
“Ciao, diamoci del tu. Mandami un messaggio whatsapp lunedì e concordiamo il giorno e l’orario”: è la mail che Aldo Cazzullo ha scritto ed inviato al mio indirizzo alcune settimane fa, in risposta ad una richiesta di intervista sulla guerra russo-ucraina. Il desiderio di dibattere, approfondire e riflettere sull’argomento clou di questi mesi era forte ed ho cercato di farlo con una figura esperta che da circa venti anni si occupa dei principali avvenimenti nazionali ed internazionali. Aldo Cazzullo è uno scrittore e giornalista, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera dal 2003.
Nella sua carriera giornalistica ha raccontato le elezioni di Bush, Erdogan, Sarkozy, Obama, Sanchez, Johnson, Trump, Macron e quelle di altri leader politici internazionali. Ha intervistato personaggi del calibro di Gérard Depardieu, Steven Spielberg, Bill Gates, Jacques Le Goff, Daniel Day Lewis, Don De Lillo. Ha seguito cinque edizioni delle Olimpiadi e cinque Mondiali di Calcio. Dopo alcune chiamate andate a vuoto, riusciamo finalmente a stabilire una connessione telefonica. Saluti e poi subito nel cuore dell’argomento.
«Penso che Putin abbia sottovalutato la resistenza del popolo ucraino e la compattezza dell’Occidente, che ha reagito con le sanzioni e con le armi inviate all’Ucraina.
Penso, inoltre, che abbia sottovalutato lo stesso popolo russo, cosa che per un autocrate come lui è un errore imperdonabile. Putin non si è forse reso conto che questa guerra non è così popolare in Russia, né nel suo entourage, che grazie alle sanzioni è stato colpito nella cosa più cara e preziosa, il patrimonio; né tra la gente. Certo, Putin ha ancora un consenso, anche se è sempre molto difficile misurare il consenso in una dittatura. Questa guerra, però, può essere definita allo stesso tempo crimine ed errore per Putin, un errore che sta pagando. Si è infilato in una brutta situazione, orribile per gli ucraini ma brutta anche per lui».
«Personalmente sono assolutamente favorevole all’invio delle armi in Ucraina. Non penso che quest’azione alimenterebbe la guerra ma, anzi, la abbrevierebbe. L’unico modo per indurre Putin ad accettare un compromesso è quello di mettere in difficoltà il suo esercito. Se non si aiuta l’Ucraina la si costringe o ad una battaglia disperata, con una strage di civili enorme; oppure alla resa, e Putin in questo caso potrebbe pensare di fare quello che vuole avendo un totale controllo.
Secondo il mio parere, Putin deve essere indotto ad accettare un compromesso che purtroppo sarà doloroso un po’ per tutti. Già si comincia ad intravedere una possibile via d’uscita per la fine della guerra: la Russia potrebbe annettere al suo territorio un pezzetto dell’Ucraina, ovvero la striscia costiera dove si trova Mariupol e il Donbass, ma Zelensky così facendo salverebbe il resto dell’Ucraina che resterebbe indipendente. È chiaro che poi ci troveremmo di fronte ad una pace armata, come quella del Kosovo o del Libano, zone in cui se non ci fossero le forze di interposizione internazionale la guerra ricomincerebbe il giorno dopo. Non è ovviamente un auspicio o una giusta soluzione, sarebbe appunto un compromesso grazie al quale Putin commetterebbe comunque un’ingiustizia, prendendo un pezzo di paese che non è suo. In questo modo si eviterebbe però la guerra».
«Io questo non lo voglio nemmeno pensare, nel senso che non credo che Putin sia impazzito. Credo che ragioni secondo schemi antichi, si muove in una logica novecentesca, direi quasi ottocentesca: ammassare le truppe al confine, aggredire, invadere, occupare. Sono logiche vecchie. L’Occidente si muove invece seguendo logiche da terzo decennio del ventunesimo secolo: sanzioni finanziarie e isolamento internazionale. Oggi esiste il mondo globale, il quale impone dei prezzi da pagare ma soprattutto dei vantaggi. Dei vantaggi possiamo sicuramente annoverare il fatto che le guerre risultano un metodo barbaro e antico di risoluzione delle questioni internazionali.
Se volessimo mettere a confronto le logiche russe e quelle dell’Occidente, potremmo dire che Putin è analogico, mentre Zelensky è digitale; Putin si fa mandare i fax, nemmeno le mail, Zelensky invece interviene in collegamento online nei parlamenti occidentali. Lo ha fatto al Congresso di Washington e a Montecitorio, dove vergognosamente molti deputati non si sono presentati. Tutto questo per dire che Putin si muove e comunica in modo vecchio. Si sta rivelando meno forte di quello che pensava di essere o di quello che noi pensavamo che fosse».
«Draghi ha detto una cosa molto chiara: “Tutti pagheremo un prezzo in questa guerra”. Lo pagheranno le banche che sono esposte verso la Russia, le imprese che perderanno una quota di export. Lo stanno pagando i cittadini con gli aumenti del gas e del carburante. Aumenti che sembrano uguali per tutti ma che colpiscono chiaramente i più deboli. Una gran parte dei cittadini di tutti i paesi pagheranno un prezzo. È ovvio che l’Occidente deve cercare di dosare le sanzioni in modo che facciano male più al sanzionato che non al sanzionante, cioè più a Putin che non a noi. Per esempio, se blocchiamo l’esportazione degli alimentari italiani verso la Russia, quest’ultima si ingegnerà per cercare di produrre prodotti a cui daranno magari il nome italiano, ma che non lo sono.
In questo modo non si danneggia l’economia russa ma la si favorisce, finendo per danneggiare la nostra. Le sanzioni finanziarie, invece, funzionano molto bene perché colpiscono Putin e gli oligarchi nella cosa cui tengono di più, il patrimonio. Un patrimonio che hanno derubato al loro stesso popolo, comportandosi come dei ladri. È successo questo nell’Unione Sovietica, quando gli amministratori dei beni pubblici si sono proclamati padroni dei suddetti beni pubblici.
Questo meccanismo, nato con Eltsin, è stato perfezionato da Putin, che ha creato una classe ristretta di oligarchi che possiedono patrimoni immensi. Con le sanzioni dell’Occidente, però, gli oligarchi cominciano ad essere meno entusiasti del Putinismo».
«Ma certo. Anche la presidente della Banca russa ha preso le distanze da Putin, che ha fatto fuori due generali dell’Fsb (Servizi segreti russi), responsabili secondo lui di aver fornito informazioni sbagliate del conflitto. Quindi Putin inizia ad essere insoddisfatto dei suoi e, viceversa, questi ultimi di Putin. Cominciano a formarsi delle crepe interne. Con questo non sto negando che Putin abbia ancora il consenso, ci sono evidentemente delle aree che lo appoggiano. La guerra in Ucraina, però, sta isolando la Russia e sta peggiorando la qualità della vita dei russi: ci sono soldati che muoiono, famiglie che sono angosciate, persone che non possono più usare il bancomat o la rete. Insomma, anche il popolo russo sta soffrendo per la guerra e l’isolamento e sta pagando un prezzo. Un prezzo che è sia un crimine che un errore. Ed infatti, la guerra in Ucraina è allo stesso tempo crimine ed errore».
«È chiaro che pure i giovani pagano un prezzo salatissimo. I giovani russi sono ormai abituati a vivere secondo uno stile occidentale, con i social e i consumi, e si trovano ora senza tutto questo».
A questo punto dell’intervista, il giornalista del Corriere mi ferma per fare un elogio a tutti i cittadini russi che si stanno ribellando in patria, definendoli «eroi, gente che mette a rischio il proprio corpo, la propria vita, il proprio lavoro, vengono licenziati e arrestati, vengono picchiati. Uomini e donne che hanno un coraggio enorme e che scendono in piazza per manifestare contro Putin senza paura».
«Tutto è molto in movimento. Qualche mese fa pensavamo che Biden volesse ricucire il rapporto con Putin per averlo al proprio fianco nel confronto con quello che il presidente americano riteneva e ritiene essere il vero avversario, la Cina.
Oggi, invece, quest’ultima cerca di mediare tra la Russia e l’Occidente. La potenza orientale vorrebbe conquistare Taiwan, ma finora non l’ha ancora fatto anche perché forse sa che per Taiwan gli americani sono disposti a combattere, cosa che per l’Ucraina non hanno fatto.
Parte dell’opinione pubblica critica la Nato dicendo che si è espansa troppo verso oriente, altri la criticano perché secondo loro dovrebbe essere più coraggiosa e inglobare anche l’Ucraina. Lo scenario dunque è in continuo cambiamento. A me ha colpito molto l’astensione dell’India sul voto di condanna per l’aggressione russa. La stessa scelta della Cina, due paesi che insieme rappresentano quasi 3 miliardi di persone si sono astenuti e non hanno preso posizione contro Putin.
Non c’è dubbio, poi, che anche dal punto di vista del sistema finanziario la Russia abbia compiuto un altro passo verso l’Est e la Cina. Una Russia che sembra diventare più asiatica e meno europea. Intanto, è importante che tacciano le armi perché le trattative sotto le bombe non hanno molto senso. La premessa per una trattativa dovrebbe essere il cessate il fuoco».
«In Russia non puoi scrivere liberamente quello che pensi. È così da sempre. Il fatto stesso che i nemici di Putin abbiano tranquillamente accesso alle tv italiane mentre in Russia la situazione è completamente diversa, conferma la superiorità della democrazia sull’assolutismo».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°228 – APRILE 2022
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