
Il modello Olivetti e la sua eredità sono stati tra i temi affrontati durante il convegno internazionale sul lavoro, che si è tenuto il Primo Maggio a Palazzo Reale di Caserta. Tra gli intervenuti c’erano il presidente delle Spille d’Oro Olivetti, l’architetto Matteo Olivetti; il sottosegretario Lucia Albano; il parlamentare Stefano Graziano; e il presidente della BCC “Terra di Lavoro” Roberto Ricciardi.
Matteo Olivetti, rievocando gli insegnamenti del nonno Dino – fratello di Adriano – che fu tra i precursori dei componenti elettronici fondando la DOSPA – Dino Olivetti S.p.A. nel 1968 – ha sottolineato l’importanza di un’impresa capace di fidelizzare le persone attraverso il welfare, il senso di appartenenza e il legame con il territorio.
Gli altri relatori hanno ripreso l’attualità del modello Olivetti, concentrandosi su uno dei temi più urgenti del dibattito pubblico: la responsabilità sociale d’impresa. Sul tavolo della discussione c’è stato anche il decreto-legge Primo Maggio, approvato lo scorso 28 aprile dal Consiglio dei Ministri, che rafforza il concetto di salario giusto in alternativa al salario minimo. Spazio, inoltre, ad altri due temi centrali: la necessità di un welfare capace di sostenere l’autonomia e le competenze delle donne, liberandole da un eccessivo carico di cura familiare, e il tema della casa, legato all’esigenza di poter accedere a soluzioni abitative sostenibili e adatte alle diverse fasi della vita. È stato infine ribadito il valore del credito cooperativo, nato proprio come realtà per sostenere le fasce più deboli.
Ma gli impegni casertani del nipote di Adriano Olivetti erano iniziati il giorno precedente. In quell’occasione, come si suole dire, ha giocato in casa, toccando con mano la realtà di Terra di Lavoro e scoprendo come il territorio abbia vissuto il suo passaggio da economia agricola a industriale proprio grazie alla Olivetti, che nel lontano 1969 inaugurò la sua produzione nello stabilimento di Marcianise.
La giornata del 30 aprile ha preso il via con la visita al Museo Dinamico della Tecnologia Adriano Olivetti, situato a Villa Vitrone, esempio di edificio in stile liberty nel centro della città. Il museo è testimone del processo di industrializzazione che ha interessato la provincia grazie all’insediamento dell’azienda di Ivrea a Marcianise, un capitolo fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del territorio. Successivamente, Matteo Olivetti si è recato presso il DISTABIF (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche) dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, dove è stato accolto dalla Direttrice, la professoressa Angela Chambery, e ha avuto l’opportunità di visitare i laboratori di ricerca. Durante l’incontro è stato illustrato il progetto di collaborazione, attivo da un decennio con il Museo Olivetti, volto a promuovere l’innovazione tecnologica e la sostenibilità, valori da sempre cari alla tradizione adrianea.
Il momento di riflessione culturale e sociale si è tenuto nel convegno organizzato dall’Ordine degli Architetti di Caserta, fortemente voluto dall’architetto Giancarlo Pignataro e dal presidente dell’Ordine, Tommaso Garofalo. Durante l’incontro, gli architetti casertani si sono impegnati a realizzare a Caserta tre importanti seminari dedicati ad altrettanti illustri colleghi che hanno onorato l’Italia nel mondo, progettando e operando nel segno della visione di Adriano Olivetti: il napoletano Luigi Cosenza, il designer Ettore Sottsass e l’architetto Marco Zanuso, che ha progettato proprio lo stabilimento Olivetti di Marcianise.
Mauro Nemesio Rossi, coordinatore del Museo Dinamico della Tecnologia Adriano Olivetti, ha commentato: «La presenza di Matteo Olivetti a Caserta testimonia come il territorio sia stato e continui a essere una fucina per l’innovazione sociale ed economica. La nostra industrializzazione, spinta dalla presenza della Olivetti a Marcianise, e la ricerca universitaria hanno dimostrato che la cultura d’impresa è attuale e rappresenta il futuro per le giovani generazioni».
Nel tardo pomeriggio, gli incontri si sono conclusi con un sopralluogo al Belvedere di San Leucio, simbolo della storia industriale e della visione del Regno delle Due Sicilie. Un gesto simbolico per ribadire il principio di comunità che unisce, a distanza di due secoli e mezzo, l’utopia sociale di Ferdinando IV di Borbone e la visione di Adriano Olivetti.
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