
La foglia di fico: recensione del libro di Antonio Pascale
Antonio Pascale è scrittore, saggista, autore teatrale e televisivo e ispettore presso il Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali). In sintesi è un appassionato conoscitore della Natura nel suo senso più ampio. Nel libro “La foglia di fico” l’autore racconta dieci storie il cui epicentro iniziale è una pianta/vegetale (cactus, faggio, ciliegio, tiglio, pino, agrumi, olivo, quercia e leccio, fico e grano). In ogni racconto s’intrecciano storie di esseri umani. Nelle ultime due pagine vi è anche una nutrita bibliografia/sitografia ovvero “crediti scientifici”, perché gli studi/documenti/atti citati nel libro sono tutti verificabili.
Cito l’introduzione, perché ritengo che meglio riesca a sintetizzare i contenuti dell’opera:
“Cosa racconta questo libro? Di un uomo che più vive più dimentica, più desidera, più si abbatte, più legge e apprende, più si ritrova confuso e impaurito: un po’ come tutti. Per questo cerca qualcosa di stabile, dei punti di orientamento ben visibili. Solo che lui, a differenza di tanti, si rivolge alle piante, costruendo una sorta di romanzo atipico, in cui ogni puntata è come un viaggio (nell’infanzia, nel tempo, con le donne). In fondo, queste magnifiche creature sono qui da molto prima di noi e saranno le ultime a morire.
Le piante son odei fari, racchiudono simboli millenari, essenziali, nitidi, Riescono a sfidare le avversità e quindi ci offrono un modello di resistenza, perché con tenacia mettono in mostra la potenza delle contraddizioni: il desiderio di vivere e amare (espresso dal ciliegio) che può procurare frustrazione e insicurezza; la forza (della quercia) che si può abbandonare all’istante, buttandoci nello sconforto; la democrazia come processo di adattamento tra profondità e superficie (l’olivo); la necessità di un rito di passaggio (grano), di un viaggio che comprenda una morte per rinascere.
Questo libro è un oroscopo, un sismografo, una macchina del tempo, oltre che una sorta di botanica dei sentimenti. D’altra parte le piante sono uno strumento d’eccezione per affrontare la nostra misteriosa, divertente, intricata natura; somigliano a noi più di quanto avremmo mai creduto. Al mondo esistono gli esperti di piante ed esistono gli scrittori: poi esiste Antonio Pascale, appassionato conoscitore della natura, uno dei narratori più apprezzati della sua generazione. Come nessun altro sa interrogare gli alberi, ascoltandone la storia e l’intrinseca bellezza”.
Mi sento di condividere tutto. Scrittura asciutta, veloce, diretta. Essendo cresciuto a Castel Volturno, la storia che più mi ha appassionato è “La quercia e il leccio – La forza della vita e la maledizione della forza”. Non me ne vogliano il pino e la pineta della nostra meravigliosa costa, ma stanno bene nelle cartoline della città di Napoli; li ho sempre sentiti estranei. Di fronte al nostro leccio, invece, mi sono sempre sentito accolto e protetto. Nel racconto finalmente si svela anche il motivo per il quale erroneamente si considera il leccio un “porta sfortuna”. Spero nel prossimo futuro di incontrare Antonio Pascale e intervistarlo, ma la prima domanda sarà scontata:“Oh! ‘Amma fa’ ‘na cazzata?”.
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°225 – GENNAIO 2022
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