
C’è una donna che però, ha avuto il coraggio di liberarsi della coltre di vergogna che vuole ricoperte tutte coloro che interrompono la propria gravidanza, e lo ha fatto raccontando la propria esperienza attraverso un fumetto. “Vita, l’aborto in un paese civile”, questo il titolo della graphic novel disegnata da Anna Cercignano, autrice di un coraggioso racconto autobiografico sul percorso socio-sanitario affrontato da lei stessa nel perseguire il proprio diritto all’autodeterminazione. Una denuncia, la sua, oltre che alla problematica sociale, anche alla disinformazione che gravita intorno al tema dell’aborto e dei diritti sessuali e riproduttivi nel mondo.
La pubblicazione del fumetto è stata curata dall’associazione “Altrinformazione” e da “Obiezione Respinta”, un progetto web nato da “Non una di meno” che fornisce una mappatura dell’Italia in continuo aggiornamento sulle strutture presidiate da obiettori di coscienza, al fine di supportare e informare le donne. Infatti, nonostante nella vita una donna su tre decida di abortire, il silenzio è la piaga principale con cui fare i conti, e che colpisce soprattutto i più giovani.
Riuscire a portare questo libro e questo tema nelle scuole, specie in quelle del Sud Italia, dove la percentuale di medici obiettori arriva a superare il 90%, rappresenterebbe il traguardo principale per Anna.

«Da quando mi è stato regalato il primo diario col lucchetto, all’incirca in prima elementare, ho cominciato a farne uso. Mi piaceva disegnare e quindi, oltre la scrittura, usavo il fumetto per darmi voce. Poi, quando sono diventata vittima di episodi di bullismo, scrivere su un diario non è stato più un passatempo, ma un modo per elaborare l’umiliazione che stavo vivendo.
La mia esigenza di raccontare un’esperienza dolorosa quindi, è nata dal modo più autentico che conosco di fare i conti con il mio dolore, con le mie scelte, con la mia vita».
«Ho ricevuto tantissimi messaggi in privato, molte condivisioni, di quella che all’inizio era solo una storia pubblicata su un portale online. Ricevere messaggi dal pubblico maschile è stata, senza ombra di dubbio, la cosa che mi ha meravigliata di più: uomini che hanno accompagnato la compagna lungo il calvario socio-sanitario per poter abortire, oppure che non avevano mai riflettuto sul tema in una certa chiave. In generale, i tanti messaggi, mi hanno dato un quadro amaro di quella che è la situazione in Italia riguardante tutto l’iter per abortire».
«L’Italia è un paese dove l’aborto è stato legalizzato, ma ha di fatto il 70% di medici 
di Carmelina D’Aniello
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