
La vita di Lamont Young, visionario architetto inglese vissuto a Napoli tra fine ‘800 e inizio ‘900, raccontata attraverso alcuni progetti che avrebbero potuto cambiare il volto della città di Napoli.
Sono quasi terminate le riprese del documentario sulla vita di Lamont Young, autore di edifici molto particolari, con uno stile insolito per la Napoli dell’epoca. Tra le sue opere, i castelli di Parco Grifeo ed Aselmayer, a Corso Vittorio Emanuele, e Villa Ebe a Pizzofalcone, di proprietà del Comune di Napoli, abbandonata da oltre vent’anni e caduta completamente in rovina dopo un incendio nel 2000. Young va inoltre ricordato per il primo progetto di metropolitana a Napoli, un progetto futuristico che includeva la creazione di due nuovi quartieri: il Rione Venezia ed il Rione Campi Flegrei. Il primo sarebbe stato un piccolo arcipelago di isole a largo di Posillipo, sul modello appunto di Venezia. Il secondo prevedeva la creazione a Bagnoli di stazioni balneari, grandi alberghi e centri espositivi. Il documentario nasce da un’idea di Francesco Carignani, esperto di politiche culturali, con il supporto tecnico di Alessandro Castagnaro, professore di architettura dell’Università Federico II. Informare ha incontrato Carignani, che cura regia e produzione, con Fucina Umanistica Digitale ed il supporto tecnico dell’Associazione Oltrecielo, con Luigi Scaglione direttore della fotografia.
«Quella di Lamont Young è una storia straordinaria, che purtroppo pochi napoletani conoscono. Straordinaria perché si tratta di un personaggio incredibilmente moderno. Il suo progetto per Bagnoli avrebbe trasformato quella parte di Napoli in uno dei luoghi più belli e famosi del mondo. Il progetto prevedeva infatti che Bagnoli si trasformasse in un moderno polo turistico, con stabilimenti balneari, termali e grandi alberghi internazionali. Già all’epoca, infatti, egli aveva individuato il turismo come vera spinta per il meridione italiano e non, come poi succederà, l’industria. Ricordiamo infatti che quell’angolo di paradiso diventerà poco dopo con l’Italsider una delle più grandi acciaierie d’Europa. Una realtà che porterà sicuramente tanto lavoro a Napoli, ma che produrrà un disastro ambientale che stiamo ancora pagando. Young nel suo progetto, come per Rione Venezia, aveva immaginato di dedicare molto spazio al verde ed al tempo libero dei napoletani: nei suoi progetti i parchi, lo sport e le passeggiate hanno un ruolo chiave. È impressionante come oggi la nostra società abbia un disperato bisogno di questi elementi: qui la sua modernità».
«Il documentario nasce dalla volontà di raccontare un autore poco noto a Napoli. Un autore i cui edifici mi hanno sempre affascinato. Ho pensato quindi di creare tre anni fa una pagina Facebook per raccontare in prima persona, come fossi stato lo stesso Young, la genesi degli edifici e dei progetti. Naturalmente per restare fedele al personaggio, ho dovuto attenermi in maniera molto stretta alle fonti. La pagina Facebook ha avuto molta attenzione e da lì sono passato poi a chiedere ai followers della pagina, di aiutarmi a raccontare questa storia, donando un contributo economico. Il successo di questa raccolta ha fatto sì che potessi partecipare ad un finanziamento della Regione, che ha elargito i fondi mancanti per il progetto. Il documentario deve ancora essere completato, ma già mi sta dando grandi soddisfazioni: rappresenta un caso marketing di successo, soprattutto di crowdfunding, mentre sono già stato chiamato per raccontare la strategia produttiva alla base».
«Spero che questo documentario possa essere uno strumento per contribuire a portare attenzione su Bagnoli. Sono anni che Napoli sta aspettando di conoscere il futuro di questo sito, che potrebbe essere un volano straordinario di sviluppo per tutta la città. Al tempo stesso spero che Villa Ebe diventi una delle priorità di questa amministrazione. La villa, oltre ad essere un edificio molto bello, è l’ultimo luogo dove ha vissuto l’architetto e meriterebbe di essere valorizzato al meglio. Spero che Villa Ebe ospiti un piccolo museo tecnologico cittadino, che racconti le trasformazioni urbanistiche della città, di come è cambiata nei millenni con i progetti dei tanti architetti ed ingegneri che fino ai giorni nostri hanno contribuito a creare la città che conosciamo».
di Fabio di Nunno
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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