
Era al volante della Fiat Croma che avrebbe riaccompagnato il Giudice Falcone a Palermo, il 23 maggio 1992. Le immagini di quei giorni fanno ancora rabbrividire, così come il suo volto segnato dal dolore accompagnato da quelle parole dette con la forza di chi non vuole arrendersi: Io vi perdono ma voi vi dovete inginocchiare.
Dimenticare ci renderebbe complici di una strage voluta da uomini abituati ai dimenticatoi. Dimenticare equivarrebbe a dire che il male non si può vincere, rifugiandosi nelle paure che non fanno altro che negare la nostra voce, ci tappano le bocche.
Dimenticare ci abituerebbe all’indifferenza, ci farebbe pensare che il presente e il futuro non ci interessano. Saremmo convinti che il male non appartiene a noi, alla nostra storia e a quegli anni accecati dal dolore e trafitti dall’ingiustizia.
Gli uomini si distinguono dalle bestie perché quest’ultime credono nella forza, e fanno della morte il loro unico verbo, e Giovanni Falcone questo lo sapeva.
Ricordare, difendere i valori della convivenza civile nel rispetto della legge e difenderli: per questa sua difesa Falcone viene ucciso dalle bestie.
Forse col sangue celebrano l’abisso in cui si trova il loro animo, e forse noi siamo stati pessimi ad aspettare che il sangue si riversasse per unirci sul serio al grido di Falcone. Quest’uomo non può essere dimenticato, nell’animo di tutti deve restare un esempio, la prova della legge che unisce gli uomini.
Immaginiamo che la nostra morte ci venga annunciata. Proviamo a vederci in mezzo al sangue, con il corpo a metà tra l’asfalto e le lamiere taglienti, contorte.
È possibile crocifiggere il domani dei nostri figli, gettarli nelle mani di chi uccide nascondendosi dietro bombe o minacce?
Noi crediamo non sia possibile.
Ricordiamo Falcone per ricordarci di tutti gli innocenti, morti in quei luoghi dove il sangue gronda ancora dai muri, attraverso le lacrime di chi non accetterà mai tutto quello che è stato.
Ricordiamo per avere il diritto di definirci liberi e giusti, per non permettere mai più a questa maledetta paura di smorzare in gola il nostro grido: il silenzio è mafia, il silenzio UCCIDE.
di Daniela Russo
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