Per un instante ho abbandonato le irrefrenabili abitudini della vita quotidiana e ho volto il mio sguardo verso il pianeta terra. No, non sono contenta delle condizioni in cui essa sta progressivamente deteriorando. C’è troppo male in giro: il degrado ambientale, le ingiustizie, l’inquinamento, la cementificazione, sono solo alcuni dei principali esempi.
L’artefice? La specie umana. Essa è un parassita, un’epidemia per se stessa, per le altre specie viventi e per la terra che abita. Il mondo peggiora sempre più a causa delle profondità buie degli istinti umani come egoismo, brama di potere, di ricchezza, di comando.
È qui che entra in gioco il mondo dell’arte che, nel corso dei secoli, si è fatto carico di tematiche sociali, divenendo un mezzo di vera e propria denuncia. Per quanto ne sappia, ad inaugurare questa stagione è stato lo spagnolo Goya, che con la sua opera “Fucilazioni del 3 Maggio 1808” ha avuto il coraggio di denunciare per la prima volta gli orrori della guerra. Da allora, molti altri artisti, hanno iniziato a riportare sulla tela un mondo sempre più reale e oggettivo e, ormai, sempre più lontano dagli incantati mondi idilliaci tipici dell’epoca classica.
Ai giorni nostri, svariati artisti hanno accolto di buon grado l’esigenza di innalzare le grida del nostro pianeta attraverso ulteriori forme artistiche. Tra le tante, la mia preferita è, senza ombra di dubbio, la Street Art. La sua particolarità è quella di descrivere un evento attuale, talvolta complesso ed eterogeneo, riducendone i contenuti e semplificandone la storia. Ma non è finita qui. A entrare in scena sono disegni, colori, forme realizzate attraverso vernici, rulli, stencil e bombolette spray. Una denuncia sociale posta costantemente sotto agli occhi di tutti: per osservarla non occorre, come nel passato, recarsi nei grandi salon o nei musei. Le pareti cittadine, infatti, talvolta collocate in punti impensabili, diventano la nuova tela dell’artista.
Informareonline-larte-una-forma-di-denuncia-socialeA mio avviso, l’esempio più emblematico di questo stile è quello di Banksy. Un’artista dall’identità sconosciuta, che si tiene lontano dalla commercializzazione delle sue opere ed è in contatto con la comunità attraverso la rete, il suo profilo Instagram e il suo sito. Nell’ opera “Season’s greetings” Banksy denuncia, attraverso il suo stile provocatorio, il fenomeno dell’inquinamento ambientale. A prima vista il bambino protagonista dell’opera sembra essere intento a mangiare e aprire le braccia a candidi fiocchi di neve, ma è solo una prima impressione. Basta osservare l’angolo della parete per accorgersi che in realtà non sono altro che pezzi di cenere che si alzano da un cassonetto in fiamme. Lo spigolo che nasconde la vista del cassonetto al bambino è importante perché rivela quanto l’inquinamento sia nascosto e subdolo. Spesso accogliamo prodotti di mercato e servizi considerandoli benefici ma invece nascondono gravi rischi. In realtà la collocazione dell’opera non è casuale. Port Talbolt è una zona del Regno Unito, sede di un’acciaieria, il cui inquinamento provoca milioni di morti. L’opera rappresenta, nel suo complesso, un grido silenzioso che dice basta all’inquinamento dell’aria.