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La crisi delle Università attraverso gli occhi dei giovani

Luisa Del Prete
Luisa Del PreteRedazione Informare
5 agosto 20215 min di lettura

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La crisi delle Università attraverso gli occhi dei giovani
Due matricole raccontano la loro esperienza in facoltà tradizionali e telematiche

“Gli universitari dimenticati”, “La crisi delle Università” queste le parole che in questi ultimi due anni sono state pronunciate ripetutamente quando si affrontava il tema degli atenei. Il Covid ha dimenticato gli universitari, ha mandato in crisi l’Università.
Ha capovolto i ruoli, sconvolto i metodi di insegnamento, rivoluzionato – nel bene o nel male – tutto il sistema tradizionale.

Ma alla crisi delle Università “in presenza”, c’è stato invece un forte rilancio delle Università telematiche, le quali, invece, hanno continuato a svolgere le loro lezioni in maniera invariata dalla situazione pre-crisi.

Ma qual è l’effettiva strada da scegliere? Per approfondire questo discorso abbiamo intervistato due giovani matricole con l’intento di dar voce in capitolo a chi, fino ad ora, non ne ha mai avuto e per capire quali sono le differenze tra i vari tipi di Università. La prima intervistata è iscritta e frequenta un’Università in presenza, la seconda in una telematica.

Daniela Castiello, studentessa di Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Perché hai scelto un ateneo di stampo “classico” in cui lezioni ed esami sono in presenza?

«In realtà penso che non è una scelta totalmente fatta dalla persona in sé, in quanto l’Università viene sempre presentata “di stampo classico” e quindi come la scelta “positiva”, mentre invece le Università telematiche vengono presentate in maniera negativa in quanto sono private e “non danno una formazione adeguata”. Personalmente io ho scelto un ateneo di stampo classico in quanto ritengo che la divulgazione del sapere e la scuola, con i suoi gradi di istruzione, debbano essere fatti con interazione tra le persone, che non si limita a un contatto solo attraverso uno schermo, ma diventi anche un contatto fisico ed emotivo. Andando in presenza non solo posso conoscere nuove persone, ma anche conoscere nuovi posti in quanto provenendo da un paese di provincia, posso vedere nuovi luoghi a seconda di dove si trova la mia sede».

Questa situazione pandemica come ha modificato il tuo modo di vedere l’Università?

«Questa situazione pandemica ha modificato in modo del tutto negativo il mio modo di vedere l’Università… avevo delle aspettative molto grandi. Tutte le persone che mi circondano hanno espresso sempre pareri molto positivi sull’ambiente universitario e le possibilità di crescita personale.
Con la pandemia questa cosa non si è verificata perché non ho sentito il distacco con il liceo dato che mi hanno permesso di svolgere lezioni in presenza solo per due giorni e per le matricole, i primi giorni, sono difficili da affrontare. Inoltre, la modalità a distanza anche se più “comoda”, dopo un po’ stanca e non ricevendo stimoli, ho iniziato anche a dubitare del percorso universitario scelto e del mio futuro».

Gli esami a distanza ti mettono più o meno a disagio di un ipotetico esame in presenza?

«Ritengo che gli esami a distanza mettono meno a disagio perché non c’è il contatto diretto con il professore e che, anche se c’è una platea a distanza che ti segue, non c’è la stessa pressione come da vicino. Però ci sono molti fattori che a distanza, invece, possono provocare “disagio” come, ad esempio, la connessione scarsa (che in alcuni casi fa annullare l’esame) oppure l’isolarsi il più possibile dall’ambiente familiare onde evitare rumori».

Come immagini il ritorno a lezioni ed esami in presenza?

«Il ritorno a lezioni ed esami in presenza non riesco del tutto ad immaginarlo, però credo sia di molto incrementata l’ansia soprattutto per gli esami che fino ad ora ho svolto prevalentemente online. Allo stesso tempo però prospetto un ritorno con una sensazione più che positiva».

Antonia Crescenzo, studentessa di Scienze dell’educazione presso l’Università Telematica Pegaso.

Perché hai scelto un ateneo telematico in cui lezioni ed esami sono online?

«Ho scelto un ateneo telematico per poter continuare a studiare e allo stesso tempo anche lavorare; questa scelta mi ha permesso di farlo e adesso riesco a gestire quelle che sono le lezioni online ritagliandomi anche del tempo per il lavoro e per lo studio, non togliendo tempo a nessuno dei due e continuando il tutto con grande impegno.
A differenza delle videolezioni, che sono da sempre state telematiche, per gli esami la situazione è diversa: prima della pandemia venivano svolti in sede, si poteva anche scegliere una sede più vicina, mentre adesso causa Covid sono diventati telematici».

Cosa ne pensi dei pregiudizi che affermano che l’Università telematica sia più “semplice” di un’Università in presenza?

«Parto dal presupposto che anche io partivo con dei pregiudizi poiché ignoravo totalmente il mondo dell’Università telematica; provenendo dall’Università Federico II, avevo quei soliti pregiudizi sulla “semplicità” della telematica rispetto a quella in presenza.
Ma io credo che queste idee non sussistano in quanto per ogni cosa, se la si fa con impegno e determinazione, non esiste la “semplicità”.
Credo che l’Università tradizionale sia complessa da un punto di vista organizzativo; ero iscritta ad una facoltà in presenza e mi risultava difficile gestire i miei tempi gli spostamenti da una sede all’altra, gli orari delle lezioni.
Ora è tutto diverso, con la telematica riesco a gestire molto più efficacemente la mia vita».

Credi che la tua laurea in un’Università telematica pregiudichi quella che è la tua esperienza nel mondo del lavoro?

«Non solo lo credo, ma lo do quasi per certo. Penso anche che questo mi possa quasi “limitare”, però una cosa che ho capito è che l’impegno supera i pregiudizi».

di Luisa Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 220 – AGOSTO 2021

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  • #esami in presenza
  • #esami online
  • #giovani matricole
  • #Università
  • #Università in presenza
  • #università telematica
Luisa Del Prete
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