
I diritti afferenti la comunità LGBTQIA+ (ossia di lesbiche, gay, bisessuali, transgender, e di tutte le altre miriadi di sfumature contenute in quel più) derivano dalla declinazione peculiare di quello che è il principio ispiratore di tutti gli ordinamenti democratici moderni dotati di un catalogo di diritti: ossia il principio di non discriminazione, in virtù del quale nessun individuo può vedersi negate le proprie libertà a causa dell’opinione politica, della razza, della lingua, della religione, ma anche del sesso, dell’orientamento sessuale, o di ogni altra condizione. Tuttavia, il processo di integrazione e la piena e concreta applicazione di tale principio stenta ad attecchire in molti ordinamenti.
Per quanto concerne il nostro Paese, la situazione ordinamentale italiana è più complessa di quanto sembri. Federico Maria de Luca di Melpignano, avvocato amministrativista, è da anni impegnato nel settore in qualità di esperto dell’UNAR (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali a Difesa delle Differenze).
«L’UNAR è l’ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, deputato a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità. Nasce nel 2003 con il d.lgs. n. 215, su impulso comunitario, in seguito alla direttiva n. 2000/43/CE. La sua azione si svolge su due piani: monitoraggio e impulso. Anzitutto l’Ufficio svolge un’azione di monitoraggio e controllo attraverso il Contact center, un servizio gratuito e multilingue rivolto alle vittime e ai testimoni di discriminazione, che svolge anche l’attività istruttoria propedeutica alle misure di intervento. Il Contact center, quale osservatorio privilegiato, svolge la sua funzione di impulso, interagendo con gli altri uffici del Governo, con gli Enti Territoriali, con la Magistratura e con il Parlamento, per promuovere e suggerire best practices e comportamenti positivi tramite azioni concrete, finanziando progetti che le associazioni, l’imprenditoria, gli enti locali sono chiamati a svolgere in partnership».
«Il Dipartimento per le Pari Opportunità, con la collaborazione dell’UNAR, nel 2013 ha approvato la “Strategia nazionale LGBT” e si prepara ad adottarne una nuova per il 2022. Successivamente è stato istituito il Tavolo di consultazione permanente, uno strumento di dialogo e confronto tra le istituzioni e le associazioni di settore. È in corso di elaborazione la nuova Strategia nazionale, le cui principali aree di interesse riguardano:
«La difficoltà principale nel contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere riguarda l’indeterminatezza di tali concetti e la non facile definizione dei fattori e degli atti di discriminazione. A questo si devono aggiungere i cambiamenti sociali in atto, che impongono una nuova visione dei concetti di famiglia, di genitorialità, nonché una diversa definizione di sesso, di genere, di orientamento sessuale. Inoltre, in virtù della mancanza in Italia di una legge ad hoc, l’effettiva tutela della dignità delle persone LGBTQIA+ vittime di violenza o discriminazione, passa necessariamente attraverso il ricorso all’autorità giudiziaria (passaggio complesso e oneroso e come tale spesso riservato ad una élite). Da qui il ruolo dell’UNAR che spesso si confronta con l’arretratezza culturale alla quale occorre rispondere con una costante attività di prevenzione e sensibilizzazione, incentrata sulla dignità della persona e sul diritto al riconoscimento dell’identità sessuale, in una dimensione di reciproco rispetto».
di Avv. Mariella Fiorentino e Benedetta Guida
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N°230 – GIUGNO 2022
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