
La circoncisione rituale viene effettuata da millenni, consistendo in tutto e per tutto in un “rito di vita necessario”.
La pratica prevede un’operazione chirurgica sul membro maschile, con la rimozione, parziale o totale, o con la sola incisione del prepuzio, ossia la pelle che ricopre il glande. Essa è ampiamente diffusa tra i musulmani e gli ebrei, nonché negli Stati Uniti, nel sud-est asiatico e in Africa.
Naturalmente in epoca moderna i confini geografici sono solo una mera limitazione scritta, in quanto, grazie alla globalizzazione, intere culture e tradizioni sono progressivamente e fortunatamente traslate dai loro Paesi d’origine in altre zone del mondo. Castel Volturno, in tal senso, ne è un esempio più che tangibile, poiché da anni presenta una popolazione estremamente eterogenea il che modifica sostanzialmente quelle che sono le fisionomie sociali e le necessità annesse.
La Campania è tra le regioni che non prevedono la circoncisione all’interno delle attività ambulatoriali del servizio sanitario nazionale; non esistono quindi strutture adibite a questa tipologia di intervento, né alcun tipo di assistenza dedicata. Questo tipo di prestazioni sono invece previste in altre regioni, come Toscana, Marche ed Emilia Romagna, che da tempo hanno emanato diverse delibere (anche in seguito a casi di morte), per fornire un servizio adeguato ed evitare complicanze nei pazienti e con costi a carico del sistema sanitario.
Nel momento in cui un cittadino, extracomunitario o meno, non ritrova nello Stato un elemento di tutela assistenziale, finisce inevitabilmente per affidarsi a strutture clandestine, con tutti i rischi e le criticità che naturalmente questo tipo di pratica può comportare, se non effettuata in maniera corretta e in ambienti adeguati.
Eseguire una circoncisione non seguendo tutte le procedure necessarie può portare anche alla morte del paziente, ma se volessimo considerare solo il fattore “economico”, la necessità di un intervento, a seguito di complicanze per una circoncisione eseguita in maniera non conforme, comporta per il sistema sanitario, ogni anno, spese decisamente superiori se confrontate a quanto ammonterebbero i costi se si inserisse la pratica nei Lea. Questa sigla, che sta per “Livelli essenziali di assistenza”, prevede tutte quelle prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (tasse).
Al momento sono numerose le segnalazioni che la stessa Emergency sta fornendo alle autorità preposte, ma non sembrano esserci i margini per una risoluzione adeguata e in tempi brevi. Castel Volturno rischia di pagare un caro prezzo e solo (forse) quando la problematica sarà di rilevanza nazionale, finalmente si affronterà concretamente il problema.
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°224 – DICEMBRE 2021
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