
“Gli universitari dimenticati”, “La crisi delle Università” queste le parole che in questi ultimi due anni sono state pronunciate ripetutamente quando si affrontava il tema degli atenei. Il Covid ha dimenticato gli universitari, ha mandato in crisi l’Università.
Ha capovolto i ruoli, sconvolto i metodi di insegnamento, rivoluzionato – nel bene o nel male – tutto il sistema tradizionale.
Ma alla crisi delle Università “in presenza”, c’è stato invece un forte rilancio delle Università telematiche, le quali, invece, hanno continuato a svolgere le loro lezioni in maniera invariata dalla situazione pre-crisi.
Ma qual è l’effettiva strada da scegliere? Per approfondire questo discorso abbiamo intervistato due giovani matricole con l’intento di dar voce in capitolo a chi, fino ad ora, non ne ha mai avuto e per capire quali sono le differenze tra i vari tipi di Università. La prima intervistata è iscritta e frequenta un’Università in presenza, la seconda in una telematica.
Daniela Castiello, studentessa di Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
«In realtà penso che non è una scelta totalmente fatta dalla persona in sé, in quanto l’Università viene sempre presentata “di stampo classico” e quindi come la scelta “positiva”, mentre invece le Università telematiche vengono presentate in maniera negativa in quanto sono private e “non danno una formazione adeguata”. Personalmente io ho scelto un ateneo di stampo classico in quanto ritengo che la divulgazione del sapere e la scuola, con i suoi gradi di istruzione, debbano essere fatti con interazione tra le persone, che non si limita a un contatto solo attraverso uno schermo, ma diventi anche un contatto fisico ed emotivo. Andando in presenza non solo posso conoscere nuove persone, ma anche conoscere nuovi posti in quanto provenendo da un paese di provincia, posso vedere nuovi luoghi a seconda di dove si trova la mia sede».
«Questa situazione pandemica ha modificato in modo del tutto negativo il mio modo di vedere l’Università… avevo delle aspettative molto grandi. Tutte le persone che mi circondano hanno espresso sempre pareri molto positivi sull’ambiente universitario e le possibilità di crescita personale.
Con la pandemia questa cosa non si è verificata perché non ho sentito il distacco con il liceo dato che mi hanno permesso di svolgere lezioni in presenza solo per due giorni e per le matricole, i primi giorni, sono difficili da affrontare. Inoltre, la modalità a distanza anche se più “comoda”, dopo un po’ stanca e non ricevendo stimoli, ho iniziato anche a dubitare del percorso universitario scelto e del mio futuro».
«Ritengo che gli esami a distanza mettono meno a disagio perché non c’è il contatto diretto con il professore e che, anche se c’è una platea a distanza che ti segue, non c’è la stessa pressione come da vicino. Però ci sono molti fattori che a distanza, invece, possono provocare “disagio” come, ad esempio, la connessione scarsa (che in alcuni casi fa annullare l’esame) oppure l’isolarsi il più possibile dall’ambiente familiare onde evitare rumori».
«Il ritorno a lezioni ed esami in presenza non riesco del tutto ad immaginarlo, però credo sia di molto incrementata l’ansia soprattutto per gli esami che fino ad ora ho svolto prevalentemente online. Allo stesso tempo però prospetto un ritorno con una sensazione più che positiva».
Antonia Crescenzo, studentessa di Scienze dell’educazione presso l’Università Telematica Pegaso.
«Ho scelto un ateneo telematico per poter continuare a studiare e allo stesso tempo anche lavorare; questa scelta mi ha permesso di farlo e adesso riesco a gestire quelle che sono le lezioni online ritagliandomi anche del tempo per il lavoro e per lo studio, non togliendo tempo a nessuno dei due e continuando il tutto con grande impegno.
A differenza delle videolezioni, che sono da sempre state telematiche, per gli esami la situazione è diversa: prima della pandemia venivano svolti in sede, si poteva anche scegliere una sede più vicina, mentre adesso causa Covid sono diventati telematici».
«Parto dal presupposto che anche io partivo con dei pregiudizi poiché ignoravo totalmente il mondo dell’Università telematica; provenendo dall’Università Federico II, avevo quei soliti pregiudizi sulla “semplicità” della telematica rispetto a quella in presenza.
Ma io credo che queste idee non sussistano in quanto per ogni cosa, se la si fa con impegno e determinazione, non esiste la “semplicità”.
Credo che l’Università tradizionale sia complessa da un punto di vista organizzativo; ero iscritta ad una facoltà in presenza e mi risultava difficile gestire i miei tempi gli spostamenti da una sede all’altra, gli orari delle lezioni.
Ora è tutto diverso, con la telematica riesco a gestire molto più efficacemente la mia vita».
«Non solo lo credo, ma lo do quasi per certo. Penso anche che questo mi possa quasi “limitare”, però una cosa che ho capito è che l’impegno supera i pregiudizi».
di Luisa Del Prete
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