

I medici attualmente affermano che il Covid-19 non è ancora dilagante nei campi profughi di Idlib. Il numero di casi di coronavirus è aumentato di dieci volte in questa regione lo scorso mese. Le organizzazioni umanitarie affermano che, a causa della mancanza di test, la cifra reale dovrebbe essere molto più alta. La diffusione del virus nel nord della Siria ha costituito una nuova tragedia che si è aggiunta alle tante ulteriori tragedie che i siriani sono costretti a vivere; nel mezzo c’è una chiara mancanza di servizi medici e preventivi, che ha aumentato la domanda di assistenza nei presidi sanitari presenti, soprattutto dopo l’aumento del numero di casi di infezione da HIV nella regione. A causa della crescente domanda di mezzi per combattere l’epidemia di Corona nel nord liberato, alcuni hanno realizzato sterilizzatori e mascherine: iniziative autonome e solidali che offrono un importante sostegno. Come il caso di Umm Ali, casalinga di 34 anni, che con esperienze pregresse in campo chimico ha adibito, a casa sua, un piccolo laboratorio per la produzione di detergenti e la fabbricazione di mascherine. I primi vengono prodotti attraverso alcol isopropilico, gel di aloe vera, e alcuni oli essenziali come olio di tè o lavanda. Una piccola resistenza civile, nel mezzo della distruzione: è questo il popolo siriano. Per capire meglio le dinamiche sulla gestione dell’emergenza in Siria, abbiamo intervistato il dottor Abd al-Rahman Haji Bakr di Aleppo. Coordinatore del progetto di riferimento Covid, ha contribuito alla formazione del personale medico e di emergenza (500 persone), oltre a squadre di protezione civile. Ha anche formato diverse squadre sanitarie per diffondere nelle comunità l’importanza della prevenzione al contagio da covid-19.
Il dottor Abd al-Rahman Haji Bakr è, inoltre, stato uno dei coordinatori del processo di evacuazione dell’ospedale Bab Al-Hawa quando al suo interno è scoppiato un focolaio, il suo impegno si è concentrato nel garantire la protezione del personale di riferimento. «Il numero di positività è del 30% o più del campione prelevato. Talvolta si raggiungono i 300 o 500 casi positivi su 1500 che è circa il 30% – afferma il dottore aleppino – Il governo sta facendo quello che può, ma non è sufficiente. Le attrezzature e le strutture sono insufficienti per far fronte all’emergenza, sono totalmente inadeguate a causa dell’elevata densità di popolazione in questa piccola area geografica.
Il paziente che mostra sintomi arriva nelle strutture ospedaliere, dove vi sono due tende o caravan adibite allo screening». L’esperto, inoltre, aggiunge un elemento estremamente interessante che calca lo spaccato tra la Siria e l’Europa: «Gli ospedali qui sono pieni a causa dei bombardamenti, ma c’è un altro grande problema: la paura. Gli ospedali sono obbiettivi sensibili e spesso vengono bombardati, ciò porta le persone ad avere paura di restare troppo a lungo nelle strutture ospedaliere; tante volte i pazienti scappano improvvisamente dall’ospedale a causa di questa tremenda paura».
Sulla diffusione del contagio: «Il virus si è diffuso rapidamente poiché qui è difficile rispettare le dovute distanze preventive.
Nelle tende (normali abitazioni per il popolo siriano) c’è una famiglia o, ad ogni modo, più di dieci persone; capirete bene che stando seduti tutti vicini è praticamente impossibile garantire il distanziamento. Poi va considerato che il lavoro qui non si può fermare, parliamo di artigiani che vivono solo di questo e che davvero diversamente non possono sfamare la propria famiglia».
Abbiamo poi parlato con il dottor Yunus Hassan Abu Tarboush, capo del centro di vaccinazione di Zardana, il quale ci ha spiegato: «Le squadre di vaccinazione per i bambini non hanno interrotto il loro lavoro per paura di altre epidemie (pemfigo – tubercolosi – morbillo – pertosse) e malattie. Nei centri di vaccinazione il mio team utilizza costantemente mascherine e guanti, ma il vero problema è che dall’inizio della pandemia di Coronavirus la domanda di vaccino è diminuita. Dopo una campagna di sensibilizzazione social e visite informative fatte casa per casa, l’affluenza sta risalendo». Sull’impegno del governo il dottor Yunus afferma: «Il governo si sta sforzando di implementare l’allontanamento sociale, fermare le scuole, le università e gli istituti, chiudere i mercati e i luoghi sovraffollati. Gli ospedali nelle zone liberate registrano la presenza di molti feriti a causa dei bombardamenti e della macchina criminale Assad-Russia in atto contro civili disarmati. Il covid-19 ha solo reso questa situazione più tragica». Abbiamo sofferto molto a causa delle ingiustizie di Bashar al-Assad e dei suoi collaboratori: non c’è arma che non abbia usato. Gas Sarin, aerei, barili esplosivi, missili e ora anche la pandemia da covid-19. Mi chiedo dove fuggiremo. La morte ci insegue da ogni parte…
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