
Parliamo di una storia che si definisce “trasversale”, è iniziata a Castel Volturno, ha coinvolto l’Italia e a breve raggiungerà anche milioni di spettatori in tutto il mondo, grazie al documentario prodotto da Al Jazeera, sul lungo percorso affrontato dai ragazzi di Tam Tam Basket. Il 28 gennaio 2022 in anteprima, è andato in onda quello che possiamo definire il risultato finale di mesi e mesi di lavoro.
In particolare, ci concentreremo su quelle che sono state le emozioni, le impressioni e le riflessioni di chi, in prima persona, ha preso parte al progetto. A presenziare alla prima c’erano rappresentanze del Comune di Castel Volturno, il coach Antonelli con la sua squadra, il regista Mohamed Kenawi della Domino Film, il direttore della casa di produzione Vision Foto TV Production Emad Khatib e il direttore di Al Jazeera Documentary Channel Ahmed Mahfouz.
«C’è molto più dello sport o una squadra: c’è una famiglia» così inizia la nostra chiacchierata con il regista di “Tam Tam Basket: The Dream Team” Mohamed Kenawi, quando gli abbiamo chiesto cosa ci saremmo dovuto aspettare da questo lavoro. «Il focus principale sono ovviamente i ragazzi. Lo spettatore vedrà quattro di loro raccontare la storia dell’intera squadra».
La presenza del direttore di Al Jazeera Documentary alla prima è stata importantissima. La storia del Tam Tam ha colpito molto i paesi arabi?
«Il pubblico arabo ha da sempre problemi a livello sociale e politico: non è la stessa vita che offre l’Italia. Quando una storia come quella del Tam Tam trasmette delle emozioni forti, ci dà un po’ di speranza per il futuro. Le persone trovano in queste storie un motivo per pensare che i problemi possano essere superati. Questo è stato visto sia nel Tam Tam che nella società italiana, la quale fa sicuramente da sfondo alla storia intera. Il direttore Ahmed Mahfouz era lì per festeggiare insieme ai ragazzi e sentirsi parte della storia. Lui stesso si è reso conto che la prima del 28 gennaio è stata come una festa, e voleva farne parte».
Kenawi ha poi passato la parola al coach Massimo Antonelli che, emozionato come non mai, ha ribadito: «Io non ho visto il documentario fino ad oggi, visionarlo per la prima volta insieme ai ragazzi mi ha commosso, ed è per questo che tengo a ringraziare chi ha girato, pensato e creduto in questo progetto, e nel Tam Tam Basket. È un vero e proprio regalo, siamo sempre molto gratificati e spesso mi chiedo se tutte queste attenzioni ricevute siano giuste, poi mi ricordo i valori, le lotte che i ragazzi, che la nostra società persegue e allora mi accorgo di quanto tutto questo possa arrivare giustamente al cuore delle persone. Sentire i miei allievi per la prima volta raccontarsi, regalando un’immagine splendida di loro, è per me motivo d’orgoglio».
Successivamente, le parole pronunciate sul palco da King, uno dei ragazzi protagonisti del documentario e collaboratore di Informare, ci aiutano a comprendere il grande lavoro e il sacrificio che c’è dietro questa realtà: «Sono molto felice e parlo a nome di tutti. Siamo onorati di vedere tutte queste persone che credono in quello che facciamo ogni giorno. Questo documentario rappresenta l’ennesima opportunità che Tam Tam ci ha donato, un segno indelebile e visibile agli occhi di tutti. Spero e sono sicuro che la nostra storia, i valori, i sacrifici da noi perseguiti possano essere d’esempio, un messaggio positivo trasmesso in portata nazionale».
Durante la visione del documentario tante sono le affermazioni che ci hanno colpito, in particolar modo una riferita e dedicata a Massimo Antonelli, da uno dei suoi allievi, che spiega: «Massimo è una strada che ci guida per migliorare. È tra i pochi italiani che ci ha accolti a braccia aperte. È un secondo padre, non ci chiama per sapere solo cose che riguardano il basket ma anche per sapere come stiamo noi, e la nostra famiglia».

È la prima volta che Al Jazeera decide di girare un documentario su Castel Volturno.
Avete avuto la possibilità di identificarvi nelle storie di questo luogo?
«Al Jazeera è arrivata a Castel Volturno poiché si tratta di un luogo che si lega perfettamente alla visione della nostra rete. Noi cerchiamo storie umane in tutto il mondo, le quali non devono essere legate alla politica, piuttosto alla sensazione di raggiungere un obiettivo. Da subito abbiamo sentito che la storia del Tam Tam avrebbe ottenuto quel qualcosa, soprattutto perché ha come protagonisti dei giovani con problemi di integrazione sociale. Nonostante tutti gli impedimenti, sono riusciti a creare un team e combattere delle ingiustizie».
In futuro ci potrebbero essere nuove occasioni per parlare di altri problemi riguardanti Castel Volturno?
«Sicuramente non è una cosa che escludiamo, il tutto sta nel trovare altre storie che si fondino bene al messaggio che cerchiamo di trasmettere. Bisogna prima di tutto creare interesse nel nostro pubblico, senza riguardi. Non è una cosa che abbiamo fatto solo con l’Italia, ma anche in altre parti del mondo. Il pubblico arabo è alla continua ricerca di una finestra aperta su diverse culture, e Al Jazeera è sempre stata capace di rispondere a questa domanda. Sul nostro schermo loro riescono non solo a conoscere nuove culture, ma perfino a rivedere la propria. Oggi globalmente le nostre identità sono fuse, ma in Al Jazeera ogni singola cultura del mondo rimane separata e unica».
Al Jazeera è un canale giornalistico che si evolve ogni singolo giorno. Quali sono i progetti futuri del Canale Documentary?
«Proprio ora abbiamo festeggiato il nostro quindicesimo compleanno. Questi anni ci hanno portato ad avere ben 12.500 ore di produzione. Oggi, siamo alla ricerca di nuovi luoghi del mondo in cui mettere in atto dei dialoghi culturali fra la popolazione del posto e la nostra cultura araba. Cerchiamo sempre di costruire dei veri e propri ponti tra diverse culture. È ciò che facciamo nella produzione dei documentari e credo sia proprio questa l’anima che riempie i nostri lavori. Bisogna dialogare, bisogna conoscersi per abbattere gli stereotipi. Bisogna portare avanti la verità».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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