
Considerando fenomeni come inquinamento, bracconaggio, perdita e degradazione degli habitat nonché cambiamenti climatici, la tematica legata all’estinzione resta particolarmente attuale. Pinguino imperatore, orso polare, panda gigante, sono solo alcune delle specie che ogni giorno combattono contro l’annientamento dei loro simili. Tra le varie, quella che prenderemo in considerazione oggi è invece la tartaruga marina comune, detta anche tartaruga “caretta caretta”. Proprio questa specie è solita scegliere il litorale domitio per la deposizione delle sue uova, un evento affascinante e che ci spinge a salvaguardare maggiormente le ricchezze naturali dei nostri territori.
La “caretta caretta” è stata vista sulle nostre spiagge lo scorso 18 giugno, suscitando l’attenzione di attivisti ambientali e di tecnici che hanno appurato la deposizione di ben 90 uova di tale esemplare. Volendo annotare qualche dato sulla “caretta caretta”: la lunghezza del corpo di questa tartaruga, una volta divenuta adulta, varia tra gli 80 e i 140 cm, per quanto riguarda il peso è compreso in media tra i 100 e i 160 kg, con una durata media di vita posta tra i 30 e i 60 anni, anche se i dati sono insufficienti e si tratta di stime approssimative. Il loro carapace è formato da 5 coppie di placche cornee, che presentano colorazioni rossastre e verdognole, che fuse tendono a formare i cosiddetti solchi.
Il riscaldamento globale ha ripercussioni notevoli per questa specie. Per saperne di più ci siamo rivolti al giornalista castellano Vincenzo Ammaliato, che si è interessato della questione.
«Il primo nido di “caretta caretta” è stato avvistato nel 2001 a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Lo scorso anno in Cilento si sono registrati ben 21 nidi. Rilevatori satellitari hanno individuato che queste specie di tartarughe prediligono le coste casertane».
«Presenza antropica, inquinamento, pesca intensiva e l’utilizzo di mezzi meccanici da parte dei lidi sono una minaccia per la nidificazione di questi esemplari. Molto spesso capita che le attività balneari non si accorgano di arrecare danni ai nidi di “caretta caretta” attraverso l’uso di determinati strumenti, altre volte non vengono volontariamente segnalati i nidi per timore che venga bloccata l’attività balneare quando al contrario si tratta di una vera e propria opportunità che diventerebbe un’attrazione turistica».
di Roberto Sorrentini
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