
Stelle al passo si fan strada tra le rose che ancor piangono per le lor cento, mille spine. San Lorenzo, saprei io forse dirti perché le stelle come rubini s’incastrano nei mosaici dei tuoi cieli e comm’ardono e cadono come lagrime sfavillanti. Ma sole restano le rondini al tetto, in gelidi nidi all’ombra, il giorno di San Lorenzo. Come un fiore di rosso dipinto fra i cristalli, candidi e bianchi d’una neve invernale restò sola quel dì d’agosto Moira Ricci. Fotografa ma ancor più artista, figlia della Maremma Grossetana e cullata, ad un pelo dal mare, tra le etrusche e dolci braccia di Orbetello. Dopo aver partecipato a mostre in Italia e in grandi città come Glasgow, Londra e New York, è oggi possibile ammirare i suoi scatti a Napoli con la mostra dal titolo: “20.12.53-10.08.04” all’interno dei Magazzini Fotografici. I Magazzini sono una realtà artistica napoletana, sorta fra le antiche sale del “Borsettificio Ines” da un’idea di Yvonne De Rosa, con l’intento di creare uno spazio no profit da dedicare alla fotografia e rappresentare quindi un nuovo spunto culturale per tutta la città. Negli ultimi anni, questo progetto ha visto la partecipazione di importanti volti dell’arte fotografica come Letizia Battaglia, Laura Pannack, Silvia Plachy, Chris Steele-Perkins, Cristina Nuñez, Brian Griffin, Boogie e tanti altri. Si aggiunge a questi Moira Ricci e lo fa con una mostra dedicata a sua madre e forse ancor di più a sé stessa. Il nome dell’esposizione, “20.12.53-10.08.04”, riprende l’intera vita della madre di Moira, dal primo all’ultimo suo giorno, il giorno di San Lorenzo. La sua improvvisa e prematura morte, aveva infatti solo 50 anni, scuote l’animo giovane di Moira, come una rondine al nido che, sola, pigola sempre più piano. Decide allora di rifugiarsi all’interno delle foto della madre, di vivere lei stessa all’interno di quegli scatti per poterla ancora vedere, ancora toccare e per poterla ancora sentire.

Lei la guarda, sempre. Ad ogni tuo respiro, io resterò a guardarti. Every breath you take. Fu come Orfeo che nel mito cercò in morte di riabbracciare l’amata Euridice e, invano, sfidò il fuoco e gli inferi: Moira dovette arrendersi ad un lavoro perpetuo che era per lei diventato una gabbia e decise che era arrivato il momento di passare oltre. Era guarita. Le foto scelte a fine opera sono simbolicamente 50, come gli anni della sua mamma. La rondine non fu più sola al nido quel “X Agosto” ma ancora, forse, pigola forte al cielo. “E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male”.
di Gennaro Alvino
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°222 – OTTOBRE 2021
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