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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Le archeomafie: il commercio illegale di opere d’arte è diventato un vero e proprio fenomeno mafioso

Redazione Informare
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2 febbraio 20227 min di lettura

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Le archeomafie: il commercio illegale di opere d’arte è diventato un vero e proprio fenomeno mafioso

C’erano una volta i tombaroli; oggi ci sono gli “archeomafiosi”. Il traffico illecito di reperti archeologici e di opere d’arte, trafugati attraverso scavi clandestini o rubati da musei e chiese, è sempre più redditizio, mentre sempre più strutturate sono quelle organizzazioni criminali di stampo mafioso che fanno delle refurtive un mercato estremamente proficuo. I beni rubati, infatti, vengono immessi nel mercato nero proprio dalla criminalità organizzata e da tutta la catena di affiliati da loro gestita. Nel corso degli ultimi anni, poi, le archeomafie sono diventate un fenomeno transnazionale.

Parente
Parente
Ulderico Parente, professore di Storia delle mafie presso l’UNINT – Università degli Studi Internazionali di Roma, analizza per Informare il fenomeno delle archeomafie.

Cosa sono le archeomafie?

«Con il termine, piuttosto recente, di “archeomafie” si fa riferimento al traffico illecito di reperti archeologici e di opere d’arte, ma vengono indicate anche le organizzazioni criminali che ne fanno un business. A differenza del termine, il traffico di opere d’arte e reperti archeologici è tutt’altro che recente: tuttavia, nell’ultimo decennio si è assistito a un rapido incremento di questo fenomeno che colpisce tanto l’Italia quanto altre parti del mondo come Spagna, Francia, Turchia, Grecia, Africa, America del sud e Cina, che è seconda solamente all’Italia. La richiesta di opere d’arte e reperti archeologici è molto alta ed è proprio questa domanda che alimenta, attraverso una rete di commerci illegali, il quotidiano saccheggio del territorio e arricchisce le organizzazioni criminali che gestiscono gli scavi clandestini, i furti e il traffico illecito internazionale. Il giro d’affari delle archeomafie è globale e i numeri sono da capogiro: secondo le Nazioni Unite il traffico illegale di opere d’arte unite è il quarto business del crimine mondiale, dopo quello di droga, quello delle armi e il riciclaggio di denaro».

Quali sono gli attori coinvolti nella catena delle archeomafie?

«Gli attori del commercio illegale di opere d’arte sono molteplici. In primo luogo, collezionisti e musei stranieri senza scrupoli, pronti a sborsare cifre esorbitanti per entrare in possesso di reperti archeologici e opere d’arte, di rado preoccupandosi di verificarne seriamente la provenienza lecita. È per soddisfare loro che si commettono scavi clandestini e furti di opere d’arte. È per riempire i loro salotti e le sale dei loro musei che da qualche altra parte nel mondo si depaupera l’identità dei territori e la memoria collettiva dei popoli, strappando il patrimonio culturale ai contesti e ai luoghi di provenienza. Ciò è possibile in quanto gli oggetti trafficati vengono sottoposti a delle verifiche ben lontane dall’essere approfondite. Infatti, al venditore viene solamente richiesta un’autocertificazione che dimostra la legittima proprietà dell’oggetto. Inoltre, i beni del traffico illecito vengono venduti dalle case d’asta e ricomprati dagli stessi mercanti con altre società. Questa rete criminale serve per fissare un prezzo del bene archeologico trafugato e contemporaneamente a ripulire i soldi. A seguito di questo meccanismo ai collezionisti o ai musei internazionali le opere arrivano ripulite, contornate da documentazioni fittizie che accertano la lecita provenienza del bene. Per far sì che questo mercato rimanga clandestino, nel tempo si è creata una rete sempre più solida di soggetti che, coordinati in ogni azione dalle abili mani della criminalità organizzata, si occupano di tutti i processi; dalla perlustrazione del territorio alla compra-vendita. La figura del classico tombarolo, che di notte trafuga oggetti di ogni sorta, è stata quasi completamente soppiantata da soggetti, molto spesso tecnicamente esperti e padroni del territorio ove operano, che agiscono in gruppi organizzati, sono in grado di mettere sul mercato clandestino pezzi di rilevante valore storico ed opere dei più grandi artisti, utilizzando le più disparate ed imprevedibili vie per il trasferimento dei beni dai loro luoghi di origine all’estero».

Qual è la struttura delle archeomafie?

«L’organizzazione è caratterizzata da una certa stabilità e da una ben precisa divisione dei ruoli e delle competenze, e di conseguenza dei profitti, tra i singoli membri, secondo una struttura piramidale. Nel livello più basso i tombaroli, manovalanza addetta al mero reperimento del materiale archeologico. Al mezzo della piramide è possibile ascrivere altre figure come i ricettatori locali, i ricettatori esterni e tutti coloro che fanno da tramite tra l’attività di diretto approvvigionamento dei beni archeologici e quella di detentori e gestori dei beni. A un gradino più alto, si trovano anche le case d’asta: queste società, spesso anonime e collegate ad altre di tipo finanziario, hanno la funzione di riciclare i beni per attribuirgli una provenienza lecita e credibile sia agli occhi dei possibili acquirenti sia alle autorità. All’apice della piramide vi è la criminalità organizzata che capeggia il mercato del traffico clandestino di reperti e opere d’arte prendendo diversi funzioni e per diversi scopi: gestire l’intero servizio, immettendo sul mercato opere d’arte rubate, o scavate illegalmente, e poi trafficate; agire da intermediario tra collezionisti privati e ladri professionisti; appropriarsi illecitamente di opere d’arte per avere a disposizione beni di valore facilmente trasportabili, commerciabili, fungibili, in connessione con attività di traffico di droga; avere finalità di ricatto; acquistare e rivendere le opere d’arte con finalità di riciclaggio».

archeomafie informare magazine
archeomafie informare magazine
Le archeomafie sono oramai diventate un fenomeno transazionale.

«Le organizzazioni di stampo mafioso con il tempo si sono ramificate in diverse parti del mondo e l’avvento della globalizzazione le ha certamente aiutate a creare profitti da tutti i commerci illeciti nei quali si sono infiltrate. Con il fine di rendere questo mercato clandestino sempre più propizio e per far funzionare la propria struttura, le organizzazioni criminali di stampo mafioso dedite ai traffici di opere d’arte e reperti archeologici hanno creato delle basi molto solide all’estero. Per esportare clandestinamente i beni all’estero si usano diversi canali: ditte di trasporti internazionali, imbarcazioni, treni, camper, camion frigorifero dove i reperti trascorrono giorni tra gli alimenti: in pratica gli stessi sistemi e canali spesso utilizzati anche per i traffici di droga, armi ed esseri umani. Il territorio italiano non è l’unico che viene illecitamente privato dei suoi beni culturali. Oltre all’Italia e all’Europa anche in altri Paesi il saccheggio delle aree archeologiche è una realtà importante e tangibile soprattutto nelle aree più povere. Inoltre, negli ultimi anni l’interesse si sta dirigendo anche verso reperti diversi rispetto alla cultura greco-romana. La stessa globalizzazione ha aperto ai grandi trafficanti d’arte internazionale e ai loro clienti l’accesso ai Paesi del terzo mondo, diventati oggi i nuovi mercati di approvvigionamento di manufatti artistici e di antichità a basso costo e a basso rischio, rispetto a paesi divenuti meno convenienti e più rischiosi come l’Italia e la Grecia. Infatti, i trafficanti internazionali si riforniscono nelle classi sociali e nei territori resi più vulnerabili dalla scarsa coesione sociale, dalla povertà e dai conflitti armati: l’Unesco ha sottolineato la devastazione del patrimonio in Iraq, Libia, Siria, Egitto, Bangladesh, Cipro. È interessante notare che negli ultimi anni i beni reperiti illecitamente e, soprattutto, quelli provenienti dal Medio Oriente, vengono venduti anche attraverso piccole aste on-line. Questa è la vera novità del commercio clandestino con il numero di casi collegati a transazioni su Internet in costante aumento».

di Fabio di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°226 – FEBBRAIO 2022

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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