
Con grandissimo piacere abbiamo rincontrato Alessandro Del Gaudio direttamente al suo studio di Caserta, ma lo conoscevamo già da tempo e avevamo avuto l’occasione di ammirare alcune sue opere esposte al MAC3 di Caserta.
«La produzione nasce per reagire a quello che poteva essere una situazione drammatica, cioè restare chiusi in casa e uscire solo per comprare da mangiare. Mi sono guardato intorno e mi sono detto: ma io sono nato pittore, non mi posso arrendere. Una volta, in una visione romantica, credevo che lo fossero tutti. Non ho mai pensato di fare una cosa diversa e mi convinco dell’unicità dell’artista.
Avevo in casa degli spezzoni di carta conservati; non avevamo ancora la certezza della chiusura totale. Avevo già i colori ad acquerello e mi sono organizzato, dipingendo ogni giorno un’opera diversa. La mattina mi alzavo e guardandomi attorno ho cominciato a dipingere tutto ciò che mi circondava. Ho cominciato con gli ortaggi che però sono fiori che si mangiano.
La cicoria per me è l’ortaggio che costituisce la piramide delle verdure, perché la puoi mangiare cruda, semicotta e cotta. Ho dipinto tutto ciò che mi circondava, perché era un’ispirazione immediata. È mia opinione che l’immortalità è nelle cose semplici e vere».
«Rappresenta proprio quel prodotto che potevamo acquistare, seppur vincolati con mille impedimenti. Ogni passo verso un supermercato era un passo di libertà. In verità doveva essere per legge il posto più vicino da poter raggiungere per gli acquisti. La prima cosa che ho notato allora e che la frutta era tutta bella e odorosa. E allora mi è venuto subito il sospetto che prima del lockdown i migliori prodotti li mandavano all’estero. In quel momento, i prodotti migliori restavano a noi, tanto belli da dipingerli. E allora ho sostato tra le arance. Motivo dell’acquerello di quel giorno».

«Non sono un fervente cristiano, cioè un cattolico praticante, ma sono convinto che Papa Francesco sia un Grande! Mi piacciono i cristiani che si sporcano le mani, non solo pregando. Il Covid di fronte alla Croce rappresenta qualcosa di sporco, in modo che il cristiano si convinca che Dio ci ha liberato anche da questo Male. La persona nella macchina a destra (la sosta) significa proprio l’attesa che si compia il Miracolo».

«È il giorno di Pasqua. Non bisogna fermarsi mai fino a che l’obiettivo sia la ricerca della Pace; un po› come trovare un approdo per cercare anche la propria Pace rispetto alla Vita. Un riposo in senso lato, cioè per riflettere. Il contadino che va davanti al campo non per lavorare, ma per guardarlo semplicemente, per riflettere. Ho questo ricordo da bambino, quando i più anziani osservavano i campi (allora l’orzo si alternava alle fave) con la gamba sopra il manubrio della bicicletta e il cappello a tre quarti».

«Comprando i giornali, ovviamente tutti i giorni, mi tenevo informato tenendo conto di diverse voci. Utilizzavo anche il web con minimo due confronti per tipologia. In quei giorni si parlava di come organizzare in futuro la consumazione di pasti, bevande nei luoghi deputati e si era pensato di mettere i tavoli con un separatore di vetro. E mi venne in mente: “Cosa succede se entrano due fidanzati?” Quella scelta mi sembrava un controsenso e anche ridicola, ma in quei momenti tristi la accettai.

Col vaccino il momento è comunque triste, ma allora era tristissimo. E poi pensai: “Dopo il ristorante cosa succede? Che fai li controlli fino a casa? Nel letto?” Allora, per provocazione, il vetro/separatore l’ho progettato io come se fosse un carillon, un giocattolo. Le mascherine e i guanti ovviamente sono gettati a terra, anche in una sorta di auspicio futuro».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°224 – DICEMBRE 2021
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