
Dopo anni di servizio presso la Direzione distrettuale antimafia, il dott. Giuseppe Borrelli, a capo della Procura di Salerno, oggi ha un importante obiettivo: comprendere ed attivare un reale contrasto all’influente criminalità organizzata del salernitano. Il dott. Borrelli ha condotto indagini contro i principali vertici della camorra e, oggi, quell’esperienza diviene quanto mai necessaria nella provincia di Salerno. Il controllo del territorio attraverso metodi mafiosi e il riciclaggio di denaro sporco sono solo i primi allarmi sulla presenza di clan organizzati che minacciano un territorio intriso di bellezze naturalistiche. Alla Procura di Salerno il compito di far conoscere una realtà criminale che ha approfittato della distrazione dei media e dell’assoluta priorità investigativa riservata camorra napoletana. Ricostruire i flussi di informazioni per comprendere i business illeciti sul territorio salernitano da parte dei clan, sono i principali obiettivi del dott. Giuseppe Borrelli. Con lui abbiamo approfondito tali dinamiche e fatto il punto sul lavoro della Procura di Salerno.
«È stato un anno in cui abbiamo proseguito nella riorganizzazione dell’ufficio, cosa essenziale poiché la crisi nella disponibilità di risorse impone l’adozione di processi lavorativi che ne garantiscano, invece, un’ottimizzazione. Oggi possiamo dire di essere assolutamente a buon punto. Abbiamo, inoltre, iniziato a reimpostare tutta l’attività investigativa della Procura di Salerno che ha dei core business completamente differenti da quella di Napoli; mentre in quest’ultima il settore della criminalità organizzata assorbe continuamente risorse qui abbiamo molti più rami da coprire. A Salerno, principalmente, c’è un problema di tutela ambientale molto rilevante, dato che parliamo di un’area di rilevato pregio paesaggistico che dobbiamo continuare a difendere a fronte di fenomeni quali l’abusivismo edilizio o lo smaltimento illegale di rifiuti. A ciò si aggiunge la questione del Porto di Salerno, che ha delle carenze strutturali molto rilevanti».
«Il Porto è uno degli snodi principali per l’invio di rifiuti illegali in altri Paesi del Mediterraneo, sia europei che nordafricani. Questa situazione è favorita da carenze strutturali molto rilevanti, come la mancata videosorveglianza, oltre ad un inefficace sistema di recinzione delle zone doganali. È stata poi gravemente deleteria la collusione esistente tra alcuni apparati preposti ai controlli sulle esportazioni e ambienti delinquenziali dediti all’esportazione di rifiuti o merci di provenienza illecita».
«Un settore di grande rilevanza per questa Procura è la materia relativa all’articolo 11 (processi riguardanti i magistrati del distretto di Catanzaro) che qui assume una dimensione rilevante dato che assorbe notevolissime energie. Si pensi che noi iscriviamo ogni anno circa 400 procedimenti sui quali siamo competenti ai sensi dell’articolo 11. Parliamo di 400 procedimenti a carico, o potenzialmente a carico, di magistrati. Ciò sposta l’attenzione della Procura di Salerno sulla criminalità organizzata calabrese dato che, in numerosi casi, i fenomeni criminali che sono oggetto di denunzia vengono realizzati, quantomeno asseritamente, in concorso tra singoli magistrati e la ‘ndrangheta».
«Il problema della criminalità organizzata è di primaria importanza. Al mio arrivo a Salerno ho dovuto ricostruire tutti i canali d’informazione tra la periferia del distretto e il centro che costituiscono una condizione indispensabile per affrontare il problema della criminalità organizzata. Non è vero che Salerno non vive disagi legati alla mafia. Si sente dire che il salernitano è il territorio di scorrerie da parte dei clan napoletani, ciò non solo è falso, ma è un’affermazione “comoda”, poiché consente di rinviare su Napoli il problema del contrasto alla criminalità organizzata. Tale operazione significa ridurre la competenza della Procura di Salerno ad un’attività di repressione dei singoli reati-fine, senza ragionare sul fenomeno associativo. L’esperienza mi insegna che affrontare il problema sotto l’angolo visuale del contrasto dei reati-fine è un modo per non arrivare a nessuna conclusione positiva sui contesti associativi di riferimento; si tratta di due approcci investigativi totalmente diversi. L’approccio “minimalista” in questione poggia sull’idea che la criminalità organizzata a Salerno è stata sconfitta negli anni ’90 o inizio 2000, ma è un approccio con delle conseguenze disastrose!»
«L’approccio minimalista ha portato principalmente ad un’interruzione dei flussi di conoscenza, per cui della realtà criminale esistente in alcuni territori non si sapeva più nulla. In secondo luogo, ha portato ad un forte depotenziamento degli organi di polizia giudiziaria, dato che non si rilevavano pronunce dalle quali emergesse l’esistenza della criminalità organizzata sul territorio. Tutto ciò, purtroppo, ci ha portato a non poter usufruire dell’ausilio di alcuni corpi di polizia giudiziaria specializzati nel contrasto al crimine mafioso».
«Sono molto soddisfatto del lavoro che stiamo facendo e sono sicuro di riuscire ad ottenere efficaci risultati che dimostreranno, purtroppo, come il problema della garanzia della libertà dei cittadini contro il prepotere delle consorterie mafiose sia una piaga, grave e attuale, anche in provincia di Salerno. Ad esempio, con la Dda siamo competenti anche per il Tribunale di Nocera Inferiore e il Tribunale di Vallo della Lucania; particolarmente in quest’ultimo si stanno verificando fenomeni illeciti interessanti in materia di riciclaggio, reinvestimento di capitali illeciti da parte sia di organizzazioni mafiose napoletane che calabresi; purtroppo tali attività non sono investigate, ma la creazione di un reparto territoriale a Vallo della Lucani porterà ad un aumento della capacità investigativa di questo territorio. Dalle prove nei procedimenti possiamo affermare che ci sono delle organizzazioni criminali salernitane che operano in sinergia con le organizzazioni napoletane».
«Il problema sono i flussi informativi, non ci arrivano segnalazioni ed ecco perché ho subito proceduto alla ricostruzione di tali flussi. La creazione di questo nuovo reparto favorirà sicuramente la ricezione di tali informazioni».
«L’omertà che ha caratterizzato le indagini concernenti l’omicidio del sindaco Vassallo la dice lunga sul cambiamento culturali di quest’area della Campania che, paradossalmente, viene considerata immune alla contaminazione con fenomeni mafiosi. C’è stato un miglioramento qualitativo dell’attività della Procura, con una maggiore tempestività ad affrontare determinati fenomeni di reato. Siamo solo all’inizio del nostro lavoro, ma dobbiamo far passare il princìpio per cui la Procura assicura un intervento imparziale e rapido a fronte di una denuncia».
«Il problema non si è ancora posto poiché le risorse non sono ancora arrivate. Non c’è dubbio che vi sarà un problema di infiltrazione, dato che la criminalità organizzata ha costante necessità di reinvestire i capitali che produce. L’idea della camorra come un branco di briganti con fucili a canne mozze appartiene alla storia, oggi le organizzazioni basano la propria economia su rapporti con pezzi della società che generalmente non sono accostabili al contesto criminale. Spesso a tali “pezzi di società” appartengono addirittura i figli delle storiche famiglie mafiose, i quali hanno superato i padri andando a formarsi anche con percorsi universitari. Il reinvestimento di capitali illeciti nelle attività imprenditoriali è una necessità della mafia, perché attraverso ciò si realizza il controllo del territorio e l’assoggettamento. Se partiamo da queste premesse risulta scontato un intervento delle organizzazioni criminali per attingere ai fondi del Pnrr».
di Antonio Casaccio e Angelo Morlando
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N°224 – DICEMBRE 2021
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