
«L’uomo, la terra, il cielo, il mare / Creare, creare, ovunque creare / Il sole, la luce, il freddo, il calore / L’amore, l’amore, ovunque l’amore» così cantavano gli Osanna nel primo album uscito il 10 agosto 1971, ed oggi, festeggiando i 50 anni di attività raccolgono in questi giorni le soddisfazioni della loro triplice uscita: CD-DVD-LIBRO. Abbiamo ospitato in redazione il leader storico del gruppo Lino Vairetti, per farci raccontare come sta andando.
«Sicuramente la passione, perché c’è ancora determinazione e voglia di raccontare, caratteristiche che fanno parte del mio DNA. Parlo al singolare perché purtroppo sono l’unico elemento superstite del gruppo originale. Essendo io il cantante e leader sono riuscito a portare avanti il discorso Osanna, anche all’estero. La furbizia di far suonare con me David Jackson dei Van Der Graaf Generator, mi ha dato la possibilità di suonare in Messico, Giappone, USA, Brasile, Corea e affiancare Carl Palmer nel suo tour internazionale. Quando siamo andati in Giappone nel 2010 sono rimasto colpito dalla mia faccia in prima pagina su tutti i giornali – lì siamo davvero famosi – e la notizia che mio figlio Irving suonasse con me era una bomba».
«Beh, sarebbe presuntuoso fare certi ragionamenti. Però c’è da dire che noi siamo stati i precursori di questo – detto alla Marengo – Napule’s Power. L’abbandono della forma canzone, il rockeggiamento progressive, la politicizzazione dei testi e la contaminazione con la tradizione napoletana hanno dato il via ad una stagione in cui sono poi comparsi i Napoli Centrale, Pino Daniele, Alan Sorrenti, Tony Esposito, Tullio de Piscopo e tanti altri. Oggi non abbiamo voluto abbandonare la nostra identità e nel nuovo disco, la nostra appartenenza politica si sente tutta. Io sono un uomo di sinistra e preferisco continuare ad espormi».
«Il brano, recitato da me sulle note della composizione del maestro arpista Vincenzo Zitiello, vuole tracciare un quadro di quel Mediterraneo creatore di culture meravigliose, oggi teatro di guerre, omicidi e migrazioni, frutto dell’atteggiamento passivo della nostra società».
«Eccezionale. È un concept album composto da tutti brani inediti ed è un omaggio ai propri miti e agli amici musicisti che non ci sono più, come Danilo Rustici.
Si possono sentire le sonorità del passato, con riecheggiamenti ai Procol Harum, i King Crimson o a noi stessi; suonato con tecnologie moderne e da giovani musicisti. Per questo ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione, come il nostro Sound Engineer Alfonso La Verghetta».
«Sì, il prog è anche psichedelia. Il germe del colera che si diffuse a Napoli nel 1973 veniva chiamato El Tor; personificato, divenne il protagonista di una mia opera rock.
L’ho voluto ricordare perché simboleggia un principio (da sessantottino) in cui ancora credo: per scardinare un sistema non si può agire da soli, ma lottare insieme agli altri. Il film è autoprodotto e sta riscuotendo enorme successo: dopo aver partecipato ad alcuni festival ha anche vinto dei premi».

«Il libro anche sta andando molto bene. Ha vinto il premio “Macchina da scrivere” per aver messo in luce l’uomo dietro la maschera. Viene raccontata la mia storia ricamata tra gli eventi che hanno caratterizzato la mia vita e quella degli Osanna, tra arti figurative, performance teatrali e musica».
«Porteremo avanti il discorso degli ultimi 50 anni. La pandemia ci ha fermato, ma riprenderemo il tour internazionale in Giappone, Brasile, USA: quindi tanti concerti e tanta musica. Poi stiamo già costruendo i prossimi dischi. Ho chiesto al mio gruppo di straordinari musicisti, dopo aver esplorato il mondo del prog, di scrivere musica, una sorta di “Osanna evolution”. Io invece voglio un attimo staccarmi dal prog e fare un album più cantautorale firmato Lino Vairetti, dove inserirò anche le cover dei brani che mi hanno più segnato».
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