
Le regole contro il greenwashing vanno applicate anche alle Istituzioni.
Tre calle ‘e petaccia: magnate, vevite e ve lavate ‘a faccia
I detti antichi non sbagliano mai…
Con riferimento alla storica tradizione dei “mellonari” napoletani o meglio ancora vesuviani (‘stu mellone russo tene ‘o ffuoco do’ Vesuvio…) ho citato nel titolo un vecchio adagio che andrebbe così tradotto: “con tre soldi comprate una fetta così grande con la quale riuscirete a mangiare, bere e lavarvi la faccia”.
Che c’entra tutto ciò con il “greenwashing”? Prima di tutto, riporto la definizione più accreditata del termine: “s’intende come ecologismo o ambientalismo di facciata ossia il vantare virtù di sensibilità per questi temi anche quando non esiste affatto”.
Inoltre, greenwashing deriva, nella lingua originale, da “whitewashing” che si può tradurre in italiano come “una lavata di bianco dei muri” e in napoletano con “ ’na lavata ‘e faccia ”. Un lungo giro per dimostrare l’affinità del termine con il proverbio napoletano riportato nel titolo. Andiamo ad approfondire. È palese che è ormai tutto green e, come per magia, basta sfoggiare un sito internet pieno di scritte “eco”, “green”, “bio”, etc. e i prodotti di quella azienda vi sembreranno assolutamente rispettosi della natura, ma non è così.
Didier Reynders, Commissario per la Giustizia dell’Unione Europea, ha dichiarato: “Sempre più persone vogliono vivere una vita all’insegna del rispetto dell’ambiente, per questo mi congratulo con le imprese che si adoperano per produrre prodotti o servizi ecologici. Tuttavia, non si possono ignorare i commercianti senza scrupoli, che ingannano i consumatori con affermazioni vaghe, false o esagerate. La Commissione è fermamente determinata a dotare i consumatori dei mezzi per la transizione verde e a lottare contro il greenwashing. È questa una delle principali priorità della nuova agenda dei consumatori adottata lo scorso autunno”.
In verità l’Unione Europea già ha adottato delle iniziative molto importanti, come ad esempio quella sotto l’egida della International Consumer Protection and Enforcement Network (ICPEN) la rete internazionale per la tutela dei consumatori e l’applicazione delle norme in materia. È in corso, inoltre, un’iniziativa legislativa che imporrà alle imprese di dimostrare la veridicità delle affermazioni relative all’impatto ambientale dei loro prodotti/servizi mediante l’utilizzo di metodi standard per la loro quantificazione.
Basterà? Credo assolutamente no, perché se rileggiamo con attenzione la definizione di greenwashing, si rivolge anche alle associazioni e, quindi, secondo me anche alle Istituzioni, in particolar modo a quelle istituzioni rappresentate da incompetenti che utilizzano i termini “green”, “economia circolare”, “riciclo”, “resilienza”, senza neanche conoscerne minimamente significato e applicazione.
Ci riguarda? Eccome, visto che nel Next Generation EU le pratiche ecosostenibili e ambientaliste saranno fortemente sostenute con interventi pubblici. Per assurdo, ma non lo è, bisognerà dimostrare che gli investimenti “verdi” non danneggino effettivamente l’ambiente.
Secondo il mio parere è indispensabile adoperarsi in tempi brevissimi, prima che sia troppo tardi, prevedendo dei controlli serrati su tutte quelle aziende e/o enti che promettono investimenti “green”, ma incapaci di dimostrarne l’effettiva sostenibilità.
di Angelo Morlando
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