
«INSIEME CONTRO LE TERRE DEI FUOCHI»
Il Vescovo di Acerra Mons. Di Donna interviene duramente sull’inquinamento ambientale
Anni di soprusi ambientali nel casertano e nel napoletano hanno mosso le coscienze di migliaia di cittadini, spesso scesi in piazza per chiedere giustizia per le tante morti precoci e il risanamento di una terra prima ricchissima e oggi, in parte, avvelenata. La politica non può esimersi da una facciata green che resta affascinante sulla carta, ma ancora poco concreta. Un grido di denuncia su questo immobilismo, però, non proviene unicamente dai cittadini e dei comitati, a chiedere giustizia c’è anche la Chiesa.
Il Vescovo di Acerra Mons. Antonio Di Donna, si è trovato dinanzi ad una realtà abusata dai crimini ambientali e ha deciso di informarsi denunciando una situazione ormai insostenibile. Abbiamo avuto il piacere di avere il Mons. Di Donna ospite della nostra redazione per un dibattito sull’inquinamento ambientale, il suo impegno e la realtà acerrana.

«La mia esperienza di vita è stata concentrata sull’insegnamento della catechesi, insomma su dinamiche ecclesiastiche interne. Otto anni fa sono arrivato ad Acerra e l’impatto con questa realtà mi ha aperto gli occhi, aiutandomi ad intervenire più decisamente sui temi inerenti l’inquinamento ambientale. Vedevo la sofferenza delle persone, particolarmente dei malati, che patiscono le conseguenze dell’inquinamento. Da quando sono ad Acerra ho celebrato oltre venti esequie di bambini deceduti per patologie legate ai crimini ambientali, quindi, sono entrato davvero dentro questa immane sofferenza.
Ho cercato di creare un movimento d’opinione, prima di tutto documentandomi, quest’ultimo passaggio è necessario per comprendere al meglio i fenomeni e non essere esposto alle critiche degli uomini di scienza legati al potere. Ritengo, quindi, che la prima operazione da svolgere sia quella sulla “verità”, informandosi sugli aspetti scientifici e medici utili a respingere la controinformazione esistente su questi temi.
Un esempio lampante di disinformazione consiste nella negazione del nesso di causalità tra l’insorgenza di malattie tumorali e l’inquinamento ambientale; voi sapete bene che tale nesso è stato negato scientificamente e solo dopo anni abbiamo ottenuto l’importante studio redatto dalla Procura di Napoli Nord che conferma quanto sospettato. Anche lo Stato, finalmente, ha riconosciuto questo nesso di causalità, anche se abbiamo dovuto battagliare parecchio.
L’inquinamento ha avuto inizio con la “terra”, quando negli anni ’80-’90 la Campania è diventata la pattumiera di rifiuti tossici provenienti dal Nord. Ora la situazione è diversa, c’è una consapevolezza maggiore, ma credo che la frittata sia stata fatta. L’inquinamento della terra è un danno irreversibili e i cittadini, ancora oggi, aspettano le bonifiche promesse. Gli industriali del Nord, i camorristi locali e una parte di politica connivente sono i responsabili di questi enormi danni.
Le conseguenze dell’inquinamento della terra si ripercuote ancora oggi sugli agricoltori, che trovano difficoltà nella vendita dei prodotti locali, quelli che una volta erano celebri per la loro prelibatezza…la famosa Campania Felix. Davanti a tutto questo, oggi, mi ritengo un Vescovo convertito dalla sofferenza della gente».

«Lo studio della Procura di Napoli Nord comprende solo i 38 comuni nell’area di interesse della Procura, lasciando fuori aree importanti come Acerra. Come vescovi della Campania abbiamo chiesto che tale ricerca venisse estesa a molti altri comuni afflitti dall’inquinamento».
«Ogni settimana vado a far visita ai giovani malati di cancro e di tumore, è commovente sentirli e percepire la forza delle loro “mamme coraggio”. Proprio da loro è partito il movimento dei comitati che hanno sollevato queste criticità. Le mamme sono state essenziali nella nascita del movimento di opinione. Diciamocelo chiaramente: la reazione delle Istituzioni a tutto ciò è stata debole.
La reazione della politica è stata molto debole. Ancora oggi qualche autorevole rappresentante ci dice che non dobbiamo più parlare di “Terra dei Fuochi” perché danneggiamo l’immagine della nostra realtà. Quindi? Dobbiamo dire che tutto va bene? Il “non parlarne” non è una soluzione. Neanche a me piace parlare di Terra dei Fuochi, anzi, credo sia arrivato il momento di parlarne al plurale. Secondo uno studio del Ministero dell’Ambiente, pubblicato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), in Italia ci sono più di 50 SIN (Siti di Interesse Nazionale) equamente distribuiti tra Nord, Centro e Sud.
Oggi dobbiamo parlare di Terre dei Fuochi e stare in silenzio non è una soluzione, occorre coordinamento tra i territori per un cammino comune. Sono ben 78 le Diocesi interessate a questi siti e quando abbiamo allertato i Vescovi molti ne sono rimasti stupefatti».
«Il movimento contro l’inquinamento a volte si muove tra il negazionismo di chi pensa che la Terra dei Fuochi sia una bufala e l’allarmismo di chi grida a un’immensa catastrofe. Su questo aspetto trovo lungimirante un’espressione che usa il Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo: “tra il negazionismo e l’allarmismo trionfa l’immobilismo”. Un limite dei movimenti è quello di essere frammentati, non si riesce a percorrere una strada comune».
«La Chiesa ha colto il grido dei movimenti, nella Bibbia c’è una frase emblematica “Ho ascoltato il grido del mio popolo”. Un grande aiuto c’è stato dato da Papa Francesco grazie al “Laudato si’”, nostro faro. Quest’ultimo non è solo un documento green, ma molto di più: è un alto documento di magistero sociale della Chiesa. Noi crediamo che la natura e l’ambiente siano il Creato; la Terra è un giardino che il Creatore ha affidato all’uomo affinché lo coltivi e lo custodisca. La Terra è madre e non può essere saccheggiata, preservarla significa fare un atto di carità verso le future generazioni»
«Oggi il vero problema è nell’aria, particolarmente a causa dei roghi tossici, che sono il frutto dell’economia sommersa, del lavoro nero. Le piccole aziende dell’hinterland napoletano per smaltire determinati rifiuti dovrebbero pagare fior di quattrini, mentre basta dare 50 euro ad un rom che poi andrà ad essere etichettato come unico responsabile dell’inquinamento. Smantellare questo sistema significa fare i conti con il problema “occupazionale”, come se ci ponessero davanti ad una scelta: o la salute o il lavoro».

«L’inceneritore è uno strumento utile se funzionasse bene e se fosse controllato, ma quest’ultima componente manca. Noi effettivamente non sappiamo quanto e cosa brucia l’inceneritore e, soprattutto, se ciò che rilascia in aria è nella norma. Gli inceneritori sono ovunque, l’Emilia Romagna ne ha sei e Brescia ne ha uno al centro della città, il problema è la sommatoria dell’inquinamento dell’inceneritore con altri fenomeni a danno dell’ambiente.
Secondo alcuni l’inquinamento ad Acerra deriva dagli aerei e dal Porto di Napoli, oltre che dalle povere pizzerie…l’inceneritore, invece, inquina nella misura dello 0.001%. Lo studio che avanza queste affermazioni è stato finanziato dalla società che gestisce l’inceneritore, ciò non è per nulla credibile. Chi dovrebbe controllare è l’ARPAC, ma metà delle azioni del consiglio di amministrazione dell’inceneritore è della Regione Campania, quindi controllore e controllato sono la stessa persona. Difatti, non mi stancherò mai di dire che occorre un soggetto terzo che possa controllare questa realtà in modo imparziale. Un’altra notizia sconvolgente è che da un anno la centralina principale di Acerra non è funzionante, che è proprio quella vicina all’inceneritore.
Io però voglio lasciare il campo agli esperti per approfondire tali questioni, ma da ignorante mi chiedo: perché il comune di Acerra riceve ristori annuali da quando vi è l’inceneritore se quest’ultimo ha un impatto ambientale pari a zero? L’inceneritore venne imposto con la forza e Acerra salvò l’intera Regione dal dramma dei rifiuti, a questo punto chiedo che gli venga riconosciuto il ruolo di “Città Martire”».
«C’è bisogno del tracciamento dei tumori, ancora oggi non siamo in grado di avere una situazione chiara. Un’altra priorità è il tracciamento dei rifiuti, ormai tutto è tracciato in Italia tranne questo comparto, invece sarebbe essenziale per identificare i trasporti che si muovono dal Nord. Chiediamo, inoltre, che ci sia una moratoria, che i territori più colpiti da questo dramma siano blindati. Si riconosca che questi territori sono malati e hanno già dato, oltre ad aver pagato duramente il prezzo dell’inquinamento ambientale.
Nelle Conferenze dei servizi ci sono liste d’attesa di una decina di aziende, che tratterebbero anche rifiuti inquinanti, che aspettano di impiantarsi nel territorio acerrano e in quello circostante. La Campania è grande, non è possibile che solo una piccola porzione di territorio paghi continuamente questi danni. Il sospetto è atroce ma lo devo dire: proprio a causa della condizione disastrosa del territorio, lo si vuole condannare definitivamente a morte».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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