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L’artista Jago abbandona bambino, ma è meglio di quel che sembra

Marco Cutillo
Marco CutilloRedazione Informare
5 novembre 20202 min di lettura

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L’artista Jago abbandona bambino, ma è meglio di quel che sembra

Stamattina, poco prima che il sole sorgesse, è stato abbandonato un bambino a Piazza del Plebiscito. Come raramente succede in questi casi, nessuno ha gridato allo scandalo e le forze dell’ordine non sono state avvisate.

È stato Jago, all’anagrafe Jacopo Cardillo, a portare lì quella creatura. Un bambino di marmo, al quale è attaccato un cordone ombelicale rappresentato da una catena, rannicchiato in posizione fetale come a difendersi dall’ambiente circostante. Ma procediamo per ordine. All’opera è stato assegnato il titolo di Lookdown: l’intento di giocare con la parola “lockdown”, deformandola, è evidente. “Il significato? – ha detto Jago – Andatelo a chiedere a tutti quelli che, in questo momento, sono stati lasciati incatenati nella loro condizione“. Lookdown è rivolto agli ultimi, ai nuovi poveri, a tutti coloro che lo Stato ha lasciato indietro in questo difficile periodo di recessione economica. Con la volontà di risultare vicino proprio a questa fascia della popolazione, si spiega il gesto dell’artista che ha deciso di abbandonare al centro della piazza un’opera dal valore stimato di un milione di euro. Per onestà intellettuale bisogna dire che il gesto è apprezzabile. La condizione post-moderna ha creatura una rottura tra politica e arte che deve essere sanata. Sempre più spesso si avverte la necessità che gli intellettuali partecipino attivamente al discorso politico e si interessino di tematiche sociali. Ma ciò che gli viene richiesto è di comunicare un messaggio chiaro, sicuramente interpretabile, ma non da interpretare. C’è un margine di aleatorietà nell’operazione realizzata da Jago che, per certi versi, delude.

La sua spiegazione non convince, l’opera nella sua fisicità non risulta rispondente al messaggio. Parliamo di una scultura del 2007 a cui è stato attribuito un nuovo significato, più aderente alle circostanze, questo è vero. Ma in virtù di questa circostanza pare sia stato veicolato un messaggio debole, o almeno non immediatamente individuabile, a favore della suggestività che l’opera provoca. E quindi la condizione post-moderna viene superata da quella “ipermoderna” in cui gli intellettuali, che pure tornano ad occuparsi di politica, fanno leva sulle emozioni del pubblico tralasciando forma e messaggio. Jago ci ha messo del suo per far sentire meno sole tutte quelle persone danneggiate dallo stop forzato delle attività lavorative. Ma rivolgersi alla pancia non basta. Il popolo ha bisogno di contenuti, di idee concrete, e non di essere stupito.

di Marco Cutillo

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  • #jago
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