
Incontro con l’artista Alessandro Del Gaudio: raccolta di pensieri dell’ultimo anno e progetti futuri
Solo recentemente abbiamo avuto la possibilità di incontrare Alessandro Del Gaudio direttamente al suo studio di Caserta, ma lo conoscevamo già da tempo e avevamo avuto l’occasione di ammirare alcune sue opere esposte al MAC3 di Caserta.
«Prima di tutto, appena sarà possibile ci terrei tanto a incontrarvi presso la vostra redazione di Pinetamare in Castel Volturno, territorio che conosco bene e che ho imparato ad apprezzare e rispettare da quando ero ragazzo. Ci sono tante storie legate alle mie vite, in quanto io confondo la Vita con l’Arte. Credo fermamente che in ognuno di noi ci siano delle potenzialità artistiche, una sorta di predisposizione; un legame non spiegabile solo con gli aspetti razionali e materici.
Questo mi permette anche di credere di non essere assolutamente speciale, ma solo di avere la fortuna di sapere ascoltare e accogliere l’energia emanata dall’Arte. L’ho sentita sin da piccolo, quando disegnavo con i carboni e con i fogli dei sacchi di farina che avevano più strati, perché mia madre faceva il pane. Ho iniziato così, osservando il consumarsi del carboncino e meravigliandomi della creazione di forme da semplice polvere».
«Da giovanissimo ho intrapreso anche la carriera di insegnante, peraltro, in un liceo artistico, quindi, come preparazione culturale ho dovuto studiare i movimenti artistici del passato e del presente, ma la mia insegnante principale è stata mia madre che, oltre ad insegnarmi a coltivare la terra, mi ha sempre sostenuto in ogni mia iniziativa. Coltura e cultura hanno stretta affinità. Anche questa formazione di base, forse, mi ha spinto ad insegnare nel liceo artistico.
Sono stato, invece, fortemente influenzato dal primo lockdown, perché mi sono trovato totalmente impreparato alla chiusura totale. Mi erano rimasti solo frammenti di fogli di carta Fabriano e per questo ho cominciato a disegnare degli acquerelli. È una tecnica basilare ed ecologica: acqua, pigmenti e gomma arabica. Ogni giorno ho realizzato un acquerello diverso, trovando ispirazione dalle cose quotidiane, anche perché non potevo venire allo studio. L’acquerello è una tecnica che non ammette pentimenti, necessita di una predisposizione al coraggio».
«Lo studio, il mio studio, è stato fondamentale, anche perché è estremamente luminoso. Ho sempre preferito avere lo stretto indispensabile, ma “mio”; non per possesso, ma come forma di libertà. Con tutto lo spazio a disposizione nel mio studio ritrovato, ho realizzato gli acrilici, di piccole e grandi dimensioni.
Tra questi vi sono le “Isole Pedonali”, che incuriosiscono molti; tutto nasce quando ero a Verona, in quanto nella zona in cui vivevo c’era un’area di parcheggio, ma con notevoli limitazioni e imposizioni. A quel punto nasce il contrasto tra auto (meccanica) e l’orma del piede (biologica) e ho sentito che sono forme che possono assumere diversi significati, pur conservando la propria origine iconica».
«È impossibile fare previsioni, anche perché l’ispirazione è influenzata da molteplici fattori. Tre anni fa non avrei mai immaginato di elaborare circa cento acquerelli in quattro mesi. Non avrei mai immaginato di dedicare un’opera a Lucio del Pezzo, perché particolarmente colpito dalla sua scomparsa».
Effettivamente abbiamo avuto la possibilità di ammirare tutti gli acquerelli e alcuni lavori in corso ed è difficile non essere coinvolti. Ringraziamo il maestro Del Gaudio con cui abbiamo strappato un appuntamento al prossimo settembre.
di Angelo Morlando
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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