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Il X Agosto dell'artista Moira Ricci a Napoli: la mostra ai Magazzini Fotografici

Gennaro Alvino
Gennaro AlvinoRedazione Informare
8 ottobre 20214 min di lettura

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Il X Agosto dell'artista Moira Ricci a Napoli: la mostra ai Magazzini Fotografici

Stelle al passo si fan strada tra le rose che ancor piangono per le lor cento, mille spine. San Lorenzo, saprei io forse dirti perché le stelle come rubini s’incastrano nei mosaici dei tuoi cieli e comm’ardono e cadono come lagrime sfavillanti. Ma sole restano le rondini al tetto, in gelidi nidi all’ombra, il giorno di San Lorenzo. Come un fiore di rosso dipinto fra i cristalli, candidi e bianchi d’una neve invernale restò sola quel dì d’agosto Moira Ricci. Fotografa ma ancor più artista, figlia della Maremma Grossetana e cullata, ad un pelo dal mare, tra le etrusche e dolci braccia di Orbetello. Dopo aver partecipato a mostre in Italia e in grandi città come Glasgow, Londra e New York, è oggi possibile ammirare i suoi scatti a Napoli con la mostra dal titolo: “20.12.53-10.08.04” all’interno dei Magazzini Fotografici. I Magazzini sono una realtà artistica napoletana, sorta fra le antiche sale del “Borsettificio Ines” da un’idea di Yvonne De Rosa, con l’intento di creare uno spazio no profit da dedicare alla fotografia e rappresentare quindi un nuovo spunto culturale per tutta la città. Negli ultimi anni, questo progetto ha visto la partecipazione di importanti volti dell’arte fotografica come Letizia Battaglia, Laura Pannack, Silvia Plachy, Chris Steele-Perkins, Cristina Nuñez, Brian Griffin, Boogie e tanti altri. Si aggiunge a questi Moira Ricci e lo fa con una mostra dedicata a sua madre e forse ancor di più a sé stessa. Il nome dell’esposizione, “20.12.53-10.08.04”, riprende l’intera vita della madre di Moira, dal primo all’ultimo suo giorno, il giorno di San Lorenzo. La sua improvvisa e prematura morte, aveva infatti solo 50 anni, scuote l’animo giovane di Moira, come una rondine al nido che, sola, pigola sempre più piano. Decide allora di rifugiarsi all’interno delle foto della madre, di vivere lei stessa all’interno di quegli scatti per poterla ancora vedere, ancora toccare e per poterla ancora sentire.

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«Volevo in qualche modo avvisarla di quello che sarebbe successo e, nella mia testa, l’unico modo per far sì che ciò fosse vero, io dovevo entrare nelle sue foto il più possibile». Da questo sogno nasce dunque la sua idea, il suo lavoro e forse ancora la sua vita che assume tratti del tutto inediti anche grazie alla fotografia: Kintsugi. Letteralmente significa “riparare con l’oro” ed è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo dell’oro per la riparazione di oggetti in ceramica, a dimostrazione del fatto che da cocci rotti può rinascere qualcosa di più prezioso ed unico. Inizia così ad “entrare” all’interno delle fotografie e ritrarsi accanto a sua mamma, attraverso un preciso e attento lavoro di fotomontaggio. Non dietro le impronte degli altri, spinga il tuo occhio, ma per strade anguste e per sentieri non calpestati: Moira prende su le vesti callimachee, seguendo il canto delle Muse, contro avversi i Telchini e le loro polemiche, divenendo scuola, poi, di queste pratiche di fotomontaggio in Italia. «Ho iniziato a studiare le luci, le ombre, come erano vestiti. Cercavo quindi di capire se fossero all’interno, all’esterno; quindi poi mi sono divisa tutte le foto e alla fine ci ho messo 10 anni per farle tutte». Un’opera intima, privata che come una scatola, un quadro o come tutta la vita racchiude in sé tanti significati che albergano soltanto negli occhi di chi, come farfalle, cade e si perde nei contorni di questi scatti. «Ho cercato di mettermi senza togliere nessuno e trovare uno spazietto per me dove potevo guardarla e cercare questo dialogo con lei. Infatti guardo sempre lei. E si riconosce mentre cresce e mi dava un senso di protezione nei suoi confronti. All’inizio speravo lei si girasse verso di me e che, insieme, riuscissimo ad uscire dalla fotografia. Invece non ci riuscivo ma restavo comunque lì per sempre e la proteggevo. Come un angelo».

Lei la guarda, sempre. Ad ogni tuo respiro, io resterò a guardarti. Every breath you take. Fu come Orfeo che nel mito cercò in morte di riabbracciare l’amata Euridice e, invano, sfidò il fuoco e gli inferi: Moira dovette arrendersi ad un lavoro perpetuo che era per lei diventato una gabbia e decise che era arrivato il momento di passare oltre. Era guarita. Le foto scelte a fine opera sono simbolicamente 50, come gli anni della sua mamma. La rondine non fu più sola al nido quel “X Agosto” ma ancora, forse, pigola forte al cielo. “E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male”.

di Gennaro Alvino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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  • #magazzini fotografici
  • #moira ricci
  • #Napoli
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