
Nel mensile di Febbraio di Informare, con il contributo dell’europarlamentare Franco Roberti, abbiamo analizzato il peso del mercato degli stupefacenti, mosso da business miliardari che drogano l’economia legale. Se sul piano economico lo scenario è estremamente complesso, nell’effettivo contrasto al traffico di stupefacenti subentrano organizzazioni nazionale ed internazionali volti a indebolire le rotte utili al commercio di droghe come la cocaina e l’eroina. Nel nostro Paese la Direzione centrale per i servizi antidroga (DCSA) ogni giorno studia, pianifica operazioni e collabora con le forze di Polizia internazionali per infliggere duri colpi al narcotraffico. La natura interforze della DCSA permette un contrasto capillare e di altissima professionalità, come dimostrano le tante operazioni e i risultati raggiunti. Per far luce sulle attuali rotte e le novità sul mercato delle droghe, abbiamo intervistato il Generale dei Carabinieri Giancarlo Scafuri, coordinatore del Servizio III della DCSA e, quindi, responsabile anche delle operazioni speciali e sottocopertura. Il Generale Scafuri è tra i massimi esperti di contrasto al narcotraffico ricoprendo per lo Stato italiano incarichi prestigiosi, come vice Comandante del Ros e Comandante provinciale dei Carabineiri di Caserta. Con il suo aiuto abbiamo fatto il punto sull’attuale scenario del narcotraffico in Italia e non solo.
«La Direzione centrale per i servizi antidroga svolge compiti di prevenzione, contrasto e repressione del traffico illecito di sostanze stupefacenti. E’ una struttura interforze, composta quindi da personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza che, in base alla normativa vigente, opera nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza alle dipendenze del Capo della Polizia per l’attuazione delle direttive emanate dal Ministro dell’Interno in materia di coordinamento e di pianificazione delle Forze di polizia e di alta direzione dei servizi di polizia per la prevenzione e repressione del traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope. La DCSA si articola in tre Servizi: il primo “Affari generali e internazionali”, di estrema rilevanza per la gestione del personale, l’impiego delle risorse logistiche e strumentali e per lo sviluppo in ambito europeo ed internazionale di rapporti di cooperazione con le polizie dei Paesi esteri; il secondo “Studi, ricerche, informazioni e progetti” svolge un ruolo centrale nelle attività di analisi relativamente alla prevenzione e al contrasto al traffico di stupefacenti nonché per la raccolta ed archiviazione dei relativi dati; al terzo “Operazioni antidroga”, che dirigo, è invece demandato, in via esclusiva, il coordinamento investigativo dell’azione di contrasto svolta dalle Forze di polizia, sul territorio nazionale e all’estero, nel settore del narcotraffico. A tale riguardo, il Servizio tratta informazioni estremamente riservate, quali quelle scaturenti da atti di indagine e, dunque, coperte dal segreto d’ufficio. Con i miei collaboratori ci occupiamo di raccogliere e valutare dati investigativi di rilievo per poi procedere al coordinamento delle operazioni».
«Il III Servizio mette in campo un gioco di squadra davvero efficace. Le spiego: io sono un Generale dei Carabinieri ma, in questo caso, il colore della divisa non significa nulla poiché collaboro attivamente con colleghi finanzieri, poliziotti e carabinieri, altamente specializzati. A prescindere dall’Amministrazione di appartenenza, la vera forza di tutti noi risiede nella condivisione di un progetto strutturato e complesso e nell’unità di intenti sottesi alla strategia di contrasto al narcotraffico. Grazie al team working, che consente di incrementare le capacità dei singoli per raggiungere l’obiettivo comune, la DCSA riesce ad esercitare una delle sue mansioni più essenziali.
Mi riferisco alla funzione di raccordo info-investigativo tra le varie attività di indagine svolte nello specifico ambito operativo. Da ciò derivano risultati davvero importanti che, purtroppo, non si vedono nell’immediato ma che sono oggetto di vivo apprezzamento da parte sia delle Autorità giudiziarie che delle Forze di polizia, in Italia e all’estero. Oltre all’azione di coordinamento e di supporto delle attività investigative antidroga, il III Servizio si occupa di operazioni speciali, le cosiddette operazioni ‘sotto copertura’ o ‘undercover’ , previste dall’ordinamento italiano e da quelli internazionali, che si inseriscono all’interno di procedimenti penali già avviati al fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti perseguiti. Parliamo di indagini molto delicate che spesso non riguardano unicamente il nostro Paese. Proprio con riguardo al carattere transnazionale rivestito dagli illeciti in materia di stupefacenti, e al necessario rapporto di cooperazione antidroga con i collaterali servizi delle polizie estere e con gli organismi internazionali interessati, voglio ricordare che al III Servizio spetta, inoltre, la gestione ed il coordinamento delle attività all’estero della rete degli Esperti per la Sicurezza della DCSA».

«L’Esperto per la Sicurezza è un ufficiale dei Carabinieri o della Guardia di Finanza o un funzionario della Polizia di Stato che opera fuori dal territorio nazionale, nel quadro di specifici accordi di collaborazione di polizia stipulati con i Governi interessati. L’Esperto vive e lavora all’estero, ad esempio Buenos Aires o Bogotà, e comunque in Paesi situati sulle direttrici del narcotraffico, per l’assolvimento dei compiti di cooperazione internazionale antidroga, collaborando con le Autorità giudiziarie e di polizia sia italiane che estere. Per ciò che concerne, in particolare, la repressione degli illeciti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope, compito degli Esperti è quello di seguire nei Paesi di accredito gli sviluppi investigativi su questioni legate al contrabbando di droga in ambito internazionale. Parliamo, in sintesi, di livelli di indagine molto alti».
«Per analizzare dettagliatamente i flussi del narcotraffico verso l’Italia ci vorrebbe una settimana ma cercherò di essere breve ed esaustivo. Con riguardo alla cocaina, la rotta dal Sud America resta quella più rilevante, dato che più del 70% della produzione mondiale proviene o transita da quell’area geografica. I Paesi maggiormente interessati sono, come noto, la Colombia, l’Ecuador, il Brasile, il Cile. Dobbiamo immaginare che Paesi come la Colombia, il Perù e la Bolivia producono centinaia e centinaia di tonnellate di cocaina all’anno mentre quelli limitrofi (Brasile, Venezuela, Argentina ed area caraibica) rivestono invece un ruolo di rilievo quali zone di stoccaggio e transito in vista della successiva esportazione verso l’Europa. In Europa, i principali punti d’ingresso sono la Spagna e l’Olanda. Relativamente all’eroina, prevalentemente di produzione afghana, la rotta più utilizzata attraversa la Turchia e la penisola balcanica ma vi sono anche altre rotte che passano dal Pakistan e dai paesi dell’Africa orientale e meridionale. Il Marocco, invece, è protagonista nella produzione di hashish e nella relativa commercializzazione attraverso la Spagna e la Francia. A parte la produzione della cannabis sativa legale per uso industriale ed uso terapeutico nelle regioni in particolare del Sud Italia, per quanto riguarda la marijuana la maggior parte dei traffici viaggia lungo le rotte che partono dall’Albania e dalla Grecia. Il mercato olandese, infine, riveste tuttora un ruolo primario nello smercio delle droghe sintetiche».
«In Italia si registrano alcune costanti, sia prima della pandemia da covid-19 che durante. I dati dell’ultimo biennio confermano che il porto di Gioia Tauro resta uno dei centri più importanti per l’arrivo e lo smistamento degli stupefacenti. Alla luce dei maggiori sequestri di stupefacenti effettuati in Italia, non meno importanti risultano i porti di Livorno, La Spezia, Salerno e Civitavecchia. L’attività di contrasto, difatti, si concentra soprattutto nei porti commerciali che, in quanto tali, sono particolarmente sensibili alle spedizioni di droga occultate nei container stivati su grandi navi cargo che percorrono le diverse rotte marittime».
«Eravamo abituati a parlare di organizzazioni criminali in termini territoriali. Oggi è necessario, invece, parlare di ‘globalizzazione’ delle mafie. La ‘ndrangheta è un esempio calzante: possiamo vedere come tale mafia non sia localizzata solo nelle province di Reggio Calabria o Catanzaro, ma ormai ha propaggini ed influenze a livello internazionale. Partendo da questa considerazione, ragionare territorialmente sulle mafie è del tutto anacronistico e non ci aiuta ad inquadrare il problema. La gestione del narcotraffico transazionale verso l’Europa rappresenta la fonte principale di arricchimento per la ‘ndrangheta che in tale ambito riesce ad esercitare un ruolo dominante proprio grazie alla globalizzazione che ne ha favorito una più stretta interazione con i diversi gruppi criminali operanti nei vari continenti. Davanti a tali minacce risulta vincente una strategia di contrasto che coinvolga appieno le polizie estere. Ecco perché sono soddisfatto del lavoro di squadra promosso dalla DCSA. Immaginare di sconfiggere le mafie avvalendoci solo delle nostre forze nazionali, purtroppo, non ha senso. La DCSA svolge un compito strategico in queste operazioni, dato che il traffico di stupefacenti è una costante di tutti i sodalizi criminali nostrani e delle criminalità straniere che hanno influenze nel nostro Paese».

«Esattamente. La mafia nigeriana è una di quelle più strutturate in Italia, ma occorre ribadire che la stessa opera anche in molti altri Stati. Un altro esempio è la mafia albanese nonché le organizzazioni criminali balcaniche, anch’esse molto influenti nel narcotraffico verso Italia».
«Sull’evoluzione delle droghe sintetiche e delle nuove sostanze psicoattive (New Psychoactive Substances – NPS) c’è un mondo in espansione che, mentre parliamo, fa considerevoli passi in avanti. Dobbiamo tener conto che mentre gli effetti delle droghe tradizionali, cocaina ed eroina, sono estremamente noti, delle sostanze sintetiche, seppur molto pericolose ed assai diffuse tra i giovani, almeno nel primo approccio non conosciamo neanche la tipologia. Ciò, oltre ad essere un grave problema sul fronte antidroga, costituisce una grave minaccia per la salute. Tali sostanze appartengono principalmente alle famiglie dei catinoni, cannabinoidi ed oppioidi sintetici nonché delle triptamine, arilcicloesilamine e fenetilammine, prodotte nei laboratori illegali mediante la modificazione della struttura chimica di base dello stupefacente di sintesi. Bisogna sottolineare che qui risulta essenziale l’esperienza interforze della DCSA la quale, dalla comparazione e dall’analisi dei dati forniti dalle singole Forze di polizia, è in grado di incrementare il proprio patrimonio informativo che costituisce riferimento imprescindibile per la predisposizione e l’orientamento dell’azione di contrasto alla commercializzazione, anche via web, di tali droghe».
«Ultimamente sono state portate a termine numerose operazioni, in particolare della Polizia di Stato, finalizzate a reprimere la vendita di questa droga. Tale sostanza, solitamente in forma liquida, inodore e incolore, è facilmente occultabile. Nasce come detersivo e viene prodotta legalmente da alcune aziende per pulire componenti in metallo. Il GHB (acido gamma-idrossibutirrico) e il GBL (gamma-butirrolattone) stimolano il sistema nervoso centrale e provocano, in particolare, la perdita di qualsiasi tipo di inibizione. Se assunte in grande quantità o da soggetti fragili, diventano estremamente pericolose e possono addirittura provocare la morte. Tali sostanze sono definite “droga dello stupro” perché sovente utilizzate per agevolare reati a sfondo sessuale dato che, tra l’altro, provocano una forma di eccitamento prolungato nel tempo. Questa è una problematica molto seria e sentita nel nostro Paese, su cui stanno lavorando tutte le Forze di polizia e le Autorità giudiziarie, che impone altresì un’attenta riflessione sulla normativa europea vista la larga diffusione legale delle componenti chimiche di queste sostanze».
«Sento di essere una persona davvero fortunata per le straordinarie esperienze vissute con gli incarichi ricevuti e di questo non smetterò mai di ringraziare la mia Amministrazione. Ho avuto la possibilità di conoscere tante persone, non solo miei collaboratori. Porto con me il nome e il volto di tutti i colleghi che ho incontrato nel mio percorso. Tengo a ringraziare anche l’Autorità giudiziaria italiana: purtroppo se ne parla poco, ma abbiamo magistrati di altissimo livello. Ho perso il conto del numero di operazioni e arresti di grande rilevanza a cui ho preso parte, ma credo non abbia senso fare la classifica di quale reparto o esperienza sia stata migliore. Ho di certo ricordi indelebili a Palermo, dato che ero lì durante le stragi in cui persero la vita il Dr. Falcone e il Dr. Borsellino, che ho avuto l’onore di conoscere. Un ricordo che però non potrà mai uscire dalla mia vita è la perdita di un caro collega durante una rapina: non smetto mai di pensare a quel momento che ha segnato per sempre la mia vita professionale… Dopo la sua scomparsa mi sono stretto alla sua famiglia con cui, ancora oggi, ho un rapporto speciale».
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