
Il Maestro Keith Goodmann è un personaggio di poche parole, preferisce esprimersi in musica, linguaggio universale essenziale. Dietro questo velo di umiltà c’è un’enorme vocazione per la musica che ha spinto il M° a studiare presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove si è diplomato in: Pianoforte, Composizione, Direzione d’orchestra, Strumentazione per banda, Musica Corale. Direttore dell’Orchestra San Giovanni e, dal 2018, direttore dell’Orchestra dell’Università Parthenope di Napoli, il Maestro Goodmann resta una figura di spicco nel panorama musicale partenopeo, e non.
«Come compositore mi inspiro in particolare alla grande tradizione tardo romantica; come interprete ad una visione musicale possibilmente oggettiva».
«Varie. Ricordo con piacere le collaborazioni concertistiche con i grandi pianisti Francesco Libetta e Vincenzo Maltempo».
«Nasce a Napoli nel 2009 nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, dove inizialmente avevamo una sede per fare le prove. Oggi si compone di musicisti eccellenti, giovani e professionisti insieme che, talvolta, arrivano fino a 50 elementi, secondo i contesti».
«Abbiamo effettuato centinaia di concerti in Italia e all’estero, anche se spesso con difficoltà non avendo sempre sufficienti certezze economiche. Dopo più di dieci anni, può essere considerata una bella realtà stabile sul territorio campano».
«Forse amano in particolare l’opera lirica italiana. Seppur in ritardo, sono rimasti molto colpiti dalla grande cultura occidentale che, talvolta, cercano anche di imitare. Rischiamo un sorpasso, per così dire, visto che noi la stiamo trascurando la nostra “cultura”».
«In questi mesi ho scritto un Valzer per orchestra, delle variazioni per pianoforte e ora mi hanno commissionato un brano per viola sola che sto ultimando».
«Purtroppo il mondo sembra andare al contrario e la vera Musica ha, generalmente, poco spazio. Per cultura ormai si intende qualsiasi cosa venga data in pasto al pubblico e che, di solito, accetta tutto passivamente per ignoranza o per pigrizia».
«Oggi sembra che per essere direttori sia sufficiente avere una bacchetta in mano. Uno studio lungo e serio della composizione, dell’orchestrazione ecc., spesso viene ormai evitato o fatto in maniera approssimativa. Fino a qualche decennio fa, invece, era la base per poter intraprendere seriamente questo percorso».
«Sicuramente non facile e con molte incertezze, ma l’importante è stato riprendere dopo queste chiusure».
«Per qualsiasi pubblico sia attento ed interessato e spero di poter riprendere regolari tournée di concerti, anche all’estero. Invece Opere che vorrei dirigere sono tante, in particolare le grandi pagine sinfoniche, penso alle Sinfonie di Beethoven per esempio».
«Sto organizzando degli eventi a Napoli da fine giugno in poi per la stagione estiva».
di Fernanda Esposito
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