente e con maggiore forza della nostra interiorità e della Bellezza di cui siamo dotati.
Ma ciò nonostante, c’è sempre il motivo, la ragione, per continuare a vivere “festeggiando” la Vita. Ciò è quello che ha sempre contraddistinto la vita artistica del Maestro caivanese Mattia Fiore, che per la emozionante espressività delle tonalità cromatiche che utilizza nelle sue opere ha ricevuto lo scorso 11 ottobre un importantissimo riconoscimento presso l’Accademia Internazionale di Arte Moderna con la nomina a Senatore Accademico: “La rivoluzione empatica dei colori consegna il Maestro Mattia Fiore al nostro Senato Accademico”. Un sigillo che simboleggia una vita impegnata a raccontare attraverso l’arte pittorica il mondo dell’inconscio con la vivezza coloristica e la forza espressiva del colore considerato un’autentica «gioia di vivere». Opere che si pongono come fonte di ispirazione e che non pretendono di essere portatrice di alcuna verità o saggezza, bensì intendono semplicemente attirare l’attenzione dell’osservatore sulle sue “vibrazioni dell’anima” e risvegliarle.

Tratti descrittivi che vengono sapientemente ripresi nelle parole della Dott.ssa Francesca Mezzatesta storico e critico d’Arte e Spettacolo che di recente sulle opere della collezione del Maestro così si è espressa: “Quando immaginiamo luoghi onirici pensiamo ad artifizi mentali, invece la dote dell’Arte è quella di donarci infinite possibilità dimensionali, tra paesaggi psicologici e spirituali, dove coesistono libertà e potenziali creativi. Ciò accade osservando e viaggiando attraverso lo stupore e il carisma enigmatico, suscitato dalle opere del Maestro Mattia Fiore, uomo e artista impegnato sia culturalmente che socialmente, in quanto attento alla valorizzazione e all’influenza dell’arte nel contemporaneo. Un “Lux Pingendi” il cui colore si fonde con la linfa spirituale, in sincronia tra la luce e l’atmosfera e si condensa sul supporto, al contempo sia dello stato eterico che fisico del colore.” Ritornando al reale. Il settore delle arti visive, con il manifestarsi della pandemia è stato particolarmente colpito a causa della chiusura temporanea delle gallerie d’arte nonché della sospensione e annullamento delle fiere e delle mostre a livello nazionale e internazionale. Ma questo non deve escludere la possibilità o il fatto che l’arte continui ad essere interpretazione del divenire, della mutevolezza e della sospensione davanti al reale.
Lettura del presente e del divenire che, con il Maestro Fiore, diventa possibile grazie ad un caleidoscopico percorso di sensibilità intriso nelle sue opere che intendo giungere agli animi più sensibili e che oltrepassano il semplice sguardo per inoltrarsi nella sinestetica fusione tra le arti e in ciò che rende l’uomo nobile insieme al suo pensiero. Un tributo quello conferito ad un percorso artistico, ad una passione per i colori ad un Uomo che sempre di più ha maturato nel tempo la consapevolezza di ciò che possono rappresentare nel contemporaneo le sue opere: una dimensione nuova, viva, che ci incitano ad elevarci non perdendo mai l’ambizione di costruire la Bellezza e l’Armonia degli elementi vitali del nostro mondo. Un immagine che si fa segno distintivo. A colori. Anche quando la realtà presenta evidenti sfumature di grigio.
di Antonio Di Lauro
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