
Un nome e un cognome che da anni sono familiari a chi divora libri, in particolare ai lettori che amano il genere umoristico: Pino Imperatore. Chi può meglio rappresentare il genere, se non un docente di scrittura umoristica? Un narratore che è anche giornalista e che, con l’amico Edgardo Bellini, ha fondato a Napoli il Laboratorio di scrittura umoristica “Achille Campanile”. Un autore nato per caso a Milano da genitori partenopei, ma che prontamente fu portato a vivere a Napoli.
«Ogni scrittore è la sintesi di ciò che ha letto e delle opere che più ha amato. Nella mia scrittura rivivono, e lo dico con tutta la modestia possibile, lo stile lapidario di Hemingway, la visionarietà di Borges e Murakami, le invenzioni umoristiche di Campanile e Pasilinna, le magiche atmosfere di Márquez, la crudezza espressiva di Kafka e McCarthy, l’intensità narrativa di Saramago. E ho citato solo alcuni dei miei autori preferiti, con la consapevolezza di avere ancora un’infinità di libri e scrittori da leggere e scoprire».
«Giancarlo avrebbe semplicemente seguito la sua vocazione e passione, che consisteva nel raccontare in modo impeccabile il bene e il male di Napoli, gli eventi belli e quelli brutti, denunciando le storture della città e mettendo in luce, allo stesso tempo, gli aspetti positivi della realtà partenopea. Lo avrebbe fatto, ne sono convinto, come lo ha fatto in vita: senza fronzoli, andando al cuore dei problemi, con l’asciuttezza e l’incisività delle sue parole. Giancarlo il giornalismo – quello vero, non quello costruito a tavolino – ce l’aveva nel sangue. Da lui ho imparato a non avere paura. La narrazione di un universo sociale complesso come quello napoletano deve essere scevra da condizionamenti e timori. Se poi la si costruisce con il sorriso sulle labbra e nella penna, meglio ancora».
«È interamente protagonista, senza esclusioni o preclusioni. Io racconto ciò che vedo intorno a me, ciò che provo e sento. Non uso filtri e mediazioni. Per dirla alla Pessoa, io sono, nel medesimo momento, osservatore, attore e narratore delle mie storie».
«E chi se li scorderà più quegli anni! Dal 2014 al 2016, per tre stagioni teatrali consecutive, l’opera è andata in scena in decine e decine di teatri e ha totalizzato più di centomila spettatori, registrando ovunque il tutto esaurito. Le risate dietro le quinte e in platea, le improvvisazioni in scena, le trovate goliardiche, gli applausi, le innumerevoli emozioni: tutto indimenticabile. Compreso il ricordo struggente di una splendida donna e attrice, Loredana Simioli, grande protagonista della commedia, che ha lasciato nei nostri cuori un vuoto incolmabile».
«Ho seguito tutta la preparazione del film e posso dire di esserne già entusiasta. Sul set ho visto impegno, professionalità, bravura, cura dei dettagli: tutti hanno dato il massimo. Il regista è Gianluca Ansanelli. Le società di produzione sono tre: Bartleby Film, Run Film e Buonaluna. La distribuzione sarà affidata alla Vision Distribution. Gli attori sono uno più straordinario dell’altro; ne cito alcuni, augurandomi di non fare torto a nessuno: Giovanni Esposito, Antonia Truppo, Francesco Di Leva, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Gennaro Silvestro, Antonio Orefice, Naomi Piscopo, Genny Guazzo, Betti Pedrazzi, Olga Balan, Peppe Lanzetta, Gianni Ferreri, Gigi Attrice, Gigi Savoia, Francesco Del Gaudio, Gennaro Di Biase, Emanuele Vicorito, Antonio De Matteo, Ivan Fedele, Salvatore Gisonna. Ci sarà da divertirsi e da emozionarsi, ve l’assicuro».
«Tanta, tantissima. La camorra fa schifo. In tutti i sensi, in tutti i suoi comportamenti. E fa schifo mille volte di più quando uccide persone innocenti».
«Nel testo, intitolato “Ai miei assassini”, ho immaginato che Lino scriva dall’aldilà una lettera alle persone che l’hanno ammazzato. Una lettera arrabbiata, forte, ma priva di rancore: “Per voi provo soltanto pena. Credete di essere forti, potenti. Vi atteggiate a grandi uomini e vi vantate della vostra spavalderia e della vostra arroganza. In realtà siete dei vigliacchi che si muovono fra le ombre. Siete ciechi più dei ciechi. Tentate di farvi rispettare con la legge della ferocia, ma non meritate alcun rispetto. Voi non rappresentate niente”. Una lettera che si conclude con queste parole: “Siete dei cadaveri ambulanti. Siete polvere, polvere, polvere. Siete il nulla del nulla”. Sono felice che il racconto, insieme a tutti gli altri pubblicati nell’antologia, sia stato apprezzato da tanti lettori e in particolare dai ragazzi, ai quali io dedico da anni una grande attenzione. Lino era uno di loro: aveva speranze, sogni, entusiasmi, un futuro luminoso davanti a sé. Il suo martirio sia da monito per quanti stupidamente credono che sia meglio puntare un’arma che donare sorrisi».
«Lo sto scrivendo proprio in questo periodo, con l’auspicio che venga pubblicato in concomitanza con l’uscita del film. È giusto che le due opere viaggino insieme; poi sarò io, nella duplice veste di padre legittimo del libro e di padre putativo del film, a prenderle per mano e a portarle in giro per il mondo».
di Anna Copertino
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°218 – GIUGNO 2021
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...