
Next Generation sembra il titolo di un anime giapponese, invece è la storia di un gruppo agli albori che ha vinto e convinto.
Sotto la guida di Meo Sacchetti, i “rimaneggiati” azzurri hanno espresso un gioco semplice, pulito e ordinato. Una pallacanestro efficace, senza sbavature, fatta di generosi extrapass, alte percentuali, schiacciate roboanti. Gli esperti del gruppo hanno dalle 9 alle 22 presenze con la maglia azzurra. Il più navigato è Amedeo Tessitori, unico superstite dell’ultimo Mondiale in Cina.
Ma ciò che sconvolge è la fiducia e la sicurezza che i giovanissimi esordienti – Spissu, Ruzzier, Akele, Tambone, Bortolani e Spagnolo (classe 2003 in forza al Real Madrid) – hanno mostrato nei molti minuti concessogli da coach Sacchetti. Sono loro il futuro della pallacanestro italiana: quelle facce pulite sono una ventata di aria fresca per l’intero movimento.
Non è mancato il tributo a Kobe Bryant, in campo e fuori. Il giorno prima il gruppo di Italbasket ha omaggiato il campione scomparso a gennaio radunandosi nel playground di parco Montedonzelli, recuperato dall’associazione americana Venice Basketball League in collaborazione con l’artista napoletano Jorit.
di Francesco Cimmino
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