
Prosegue il viaggio della mostra itinerante del pittore antimafia Gaetano Porcasi, artista ormai riconosciuto a livello nazionale per il suo impegno civile e la sua instancabile produzione artistica. Dopo le tappe di Napoli e Brescia, l’esposizione approda questa volta in un luogo dal forte valore simbolico: un casolare un tempo appartenuto al boss mafioso Tano Badalamenti, oggi confiscato dallo Stato e restituito alla collettività.
Affidato all’associazione Casa Memoria, lo spazio è diventato negli anni un presidio di cultura, legalità e partecipazione, ospitando mostre, convegni e iniziative capaci di coinvolgere soprattutto le nuove generazioni. In questo contesto carico di significato, si attende con ansia il prossimo 7 maggio, quando si terrà l’inaugurazione della nuova mostra del Maestro, dal titolo “La libertà dei popoli nasce da una sana informazione”, visitabile fino all’11 maggio. Si tratta di una delle esposizioni più intense dell’artista siciliano: 22 opere dedicate ai giornalisti vittime di violenza, dalla stagione del fascismo fino ai nostri giorni.
Un percorso visivo e civile che attraversa decenni di storia italiana e internazionale, restituendo volti e storie di chi ha pagato con la vita il coraggio di raccontare la verità. Tra le figure ritratte emergono i fratelli Carlo Rosselli e Nello Rosselli, assassinati nel 1937; i giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo, scomparsi a Beirut nel 1980; il pacifista Vittorio Arrigoni, ucciso nel 2011, al quale Porcasi ha dedicato un’opera realizzata lo stesso giorno della notizia della sua morte, con la scritta “Restiamo umani”.
Il racconto pittorico prosegue con i volti di Giancarlo Siani, Peppino Impastato, Carlo Casalegno, Giovanni Spampinato, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Mauro Rostagno, fino alla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa nel 2017. Un mosaico di vite spezzate, accomunate dalla ricerca ostinata della verità. Non manca il riferimento alla storica esperienza di Danilo Dolci e alla sua “Radio Libera Sicilia”, trasmessa per sole 27 ore, simbolo di una comunicazione libera e indipendente.
Le oltre 2000 opere realizzate da Porcasi trovano in questa mostra una sintesi potente: un atto di denuncia contro la manipolazione e la corruzione dell’informazione, ma anche un invito alla memoria attiva. I colori, forti e vibranti, diventano voce di un bisogno urgente di riscatto, restituendo dignità a chi ha sacrificato tutto per la libertà di pensiero. In un luogo un tempo segnato dalla violenza mafiosa, oggi il rosso delle tele si trasforma in simbolo di rinascita. È il colore della memoria che resiste, della verità che non si lascia oscurare, della lotta che continua. Con la forza delle sue pennellate, Gaetano Porcasi conferma ancora una volta come l’arte possa farsi strumento di giustizia e coscienza collettiva: un presidio luminoso contro l’oblio, capace di parlare al presente e costruire futuro.
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