
Ad avercelo, però, un lavoro: inutile nasconderlo, le percentuali di occupazione oggi in Italia non sono di certo delle migliori. Piangersi addosso, però, non apporta di certo miglioramenti: lo sanno bene i napoletani che, c’è da riconoscerlo, si piegano ma non si spezzano.
Magistrali gli sketch televisivi che ci hanno regalato i pilastri della cultura partenopea, in cui è racchiusa tutta la meravigliosa “arte di arrangiarsi” napoletana:
il Don Ersilio di Eduardo in “Oro di Napoli” è un “venditore di saggezza” che dispensa consigli in cambio di qualche spicciolo; Totò da Felice Sciosciammocca diventa Principe di Casador, perché si fa quel che si può.
Esempi, questi, che devono competere con una Napoli capace di tener loro dignitosamente testa in quanto a ingegno, sempre condita da una fortissima teatralità.
Fra i suoi vicoletti stretti, infatti, passeggiano i mestieri più assurdi, inventati per tirare a campare, raccontati qualche anno fa in “Noi speriamo che ce la caviamo. 100 modi per arrangiarsi nell’Italia della crisi”, il libro dei fratelli Dario e Sergio Assisi con la collaborazione di Marcello D’Orta.

Dal lustrascarpe di un tempo, i mestieri continuano ad evolversi, andando incontro ad esigenze differenti della popolazione, con sempre più impegni e sempre meno tempo per la vita quotidiana: nasce per questo il barbiere bus-stop, che fra una fermata e l’altra dà una spuntatina a barba e capelli, affiancato dal cedi-posto sul bus;
le signore non dovranno più sentirsi offese se un giovanotto col berretto bianco si offrirà di cedere loro il posto: ad ognuno il suo lavoro.
se non si trovano le parole per una bella dichiarazione, ci sarà un “negozio di poesia” che comporrà dei versi da regalare alla propria bella, o un “cantatore di serenate” su commissione, se preferisce le rime cantate.
Se invece il problema sono gli uomini, troppo distratti dai ritmi frenetici della vita quotidiana, sapere che c’è qualcuno a fare la corte alla propria moglie non li lascerà di certo indifferenti: il fatto che sia qualcuno che lo fa per mestiere, poco importa, basterà comunque ad attirare l’attenzione.
A cavallo fra file e attese infinite, qualcuno sceglie di tenere compagnia a chi è solo, chiacchierando del più e del meno, anche se oggi nessuno lo gradirebbe probabilmente, troppo risucchiato dai social.
Se qualche anno fa si provava ad ovviare anche alla mancanza di internet con un computer portatile e una chiavetta itinerante, oggi gli internettisti ambulanti non hanno più lo stesso successo: la vera sfida sarebbe inventare un lavoro capace di interrompere l’ipnosi da cellulare.
E non è detto che qualcuno non ci riesca, prima o poi: non mettiamo limiti all’ingegno.
di Teresa Coscia
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019
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