
L’intervista alla band LAMECCA: da “Ginger” a “Cactus”, l’inizio di un percorso musicale per sfuggire dalla distopia e raggiungere la pace.
Informare Online è da sempre un giornale molto attento ai talenti del nostro territorio. Grazie all’intuito della nostra redazione, si offrono ai nostri lettori molteplici spunti e suggerimenti sulle novità nel panorama artistico. Un vanto, poiché oggi di talento c’è bisogno, soprattutto in ambito artistico, per sopperire alla curiosità dei nostri animi affamati di bellezza.
La musica, in questo caso, può essere una manna dal cielo per aiutarci in questo momento delicato sospeso tra l’esperienza traumatica della pandemia (con tutte le sue conseguenze) e i venti di guerra che soffiano preoccupanti dall’est. Noi sostenitori innanzitutto del talento, specie se proveniente dal nostro territorio, abbiamo intervistato una band che ha destato il nostro interesse: LAMECCA. Un luogo, un progetto, in cui si incontrano le intenzioni e le influenze musicali di Rossella, Alfonso P., Alfonso R. e Gianluca.
Punk? Rock? Influenze emo, o tutte e tre le cose? Non importa più di tanto. L’elemento cardine che più mi ha colpito di questa band sono le chitarre. Voi direte: tutto qui? Insomma. Se è vero che le chitarre stanno avendo meno appeal di qualche software, è anche vero che in molti stanno riscoprendo il piacere di un suono originale.
Vi ho scoperto per caso su Youtube. Ho sentito “Ginger”, poi “Cactus”. Ho pensato: “Hey, ma allora le chitarre esistono ancora!”. Non provate una vertigine di unicità nella musica che proponete? Specialmente in questi tempi dove gli strumenti veri e propri hanno meno appeal rispetto ai computer…
«Quello che dici è vero in parte. Il boom dei plugin e dell’Auto-Tune c’è stato un po’ di anni fa, ma da qualche tempo vediamo un’estrema varietà di proposte. Le guitar bands non hanno mai cessato di esistere, anche se concordiamo con te sul fatto che per alcuni anni sono state meno di moda rispetto ad altre cose. Ultimamente però, senza fare nomi, si sono viste band post-punk/noise inglesi andare al n.1 in classifica o rock band romane sbancare tutto, ma anche rapper e trapper inserire le chitarre nei loro dischi… Siamo in un’epoca di contaminazioni e aperture, ogni cosa può avere il suo spazio, il difficile è catturare un’attenzione non superficiale. Siamo contenti di esserci riusciti con te».
Appartenete a contesti sociali diversi. Leggo che provenite da Siano, Nocera, Benevento e Gragnano. Indiscutibilmente è la musica l’elemento cardine che vi ha riunito in questo progetto. Cos’altro vi ha convinto nello stare insieme?
«Fondamentalmente noi abbiamo iniziato a conoscerci solo durante le prime sessioni in sala
prove, le escursioni musicali che ci rimanevano nella testa ci hanno spinto a credere nel progetto. Inoltre le avventure che ti regala girare con la band sono qualcosa fuori dall’ordinario, passare il weekend in una città o nell’altra, in un nuovo locale, davanti a nuove persone o in uno studio di registrazione è qualcosa che ti salva dalla routine e da te stesso, le nostre emozioni passano attraverso la musica, quindi la voglia di evadere dalla nostra provincia e dalle nostre vite ci ha spinto a continuare, trainati dalle canzoni e dalla spontaneità con cui tutto veniva fuori».
Perché LAMECCA?
«LAMECCA è ogni concerto, sala prove o cameretta in cui ci incontriamo per fare musica.
La nostra meta artistica e spirituale in cui possiamo sentirci in pace con noi stessi e con il
mondo».
Musicalmente parlando, pare si stia tralasciando il significato nei testi delle canzoni, preferendo qualcosa di banale e scontato. Come nasce un testo di una canzone dei LAMECCA?
«Rossella è l’autrice di tutti i testi: a seconda dell’atmosfera di una canzone si lascia trascinare dai propri sentimenti e senza nessuna regola precisa confessa le proprie paure, trascrive esperienze e ricordi, a volte in modo semplice e diretto, altre volte invece le metafore che usa per esprimersi arricchiscono di elementi il suo linguaggio. L’impoverimento dei testi esiste, la musica come intrattenimento c’è sempre stata: tutto sta nel sapere dove andare a cercare. Fuori dal mainstream e da un tipo di band che strizza l’occhio a quel mercato c’è un mondo pieno di autori e gruppi che hanno qualcosa di originale da dire».
“LAMECCA è la nostra meta artistica e spirituale, speriamo di suonare live molto presto”
Vi accontentate di essere definiti nella sfera del punk-rock, oppure c’è qualcosa in più nei LAMECCA che non abbiamo ancora colto?
«Il nostro sound e la nostra composizione sono frutto dell’incontro tra percorsi e background diversi. Ogni volta che passiamo del tempo a comporre non pensiamo mai a priori a uno stile musicale preciso ma cerchiamo di lasciarci ispirare e trasportare. Ci hanno detto che nella nostra musica si sentono influenze emo, punk, post-rock, indie rock… Noi speriamo che tra qualche anno chi ascolterà un nostro nuovo pezzo ci dirà che si sente l’impronta dei LAMECCA».
Cosa ne pensate dei talent show?
«Per quanto non ci sentiamo vicinissimi al mondo della televisione, non siamo contrari a nessuno spazio in cui potersi esprimere, confrontare, ricevere consigli, cimentarsi con qualcosa di differente dalla semplice sala prove. Qualsiasi contesto può essere un’opportunità, se affrontato nel modo giusto».
È da premiare la volontà di suonare e creare qualcosa di innovativo in questo particolare periodo storico. Ci avviamo verso una stagione che, a detta degli esperti, sarà più libera dalle ultime restrizioni. Vi vedremo live questa estate?
«Ci siamo presentati al pubblico in quest’epoca distopica che speriamo volga al termine. Finora siamo riusciti ad esibirci dal vivo pochissimo ed è la cosa che più ci manca. Ma ci stiamo lavorando e con noi una bella squadra che ci supporta. Presto dovremmo essere in grado di svelarvi delle belle novità anche in tal senso».
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