
Claudio Menna, classe 1985, è un fotoreporter napoletano. Si occupa soprattutto di sociale ed inquinamento ambientale – uno dei suoi ultimi reportage è infatti sulla Terra dei Fuochi – e ha una grande passione per l’insegnamento. Analisi 1 e 2, ma soprattutto fotografia: il suo corso di base ai Magazzini Fotografici di Yvonne de Rosa è una fucina di appassionati che prendono in mano le reflex e girano la città puntando l’obiettivo su vicoli e volti di Napoli. Uno spazio in cui si impara la tecnica, ma si agisce col cuore.
«Ho iniziato a lavorare due anni dopo la Laurea in Architettura, ma da subito mi ritagliavo degli spazi per scattare e studiare i reportage di fotografia. Volevo farne uno anch’io, ma non sapevo da che punto iniziare. Cominciai a documentare, con piccole incursioni, un posto abbastanza inusuale: si trattava di un ex deposito ATAM abbandonato, uno squat occupato da una comunità di giramondo. Grazie ai reportage di altri fotografi, ho capito come costruire il mio racconto. Poi con la fortuna di conoscere altri fotografi, ho compreso a pieno questo mondo».
«All’inizio avevo una reflex analogica e semplicemente leggendo un paio di manuali riguardo la fotografia, ho messo in atto quelle regole. In generale, non ho mai dato molta importanza alla tecnica, mi sono reso conto subito che guardare quell’aspetto mi distoglieva dal senso che volevo dare alle fotografie. “Less is more”, il contenuto è più importante della tecnica. Dopodiché ho tenuto anche dei workshop di fotografia, capendo che insegnare è il miglior modo di imparare».
«Certo, devi essere bravo a saperti muovere e ci vuole sicuramente tempo. Bisogna fare molti sacrifici, e questo non vuol dire passare ore a fotografare, ma essere consapevoli che si possono attraversare dei periodi senza risposta economica. Fino a dieci anni fa non era un lavoro scelto da tanti, la fotografia era molto valutata. Oggi, paradossalmente con meno domanda lavorativa, c’è molta più offerta. Tengo a sottolineare che personalmente non credo ci sia bisogno di andare in altri Stati o cercarsi situazioni disastrate per fotografare. Quello che ad esempio fanno molti reporter oggi in Ucraina a causa della guerra, puoi farlo allo stesso modo nel luogo in cui vivi. Per i fotografi qualsiasi momento o luogo è essenziale».
«Con Magazzini Fotografici collaboro da pochissimo, il primo corso è infatti iniziato poco prima della pandemia. Si tratta di un corso di otto lezioni che insegna le basi per poter imparare ad usare correttamente la macchina fotografica stile reflex. Inoltre, cerco sempre di associare alla parte tecnica qualche tips che renda il tutto più interessante e leggero. È un corso indirizzato veramente a tutti, sia ragazzi che adulti».
«Fotografa tanto, guarda molte foto e associa all’istinto del fotografare anche lo studio. Devi riuscire a crearti negli anni una credibilità. L’autodidatta per quanto possa avere fame di vita ha bisogno di studiare, soprattutto se c’è l’intenzione di fare foto per lavoro. Ancora, è essenziale circondarsi di persone che svolgono questo mestiere da tempo, qualcuno che possa insegnare ancora di più attraverso la propria esperienza».
di Lucrezia Varrella e Iolanda Caserta
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